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Art. 678 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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146 provvedimenti

Altri anni per Art. 678 Codice di Procedura Penale

Rinuncia al ricorso: no a spese se manca interesse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per sopravvenuta carenza d'interesse. Una persona, dopo aver impugnato il diniego di misure alternative, ha ottenuto la detenzione domiciliare. Di conseguenza, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte ha stabilito che, poiché la causa della carenza d'interesse non è imputabile al ricorrente ma è un evento favorevole, non deve essere applicata la condanna al pagamento delle spese processuali né della sanzione pecuniaria.
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41-bis: la proroga è legittima se persiste il pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime speciale 41-bis. La Corte ha stabilito che, per estendere il 'carcere duro', non è necessario provare nuovi reati, ma è sufficiente la persistenza della capacità del detenuto di mantenere contatti con l'associazione criminale di appartenenza. La valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sulla pericolosità sociale del soggetto e sull'operatività del clan, è stata ritenuta corretta e non sindacabile nel merito.
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Conversione pena pecuniaria: no senza invito a pagare
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di conversione della pena pecuniaria in libertà controllata. La decisione si basa sul fatto che il giudice non ha verificato la corretta notifica degli atti di riscossione al condannato né ha adeguatamente motivato perché i beni immobili di proprietà dello stesso non fossero idonei a estinguere il debito. La sentenza ribadisce l'importanza del rispetto della procedura prima di dichiarare l'insolvibilità.
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Pene sostitutive: annullamento per omessa motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d'appello che aveva condannato un imputato per ricettazione, omettendo di pronunciarsi sulla richiesta di applicazione delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia. Sebbene la condanna sia divenuta irrevocabile, il giudice del rinvio dovrà ora valutare la concessione delle sanzioni alternative alla detenzione, come richiesto dalla difesa.
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Notifica avviso di deposito: quando decorre il termine
Un condannato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata notifica di un'ordinanza al suo nuovo avvocato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il difensore aveva partecipato all'udienza, sanando ogni vizio. La sentenza chiarisce un principio fondamentale: nei procedimenti di sorveglianza, il termine per l'impugnazione decorre dalla notifica dell'avviso di deposito del provvedimento, contenente il solo dispositivo, e non dalla notifica dell'ordinanza per esteso.
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Regime 41-bis: quando la proroga è legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la proroga è legittima quando persiste la capacità del soggetto di mantenere collegamenti con l'organizzazione criminale, anche in assenza di nuovi reati. Elementi decisivi sono il ruolo apicale ricoperto in passato, l'operatività del clan di appartenenza e la mancanza di dissociazione, fattori che indicano una pericolosità sociale ancora attuale e non mitigabile con il regime carcerario ordinario.
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Regime 41-bis: la proroga è legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha ribadito che, per giustificare l'estensione del 'carcere duro', è sufficiente accertare la capacità potenziale del soggetto di mantenere collegamenti con l'associazione criminale, senza che sia necessario dimostrare la sua attuale operatività o la mancanza di una dissociazione formale. Il lungo periodo di detenzione e l'assenza di recenti coinvolgimenti criminali non sono stati ritenuti elementi sufficienti a escludere la pericolosità sociale.
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Regime 41-bis: quando la proroga è legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sulla persistente operatività del clan, sul ruolo apicale del detenuto e su una recente condanna per fatti commessi in detenzione, non presentava vizi di violazione di legge, ma costituiva una corretta analisi della pericolosità sociale attuale e potenziale, giustificando così il mantenimento del regime carcerario speciale.
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Contraddittorio camerale: permesso negato, è nulla?
Un detenuto in attesa di giudizio si è visto negare un permesso per conoscere il figlio neonato. Anche il reclamo in appello è stato rigettato senza un'udienza. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata celebrazione del contraddittorio camerale costituisce una nullità assoluta. Il diritto ad essere ascoltati deve essere sempre garantito, indipendentemente dallo status del detenuto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel rispetto della procedura corretta.
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Permesso Premio e Valutazione Attuale: La Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale di sorveglianza che negava un permesso premio basandosi su una relazione vecchia di anni. La sentenza afferma il principio secondo cui il giudice del reclamo deve effettuare una valutazione completa e aggiornata della situazione del detenuto, acquisendo d'ufficio nuove informazioni se necessario, soprattutto alla luce delle recenti modifiche normative introdotte dalla Corte Costituzionale.
