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Esenzione IRES enti non commerciali: ko per l’ente di supporto

L’Agenzia delle Entrate ha contestato a un ente pubblico regionale di supporto tecnico-amministrativo il mancato pagamento dell’IRES e dell’IRAP, qualificandolo come ente commerciale. L’ente riteneva invece di avere diritto all’esenzione IRES enti non commerciali in quanto svolgeva funzioni strumentali per il servizio sanitario regionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’ente. I giudici hanno stabilito che le agevolazioni fiscali previste per le strutture sanitarie pubbliche non si applicano ai soggetti che svolgono solo attività di supporto tecnico, logistico o amministrativo, le quali rimangono distinte dalle prestazioni sanitarie vere e proprie. Di conseguenza, l’ente è stato considerato soggetto a tassazione ordinaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 16997 Anno 2023
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

L’esenzione IRES enti non commerciali e il supporto alla sanità

Il regime fiscale degli enti pubblici e delle loro emanazioni organizzative solleva spesso complessi dubbi interpretativi. In particolare, l’applicazione dell’esenzione IRES enti non commerciali rappresenta un tema cruciale per comprendere quali soggetti possano beneficiare di agevolazioni tributarie. Molti enti pubblici ritengono erroneamente che lo svolgimento di attività di supporto a favore di strutture sanitarie o assistenziali consenta l’accesso automatico ai benefici fiscali. Tuttavia, la normativa tributaria adotta criteri estremamente rigorosi, limitando le esenzioni solo ai soggetti espressamente indicati dalla legge e che svolgono in via diretta le attività meritevoli di tutela.

Il caso dell’ente di supporto tecnico-amministrativo

La vicenda trae origine da una serie di avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di un ente pubblico regionale. Questo ente era stato istituito con il compito specifico di fornire supporto tecnico, amministrativo e logistico alle aziende sanitarie locali. L’amministrazione finanziaria ha contestato la natura non commerciale dell’ente, procedendo al recupero a tassazione delle somme ricevute dalla Regione a titolo di contributo per il funzionamento, oltre a rideterminare la base imponibile ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive. L’ente ha impugnato gli atti impositivi sostenendo la propria natura assistenziale e sanitaria, equiparabile a quella delle aziende sanitarie locali, e rivendicando quindi il diritto all’esenzione dalle imposte dirette.

La distinzione tra attività sanitarie e servizi strumentali

Il fulcro del dibattito giuridico risiede nella reale natura delle attività esercitate dall’ente. La difesa del contribuente ha evidenziato come le funzioni svolte, quali l’approvvigionamento di farmaci, la gestione dei magazzini e la logistica, fossero interamente finalizzate al funzionamento del servizio sanitario regionale. Secondo questa tesi, l’ente agiva come una diretta emanazione delle aziende sanitarie, svolgendo compiti che in precedenza erano affidati a queste ultime. Di conseguenza, l’attività avrebbe dovuto ricevere lo stesso trattamento fiscale di favore riservato alle strutture sanitarie pubbliche, escludendo qualsiasi finalità commerciale o lucrativa.

Le motivazioni della decisione sull’esenzione IRES enti non commerciali

La Corte di Cassazione ha respinto la tesi dell’ente pubblico, fornendo importanti chiarimenti sull’ambito applicativo dell’esenzione IRES enti non commerciali. I giudici di legittimità hanno ricordato che le norme agevolative in materia tributaria sono di stretta interpretazione e non possono essere estese in via analogica a soggetti non espressamente menzionati. Nel caso specifico, l’ente non svolgeva direttamente attività sanitarie, assistenziali o previdenziali, bensì compiti puramente tecnici e amministrativi. Sebbene tali servizi fossero strumentali e funzionali all’esercizio della sanità pubblica, essi rimanevano nettamente distinti dalle prestazioni sanitarie vere e proprie, che la legge riserva in via esclusiva alle aziende sanitarie locali. Inoltre, la Corte ha rilevato una palese contraddizione nel comportamento dell’ente, il quale pretendeva di dedurre le perdite degli anni precedenti pur sostenendo di non aver svolto attività fiscalmente rilevanti in quel medesimo periodo.

Le conclusioni sul trattamento fiscale degli enti di supporto

La decisione della Suprema Corte consolida un orientamento rigoroso in materia di fiscalità degli enti pubblici. Le attività di supporto logistico, amministrativo e di acquisto di beni, anche se svolte nell’esclusivo interesse della sanità pubblica, mantengono una natura commerciale ai fini fiscali se non sono esercitate direttamente dai soggetti esenti. L’ente di supporto tecnico non può quindi sottrarsi all’imposizione ordinaria sulle società e sull’attività produttiva. Il ricorso dell’ente è stato definitivamente respinto, confermando la legittimità degli accertamenti fiscali e condannando il ricorrente al pagamento del doppio contributo unificato per l’impugnazione infondata.

Un ente pubblico che supporta la sanità ha diritto alle stesse esenzioni delle ASL?
No, le esenzioni fiscali si applicano solo ai soggetti espressamente indicati dalla legge che svolgono direttamente attività sanitarie, non a chi offre solo supporto logistico o amministrativo.

Quali attività di supporto sono considerate commerciali ai fini fiscali?
Le attività di approvvigionamento di beni, gestione dei magazzini e logistica sono considerate commerciali anche se svolte a favore di strutture sanitarie pubbliche.

Si possono dedurre le perdite di anni in cui si sosteneva di essere esenti?
No, pretendere di dedurre le perdite di esercizi precedenti è incompatibile con la tesi di non aver svolto attività fiscalmente rilevanti in quegli stessi anni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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