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art. 72-quater l.fall.

40 provvedimenti

Leasing traslativo e fallimento: la Cassazione conferma l’Art. 1526 c.c.
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di Leasing traslativo e fallimento. Un'Azienda di Leasing aveva chiesto di essere ammessa al passivo del Fallimento di un'altra Azienda per crediti derivanti da contratti di leasing traslativo risolti prima del fallimento. Il Tribunale aveva rigettato la richiesta, applicando l'articolo 1526 del Codice Civile, che prevede la restituzione dei canoni e un equo compenso. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che per i contratti di leasing traslativo risolti prima del fallimento dell'utilizzatore, e stipulati prima della Legge 124/2017, si applica l'articolo 1526 c.c. e non l'articolo 72-quater della Legge Fallimentare. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati.
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Risoluzione del contratto di leasing: niente crediti senza stima
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso riguardante la risoluzione del contratto di leasing avvenuta prima del fallimento della società utilizzatrice. La società creditrice chiedeva di ammettere allo stato passivo i canoni scaduti a titolo di penale risarcitoria, pur avendo già riacquistato la disponibilità dell'immobile. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della società cessionaria del credito. La Suprema Corte ha confermato che, applicando l'articolo 1526 del codice civile ai contratti risolti prima della riforma del 2017, il concedente non può limitarsi a richiedere i canoni insoluti. Per evitare un ingiusto arricchimento, il creditore deve obbligatoriamente indicare il ricavato della vendita del bene oppure presentare una stima attuale del suo valore di mercato. La mancanza di questo elemento impedisce di valutare la congruità della penale, comportando il rigetto della domanda di incasso.
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Leasing finanziario: no alla retroattività e ricorso respinto
Una società utilizzatrice e i suoi garanti hanno impugnato la decisione d'appello relativa a contratti di leasing finanziario, contestando l'usura degli interessi. In Cassazione, i ricorrenti hanno rinunciato ai motivi precedenti, chiedendo invece l'enunciazione di un principio di diritto nell'interesse della legge sull'applicazione retroattiva delle nuove norme sul leasing finanziario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che solo il Procuratore Generale può richiedere tale pronuncia e che la nuova disciplina del leasing finanziario non ha effetti retroattivi. Per i contratti risolti prima della riforma del 2017, si applica ancora la distinzione tra leasing di godimento e traslativo, con l'applicazione analogica dell'articolo 1526 del codice civile. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza costi
Una società finanziaria si opponeva all'esclusione di gran parte del proprio credito da leasing immobiliare dal passivo del fallimento di un'azienda. Dopo aver proposto ricorso in Cassazione tramite la propria mandataria, la società ricorrente ha depositato un formale atto di rinuncia. La Suprema Corte ha preso atto della volontà della parte e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Questa decisione comporta che il processo si chiude senza una decisione sul merito della controversia e senza condanna alle spese, poiché il fallimento non ha svolto attività difensiva. Inoltre, la rinuncia al ricorso per cassazione esclude l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato.
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Restituzione dei canoni di leasing: no senza riconsegna del bene
Una società utilizzatrice stipula un contratto di leasing traslativo immobiliare con una banca concedente, ma smette di pagare i canoni mensili. La banca ottiene la risoluzione del contratto e la condanna al rilascio dell'immobile. La società utilizzatrice richiede la restituzione dei canoni di leasing già versati. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società, stabilendo che la restituzione dei canoni di leasing è subordinata alla previa riconsegna dell'immobile. Solo dopo la restituzione del bene è infatti possibile calcolare l'equo compenso spettante alla banca per l'utilizzo dell'immobile ed evitare ingiusti arricchimenti.
