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Art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309 del 1990

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156 provvedimenti

Impugnazione patteggiamento: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato di droga. La decisione si fonda sui limiti stringenti posti all'impugnazione patteggiamento dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., che non includono la dedotta omessa motivazione su eventuali cause di proscioglimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una multa.
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Coltivazione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per la coltivazione di stupefacenti. L'ordinanza sottolinea come le prove a carico fossero evidenti e come il ricorso fosse meramente riproduttivo di censure già respinte in appello. La Corte ha confermato la gravità del fatto, giustificando sia la pena applicata sia il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, non considerate un beneficio automatico ma da motivare con elementi favorevoli, qui assenti.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari per un indagato per spaccio. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché, nel corso del procedimento, la misura degli arresti domiciliari era stata a sua volta sostituita con una meno afflittiva su richiesta dello stesso organo di accusa, facendo venir meno l'oggetto del contendere.
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Mutamento del fatto: quando è legittimo negarlo?
Un imputato, condannato per detenzione di stupefacenti in concorso con un minorenne, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un presunto mutamento del fatto nell'imputazione che gli avrebbe precluso l'accesso al rito abbreviato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la semplice correzione di un errore materiale nel capo d'imputazione, che non altera la sostanza dell'accusa e non pregiudica il diritto di difesa, non costituisce un mutamento del fatto rilevante ai fini processuali.
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Recidiva e stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva l'ipotesi di 'lieve entità' del fatto e applicava l'aggravante della recidiva, ritenendo il precedente per furto un reato della 'stessa indole'. Il ricorso è stato respinto per la sua genericità, non avendo contestato in modo specifico le logiche motivazioni della sentenza impugnata.
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Spaccio lieve entità: quando il quantitativo lo esclude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8487/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di quasi 4 kg di hashish. La Corte ha stabilito che un quantitativo così ingente, idoneo a confezionare oltre 18.000 dosi, è un elemento che di per sé dimostra una notevole potenzialità diffusiva dell'attività di spaccio, impedendo di qualificare il reato come spaccio di lieve entità, previsto dall'art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990.
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Attenuanti generiche: il giudizio del giudice è sovrano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro la concessione delle attenuanti generiche a un imputato per reati di droga. La Corte ha ribadito che la valutazione del giudice di merito su elementi come la marginalità sociale o lo stato di salute dell'imputato è un giudizio di fatto, insindacabile in sede di legittimità se la motivazione non è manifestamente illogica.
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Concorso detenzione stupefacenti: la Cassazione chiarisce
La Cassazione annulla una condanna per concorso detenzione stupefacenti, stabilendo che la semplice convivenza e l'accesso ai luoghi del reato non bastano a provare la complicità. La Corte ha ritenuto illogico dedurre la colpevolezza del convivente solo dall'inattendibilità della dichiarazione di esclusiva responsabilità resa dalla compagna, in assenza di prove concrete del suo contributo materiale o morale al reato.
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Lieve entità stupefacenti: quando non è concessa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti, il quale chiedeva il riconoscimento della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'ipotesi della lieve entità stupefacenti a causa della notevole quantità, della diversa tipologia di droghe (hashish e marijuana), e del possesso di strumenti per il confezionamento come un bilancino e numerose bustine, elementi che complessivamente indicavano un'attività non occasionale.
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Ricorso inammissibile post-concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per spaccio e contrabbando. Dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (concordato), l'imputato ha contestato la pena pecuniaria e la mancata verifica di cause di assoluzione. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la pena concordata non può essere rinegoziata e che la censura sulla mancata assoluzione era troppo generica, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Viene negata l'applicazione dell'attenuante del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di droga (4.600 dosi), della documentazione contabile e di un recente precedente penale specifico. Il ricorso è stato ritenuto un tentativo di rivalutazione dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Inammissibilità del ricorso: spaccio e prove fattuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. I motivi, incentrati sulla riqualificazione del reato, sulla concessione di attenuanti e sulla sostituzione della pena, sono stati ritenuti mere doglianze di fatto, volte a ottenere una nuova valutazione delle prove non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la correttezza della decisione impugnata, basata sulla quantità e varietà della droga e sul comportamento dell'imputato.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di oltre 8 kg di hashish. La Corte ha stabilito che i motivi presentati erano mere doglianze sui fatti, già correttamente valutati nei gradi di merito. La gravità del reato e i precedenti dell'imputato hanno giustificato la decisione, rendendo il ricorso inammissibile e confermando la condanna.
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Lieve entità: Cassazione su spaccio e dosi elevate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di qualificare il fatto come di lieve entità è stata respinta, poiché la quantità di stupefacente (pari a 749 dosi), la cessione a terzi e una misura cautelare in atto per reati simili, escludono tale ipotesi secondo la Corte.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due individui condannati per spaccio di stupefacenti. La Corte ha confermato che l'ingente numero di dosi ricavabili, il confezionamento della sostanza e il tentativo di fuga sono elementi che escludono la qualificazione del reato come fatto di lieve entità, indicando un inserimento strutturato nel mercato della droga.
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Appello del PM su condanna: quando è possibile?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'impugnazione del Pubblico Ministero. In un caso di detenzione di stupefacenti, il Tribunale aveva derubricato il reato a fatto di lieve entità. Il PM ha proposto ricorso per cassazione, ma la Corte lo ha convertito in appello. La sentenza stabilisce che le censure sulla completezza della base probatoria e sulla logicità della motivazione integrano un vizio di motivazione, da far valere con l'appello e non con il ricorso. Si conferma che l'appello del PM è ammissibile se la condanna modifica il titolo del reato.
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Ricorso inammissibile: limiti e motivazione in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due fratelli condannati per rapina e altri reati. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre le stesse argomentazioni dell'appello senza un reale confronto con la sentenza impugnata, e sulla richiesta di un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La sentenza ribadisce che il ricorso inammissibile è la sanzione per impugnazioni non specifiche.
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Custodia cautelare: quando è legittima per spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della misura della custodia cautelare in carcere per un individuo trovato in possesso di hashish frazionato in dosi. Nonostante la difesa sostenesse si trattasse di un'ipotesi lieve di reato, la Corte ha ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione, basandosi sui precedenti penali dell'indagato, sulla violazione di altre misure giudiziarie e sulle modalità dello spaccio, avvenuto nel cortile della propria abitazione. La decisione sottolinea come tali elementi dimostrino una proclività a delinquere che rende la custodia cautelare l'unica misura adeguata.
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Detenzione di droga: quando la quantità è spaccio?
Una recente sentenza della Corte di Cassazione affronta il tema della detenzione di droga, confermando che per stabilire la finalità di spaccio non basta il solo dato quantitativo. È necessaria una valutazione complessiva che include la situazione economica dell'indagato, i suoi precedenti e la logicità delle sue dichiarazioni. Nel caso di specie, il possesso di oltre 225 grammi di stupefacente, unito allo stato di disoccupazione e a una versione dei fatti ritenuta implausibile, ha portato alla conferma della misura cautelare per spaccio, nonostante l'assenza di bilancino e denaro.
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Partecipazione associativa: un solo reato basta?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due fratelli accusati di partecipazione associativa in un'organizzazione dedita al narcotraffico. I ricorrenti sostenevano che il coinvolgimento in due episodi di importazione non fosse sufficiente a provare un ruolo stabile. La Corte ha rigettato i ricorsi, stabilendo che anche un singolo reato-fine può dimostrare la partecipazione associativa, a condizione che la condotta dell'agente, valutata secondo massime di comune esperienza, riveli un inserimento stabile e consapevole nelle dinamiche operative del gruppo criminale.
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