La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per spaccio. La difesa sosteneva il 'fatto di lieve entità' basandosi sulla modica quantità di stupefacente (5,02 grammi). La Corte ha ribadito che la valutazione non può limitarsi al solo dato quantitativo, ma deve considerare il contesto complessivo. Nel caso specifico, l'intensa e organizzata attività di spaccio, provata da 525 visite in 45 giorni e dall'uso di sistemi di sorveglianza, escludeva la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità, giustificando la misura cautelare.
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