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Art. 7 Convenzione EDU

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674 provvedimenti

Esenzione IVA chiropratico: sì anche senza albo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18359/2024, ha stabilito che le prestazioni sanitarie svolte da un chiropratico beneficiano dell'esenzione IVA anche in assenza di un albo professionale e dei decreti attuativi. La Corte, allineandosi alla giurisprudenza europea, ha chiarito che l'esenzione non dipende dalla formale regolamentazione della professione, ma dalla natura della prestazione come cura alla persona e dalla comprovata qualifica professionale del prestatore. Di conseguenza, è stato accolto il ricorso di una società di chiropratica contro l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate, affermando che il giudice di merito deve valutare la sussistenza di un adeguato livello di formazione e qualità del servizio per concedere l'esenzione IVA chiropratico.
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Imposta unica scommesse: CTD responsabile in solido
Un gestore di un centro trasmissione dati (CTD) che raccoglieva scommesse per un bookmaker estero è stato ritenuto responsabile per il pagamento della imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando il principio della responsabilità solidale tra il gestore del CTD e il bookmaker. La Corte ha ribadito che l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte in Italia, indipendentemente dalla sede dell'operatore, basandosi su una giurisprudenza ormai consolidata.
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Omessa denuncia trasferimento armi: la Cassazione decide
Una persona è stata condannata per omessa denuncia trasferimento armi e detenzione abusiva di munizioni. La Corte di Cassazione ha confermato che l'omissione di denuncia è un reato permanente e la confisca obbligatoria è legittima. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio perché il giudice di merito non ha motivato la sua decisione sulla richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
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Lex mitior e incostituzionalità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si pronuncia sui ricorsi di tre imputati condannati per ricettazione, doping e esercizio abusivo della professione. Due ricorsi sono dichiarati inammissibili per genericità. Il terzo, pur infondato nel merito riguardo l'applicazione della lex mitior successivamente dichiarata incostituzionale, porta all'annullamento della sentenza per intervenuta prescrizione del reato.
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Turbativa d’asta: la Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per turbativa d'asta e autoriciclaggio, rinviando il caso alla Corte d'Appello. La decisione si basa sul principio che, per configurare il reato, non è sufficiente presentare un documento falso per essere ammessi a una gara pubblica; è necessario dimostrare che tale artificio abbia concretamente inciso sullo svolgimento e sull'esito della gara stessa, alterando la concorrenza. La condanna per calunnia è stata invece confermata.
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Permesso premio: la Cassazione annulla diniego
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per reati di mafia. La decisione è stata motivata da una valutazione incompleta da parte del tribunale, che non ha considerato tutti gli elementi indicativi dell'assenza di pericolosità sociale attuale del condannato. La Suprema Corte ha chiarito che, per la concessione del permesso premio, non è necessario il completamento del percorso di revisione critica del passato criminale, ma è sufficiente che tale percorso sia iniziato in modo significativo.
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Confisca di prevenzione: no alla giustificazione da evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un decreto di confisca di prevenzione emesso dalla Corte d'Appello. Il caso verteva sulla possibilità di giustificare un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati adducendo proventi derivanti da evasione fiscale. La Corte ha confermato l'orientamento consolidato secondo cui, nel contesto delle misure di prevenzione, i proventi da evasione fiscale sono considerati illeciti e non possono legittimare l'acquisto di beni, ribadendo la netta distinzione e autonomia tra il procedimento di prevenzione e quello penale.
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Illecito disciplinare magistrato: la sanzione resta?
Un magistrato, mentre ricopriva la carica di sindaco, è stato sanzionato disciplinarmente per aver commesso un fatto qualificabile come abuso d'ufficio. Successivamente, la legge ha abrogato il reato di abuso d'ufficio. Il magistrato ha quindi impugnato la sanzione, sostenendo che dovesse essere annullata in applicazione del principio della legge più favorevole (favor rei). La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'illecito disciplinare del magistrato è autonomo rispetto al reato. Le sanzioni disciplinari non hanno natura penale ma servono a tutelare il prestigio e l'onorabilità della magistratura. Di conseguenza, il principio del 'favor rei' non si applica e la sanzione disciplinare resta valida nonostante l'abrogazione del reato.
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Prospetto informativo: Obblighi e Sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni emesse da un'autorità di vigilanza finanziaria nei confronti di una banca e dei suoi esponenti aziendali per aver omesso informazioni cruciali nel prospetto informativo relativo a due aumenti di capitale. La sentenza stabilisce che il prospetto informativo deve contenere tutte le metodologie di valutazione del prezzo delle azioni considerate, anche quelle non adottate, se utili a fornire un quadro completo all'investitore. La Corte ha inoltre ribadito la responsabilità solidale di tutti gli amministratori, inclusi quelli non esecutivi e indipendenti, e del collegio sindacale per la vigilanza sulla correttezza e completezza delle informazioni fornite al mercato.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario presentato da un condannato. La difesa lamentava un errore nell'applicazione di una legge penale più sfavorevole e la mancata notifica di una modifica del capo d'imputazione. La Corte ha stabilito che tali doglianze costituiscono 'errori di diritto' e non 'errori di fatto', unici presupposti per l'ammissibilità del ricorso straordinario. Questo rimedio, infatti, non può essere utilizzato per contestare l'interpretazione giuridica fornita in una precedente sentenza.