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Conversione della domanda di rivendica: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti temporali per la conversione della domanda di rivendica in richiesta di ammissione al passivo per equivalente. Una società di leasing aveva richiesto la restituzione di beni concessi a un'azienda in amministrazione straordinaria. Poiché i beni erano stati trasferiti all'estero e non erano più recuperabili, la società ha tentato di chiedere il controvalore in denaro durante il giudizio di opposizione allo stato passivo. La Suprema Corte ha stabilito che tale modifica costituisce una mutatio libelli inammissibile in quella fase. La conversione della domanda di rivendica è permessa esclusivamente durante l'udienza di verifica del passivo davanti al giudice delegato, come previsto dall'art. 103 della legge fallimentare. La decisione affronta anche l'applicazione della Legge 124/2017 ai contratti di leasing risolti dopo la sua entrata in vigore.
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Leasing finanziario: stop alla retroattività
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di applicazione della normativa sul leasing finanziario in caso di fallimento dell'utilizzatore. La controversia riguardava l'ammissione al passivo di numerosi contratti risolti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017. I giudici hanno stabilito che la nuova legge non ha effetti retroattivi. Pertanto, per i contratti risolti precedentemente, rimane valida la distinzione tra leasing traslativo e di godimento, con l'applicazione dell'Art. 1526 c.c. per la prima tipologia, garantendo un equilibrio nelle restituzioni tra le parti.
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Leasing traslativo: clausole e risoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo alla risoluzione di contratti di leasing traslativo per inadempimento degli utilizzatori. Il cuore della controversia riguardava l'applicabilità dell'art. 1526 c.c. in luogo delle clausole contrattuali. La Suprema Corte ha confermato che, nel leasing traslativo, la regolamentazione pattizia prevale se volta a garantire un equo contemperamento degli interessi, evitando indebiti arricchimenti. La decisione dei giudici di merito si è fondata correttamente sull'interpretazione delle clausole contrattuali specifiche, che i ricorrenti non hanno adeguatamente censurato.
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Leasing traslativo: ammissione al passivo.
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un istituto di credito che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare per crediti derivanti da un contratto di leasing traslativo risolto prima del fallimento. Il Tribunale aveva rigettato l'opposizione ritenendo inammissibile la richiesta di equo compenso e risarcimento perché formulata solo in sede di impugnazione. La Suprema Corte ha invece stabilito che, se il creditore ha già analiticamente indicato e quantificato le voci di credito nella domanda iniziale, la successiva precisazione giuridica basata sull'Art. 1526 c.c. non costituisce una domanda nuova vietata.
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Leasing traslativo: restituzione bene e equo compenso
Una banca ha agito per il recupero di canoni insoluti derivanti da un contratto di Leasing traslativo. La società utilizzatrice ha contestato il debito chiedendo la compensazione con il valore dei beni oggetto del contratto. La Corte d'Appello aveva confermato la compensazione del credito della banca con il valore stimato dei beni, nonostante questi non fossero stati ancora restituiti. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che nel Leasing traslativo la restituzione effettiva del bene è un presupposto indispensabile per determinare l'equo compenso e procedere al calcolo del dare-avere tra le parti.
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Leasing traslativo: risoluzione e restituzione canoni
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della risoluzione di un contratto di leasing traslativo avvenuta prima della Legge 124/2017. Una curatela fallimentare chiedeva la restituzione dei canoni versati invocando l'art. 1526 c.c. La Suprema Corte ha stabilito che la normativa del 2017 non ha effetti retroattivi. Per i contratti risolti precedentemente, resta valida la distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo, con l'applicazione analogica della disciplina sulla vendita con riserva di proprietà. Il giudice ha dunque il potere di ridurre la penale se ritenuta manifestamente eccessiva.
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Leasing traslativo: guida alla restituzione canoni
La Corte di Cassazione ha stabilito che per i contratti di leasing traslativo risolti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017, deve applicarsi l'art. 1526 c.c. e non la nuova normativa. Il caso riguardava un fallimento che chiedeva la restituzione dei canoni versati dopo la risoluzione di un contratto immobiliare avvenuta nel 2009. La Suprema Corte ha chiarito che la legge del 2017 non ha effetti retroattivi, confermando che l'utilizzatore ha diritto alla restituzione delle rate pagate, dedotto un equo compenso per l'uso del bene e il risarcimento del danno, evitando così un indebito arricchimento del concedente.
