Un medico di base, in concorso con un complice, emetteva false prescrizioni di farmaci stupefacenti a base di oppioidi in cambio di denaro, causando un ingente danno economico al Servizio Sanitario Nazionale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti ai sensi della normativa più grave, stabilendo che la natura medicinale del prodotto non attenua il reato se il principio attivo è classificato come 'droga pesante'. La sentenza ha inoltre ribadito che la 'ricetta rossa' del SSN è un atto pubblico, pertanto la sua falsificazione integra un reato più grave.
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