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Lottizzazione abusiva: confisca anche con prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di alcuni cittadini contro la confisca dei loro terreni per il reato di lottizzazione abusiva. Anche se il reato era stato dichiarato prescritto, la Corte ha confermato che la confisca è legittima quando la sussistenza del fatto-reato, nei suoi elementi oggettivi e soggettivi, è stata accertata in un giudizio che ha garantito il pieno contraddittorio. La decisione si è basata su prove documentali ritenute sufficienti a dimostrare l'illegittima trasformazione urbanistica del fondo agricolo.
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Confisca e prescrizione: no alla retroattività
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati tributari, dichiarandoli estinti per prescrizione. Di conseguenza, ha revocato la confisca per equivalente, chiarendo che per i reati commessi prima dell'introduzione dell'art. 578-bis c.p.p. nel 2018, la confisca non può essere mantenuta. La decisione si fonda sul principio di irretroattività della legge e degli orientamenti giurisprudenziali sfavorevoli, garantendo la certezza del diritto.
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Revisione patteggiamento: sì dopo assoluzione coimputati
Una dirigente pubblica, dopo aver patteggiato per tentato abuso d'ufficio, ha chiesto la revisione della sua sentenza a seguito dell'assoluzione con formula piena dei suoi coimputati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando il diniego della Corte d'Appello. Ha stabilito che la revisione del patteggiamento è ammissibile e che l'inconciliabilità tra giudicati non riguarda solo gli eventi materiali, ma anche gli elementi normativi che definiscono il reato. L'assoluzione dei coimputati, basata su una diversa ricostruzione fattuale che escludeva l'illiceità della condotta, ha creato un contrasto insanabile, giustificando la revisione.
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Revisione del giudicato: la legge non è nuova prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che una modifica normativa, che rende un reato procedibile a querela dopo che la condanna è diventata definitiva, non costituisce una 'nuova prova' valida per la revisione del giudicato. La richiesta di un condannato è stata respinta perché le nuove norme sulla procedibilità si applicano solo ai processi in corso, non a quelli conclusi, riaffermando il principio dell'intangibilità della sentenza definitiva.
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Permesso Premio: si applica la legge più severa?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22247 del 2024, ha stabilito che le modifiche legislative più restrittive in materia di "permesso premio" per i condannati per reati ostativi si applicano anche a coloro che hanno commesso il reato prima dell'entrata in vigore della nuova legge. Il caso riguardava un detenuto in ergastolo per reati di mafia, il quale si è visto negare il beneficio. La Corte ha chiarito che il permesso premio non altera la natura detentiva della pena, ma ne modifica solo le modalità esecutive. Pertanto, prevale il principio "tempus regit actum" e non quello di irretroattività della norma penale sfavorevole, respingendo così il ricorso del detenuto.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: il caso
Un soggetto, condannato per danneggiamento aggravato commesso in carcere, ricorreva in Cassazione lamentando la violazione del principio del 'ne bis in idem', poiché già sanzionato in via disciplinare. La Corte Suprema, tuttavia, ha rilevato il decesso dell'imputato avvenuto nelle more del giudizio e ha dichiarato l'estinzione del reato, annullando la sentenza di condanna senza esaminare il merito del ricorso. La morte dell'imputato costituisce una causa di estinzione del reato che prevale su ogni altra questione.
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Falso ideologico e ne bis in idem: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per falso ideologico, per aver fittiziamente intestato a sé dei veicoli. L'imputato aveva invocato il principio del ne bis in idem, sostenendo di essere già stato sanzionato amministrativamente per gli stessi fatti. La Corte ha stabilito che il reato di falso ideologico è distinto dall'illecito amministrativo previsto dal Codice della Strada e che, in ogni caso, i due procedimenti possono coesistere se sono complementari e mirano a finalità diverse, senza violare il divieto di doppia punizione.
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Servizi assicurativi IVA: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29886/2025, ha stabilito che l'attività di una banca che promuove polizze di una compagnia assicurativa tramite un link sul proprio sito web non rientra nell'esenzione per i servizi assicurativi IVA, configurandosi come prestazione pubblicitaria. La Corte ha inoltre affrontato il tema delle sanzioni, negando l'applicazione retroattiva di una nuova legge più favorevole (lex mitior) in quanto parte di una riforma sistemica e non isolata.
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Confisca di prevenzione: eredi e terzi, la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di confisca di prevenzione disposta sui beni di un soggetto deceduto, proseguita nei confronti degli eredi. La Corte ha rigettato il ricorso degli eredi, chiarendo che la misura può essere applicata anche post mortem e che il principio del 'ne bis in idem' ha un'operatività limitata in questo ambito. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso di una società terza, che non ha fornito prova sufficiente della proprietà dei beni rivendicati, confermando l'onere probatorio a suo carico.
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Revocazione confisca: la Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che riteneva tardiva la richiesta di revocazione confisca presentata da un imprenditore. Dopo essere stato assolto in sede di revisione dalle accuse che avevano fondato la misura di prevenzione, l'imprenditore ne chiedeva la revoca. La Cassazione ha chiarito che il termine per la richiesta decorre dalla propria sentenza definitiva di assoluzione e non da precedenti sentenze riguardanti i coimputati. La sentenza sottolinea l'importanza del principio di non contraddizione tra giudicato penale e misure di prevenzione.
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