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Domanda restituzione fallimento: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società finanziaria per una domanda restituzione fallimento. La decisione si basa su un principio processuale cruciale: la mancata impugnazione di una delle autonome ragioni giuridiche (ratio decidendi) della sentenza impugnata. Il caso riguardava la sospensione di un contratto di leasing a seguito del fallimento dell'utilizzatore, e la Corte ha confermato che, senza la contestazione di questo specifico punto, l'intero ricorso perde di interesse.
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Domanda di rivendicazione fallimento: la decisione
La Cassazione chiarisce che la domanda di rivendicazione nel fallimento, o la richiesta del controvalore del bene, non può essere accolta se il bene non è mai entrato a far parte dell'attivo fallimentare. Se il creditore ha già intrapreso un'azione legale contro un terzo per recuperare il bene, non può contemporaneamente chiedere il controvalore al fallimento, poiché ciò comporterebbe un'ingiustificata duplicazione di valore. La scelta di agire per la restituzione del bene preclude la via dell'insinuazione al passivo per il suo valore.
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Leasing traslativo e fallimento: la Cassazione chiarisce
Una società di leasing ha agito contro il fallimento di un'azienda utilizzatrice per un contratto risolto prima della bancarotta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30721/2023, ha ribaltato la decisione del Tribunale, stabilendo che per i contratti di leasing traslativo risolti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017, non si applica l'art. 72-quater della legge fallimentare, bensì, in via analogica, l'art. 1526 c.c., ripristinando la distinzione tra leasing di godimento e traslativo per i casi pregressi.
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Patto commissorio: nullo anche con società del gruppo
La Corte di Cassazione stabilisce che il divieto di patto commissorio si applica anche a operazioni complesse, come il sale and lease back, realizzate tramite diverse società dello stesso gruppo bancario. La valutazione non deve fermarsi alla distinzione formale dei soggetti, ma deve esaminare la sostanza economica dell'accordo e l'eventuale presenza di un unico centro di interessi volto a eludere la norma, cassando la decisione del tribunale che aveva escluso la nullità basandosi sulla diversità soggettiva tra creditore e acquirente.
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Leasing traslativo: la clausola penale e l’art. 1526
Un'impresa in fallimento ha citato in giudizio una società di leasing per la restituzione dei canoni versati in un contratto di leasing traslativo, risolto per inadempimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, sebbene l'art. 1526 c.c. sia la norma di riferimento, una clausola penale contrattuale che permette al concedente di trattenere i canoni e richiedere quelli futuri è legittima, a patto che venga detratto il valore recuperato dal bene, garantendo così un equo equilibrio tra le parti.
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Revocatoria cessione contratto: il ruolo del ceduto
Una società cede un contratto di leasing prima di fallire. Il curatore agisce in revocatoria, ma la Cassazione chiarisce che l'azione va diretta solo contro il cessionario. La società di leasing, in qualità di contraente ceduto, è estranea al giudizio di revocatoria cessione contratto, a meno che non sia provata una sua partecipazione attiva e interessata all'operazione dannosa per i creditori. La Corte d'Appello aveva errato nel considerarla automaticamente parte passiva.
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Leasing traslativo: la Cassazione sulla risoluzione
Una società utilizzatrice di un immobile in leasing si opponeva alla risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione, con ordinanza 28546/2024, ha stabilito che per un contratto di leasing traslativo risolto prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017, si applica in via analogica l'art. 1526 c.c. Questo implica la restituzione dei canoni pagati all'utilizzatore, dedotto un equo compenso per l'uso del bene e il risarcimento del danno per il concedente, cassando la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente applicato la nuova normativa.
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Leasing immobiliare: nullità se l’immobile è vago
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di leasing immobiliare per un bene da costruire è nullo se l'immobile non è identificabile con certezza fin dall'inizio. Analizzando un caso in cui una società contestava la validità di un contratto per la descrizione generica dell'immobile, la Corte ha cassato la decisione d'appello. I giudici hanno sottolineato che la funzione di finanziamento non può prevalere sul requisito della determinatezza dell'oggetto, essenziale per la validità del patto di opzione di acquisto.
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