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Permesso premio: la valutazione deve essere attuale
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva negato un permesso premio a un detenuto. La decisione era basata su una relazione trattamentale vecchia di quasi cinque anni. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione per la concessione del permesso premio deve essere fondata su informazioni attuali e complete, sottolineando l'obbligo del giudice di acquisire d'ufficio documentazione aggiornata per valutare il percorso riabilitativo del condannato.
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Impugnazione inammissibile: l’errore che costa caro
Un condannato ha impugnato un decreto di inammissibilità usando lo strumento processuale errato. La Corte di Cassazione ha prima corretto l'errore del giudice di merito, riqualificando l'atto, per poi dichiarare la stessa impugnazione inammissibile per carenza di motivi e documentazione, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
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Omessa notifica udienza: nullità assoluta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Ancona che revocava la sospensione condizionale della pena. La decisione si fonda sulla omessa notifica udienza al condannato, un vizio procedurale che costituisce una nullità assoluta e insanabile, in quanto lede il diritto di difesa. Il procedimento dovrà quindi essere ripetuto garantendo la corretta citazione dell'interessato.
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Revoca pena sostitutiva: quando si torna in carcere
La Cassazione ha confermato la decisione di un Magistrato di sorveglianza sulla revoca della pena sostitutiva della detenzione domiciliare. Un condannato, violando ripetutamente le prescrizioni frequentando un coindagato, è stato ricondotto in carcere. La Corte ha chiarito che la scelta tra il ripristino della detenzione in carcere e un'altra pena sostitutiva è discrezionale e motivata dalla gravità dei fatti.
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Espulsione misura di sicurezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44013/2024, ha rigettato il ricorso di un condannato per tratta di esseri umani contro l'ordinanza che confermava la sua espulsione misura di sicurezza. La Corte ha ritenuto corretto il giudizio sulla sua attuale pericolosità sociale, basato sulla gravità dei reati, la condotta in carcere e la mancanza di stabili mezzi di sussistenza e alloggio.
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Pericolosità sociale: la Cassazione sulle misure
La Corte di Cassazione conferma la misura di sicurezza della libertà vigilata per un ex membro di un'associazione mafiosa, ritenendo non superata la presunzione di pericolosità sociale. La Corte ha stabilito che, nonostante il buon comportamento in carcere, la mancanza di una revisione critica del proprio passato criminale e alcuni contatti sospetti sono elementi sufficienti a giustificare la misura. La decisione del Tribunale di Sorveglianza, basata su una valutazione complessiva di tutti gli elementi, è stata giudicata corretta.
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Impugnazione esito affidamento: la via dell’opposizione
La Corte di Cassazione ha chiarito che il rimedio corretto contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza sull'esito negativo dell'affidamento in prova non è il ricorso diretto, ma l'opposizione davanti allo stesso tribunale. In un caso riguardante la mancata estinzione della pena per presunte inadempienze, la Suprema Corte ha riqualificato l'impugnazione errata, applicando il principio di conservazione degli atti e rinviando il caso al primo giudice per la trattazione come opposizione. La decisione sottolinea la specificità della procedura prevista dall'art. 678, comma 1-bis, c.p.p., che impone un primo vaglio nel merito in contraddittorio prima di poter adire la Cassazione.
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Pericolo di recidiva: no a misure alternative
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di negare le misure alternative (detenzione domiciliare e affidamento in prova) a un condannato per truffa. La decisione si fonda sull'elevato pericolo di recidiva, desunto non solo dai precedenti penali, ma soprattutto dalle numerose segnalazioni per reati analoghi commessi telematicamente anche dopo i fatti per cui era stato condannato. Secondo la Corte, il comportamento successivo al reato è un elemento cruciale per valutare la possibilità di reinserimento sociale del condannato.
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Appello errato? Conversione e favor impugnationis
Un soggetto impugnava con ricorso per cassazione l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che dichiarava l'esito negativo del suo affidamento in prova. La Suprema Corte, pur rilevando l'erroneità del mezzo di impugnazione scelto (essendo prevista la sola opposizione), ha deciso di non dichiarare inammissibile il ricorso. In applicazione del principio del favor impugnationis e della conservazione degli atti giuridici, ha qualificato l'atto come opposizione, trasmettendo gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente per la decisione nel merito.
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Pene sostitutive: no alla retroattività della riforma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva la conversione della pena detentiva in pecuniaria, applicando le nuove norme sulle pene sostitutive (d.lgs. 150/2022). La Corte ha stabilito che tale normativa non è retroattiva e si applica solo ai procedimenti pendenti al momento della sua entrata in vigore, non a quelli già definiti con sentenza passata in giudicato.
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