LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

Pagina 26 di 40

803 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Vincolo della continuazione: quando è escluso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati di varia natura commessi in un ampio arco temporale. La Corte ha stabilito che un generico movente e una propensione a delinquere non sono sufficienti a configurare un unico disegno criminoso, per il quale è necessaria una preventiva e unitaria ideazione programmatica di tutti i reati.
Continua »
Continuazione tra reati: no se manca un disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per diverse condanne per spaccio ed evasione. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, sottolineando che il lungo arco temporale (circa un decennio) e la diversa natura dei crimini sono elementi che escludono l'esistenza di un unico e preordinato disegno criminoso, anche se la motivazione addotta era la necessità di finanziare la propria tossicodipendenza.
Continua »
Continuazione reati: no se manca disegno criminoso
Un soggetto condannato per rapina e detenzione di stupefacenti ha richiesto l'applicazione della continuazione reati per ottenere una pena più mite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. Per la Corte, la continuazione reati richiede la prova di un unico e preordinato disegno criminoso che leghi i diversi reati, non essendo sufficiente la mera successione di illeciti, anche se commessi dallo stesso individuo. La netta eterogeneità tra i reati (rapina e droga) e l'assenza di prove concrete di un piano unitario sono state decisive per il rigetto.
Continua »
Reato continuato: no al vincolo senza un piano unitario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, sottolineando che per il riconoscimento del vincolo della continuazione è necessario un unico disegno criminoso, non una generica tendenza a delinquere. La diversità dei reati e la distanza temporale tra essi hanno escluso tale possibilità.
Continua »
Continuazione reato: il ruolo del sicario mafioso
La Corte di Cassazione, con la sentenza 14376 del 2024, ha annullato un'ordinanza che negava l'applicazione della continuazione del reato a un individuo condannato per molteplici omicidi commessi in ambito mafioso. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione deve valutare in concreto se il ruolo di sicario, accettato fin dall'inizio, implichi un'unica programmazione criminosa per tutti i delitti, non potendo escludere a priori tale vincolo con motivazioni generiche.
Continua »
Reato continuato e mafia: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra il delitto di associazione mafiosa e un omicidio. La Corte ha stabilito che, per riconoscere l'unicità del disegno criminoso, il reato-fine deve essere stato programmato, almeno nelle sue linee essenziali, già al momento dell'adesione al clan. Un'azione delittuosa nata da circostanze occasionali ed estemporanee, seppur inserita in un contesto di faida, non può essere considerata parte del piano originario, escludendo così i benefici del reato continuato.
Continua »
Reato continuato: abitualità vs. disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una condannata che chiedeva l'applicazione del reato continuato per una serie di furti. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, stabilendo che la commissione ripetuta di reati simili, anche se ravvicinati nel tempo, non dimostra un unico disegno criminoso, ma piuttosto un'abitualità e una "dedizione al crimine", escludendo così i benefici della continuazione.
Continua »
Cumulo di pene: Cassazione su continuazione e cumuli
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13998/2024, ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che aveva erroneamente calcolato un cumulo di pene. La Suprema Corte ha chiarito due principi fondamentali: l'obbligo di motivazione del giudice in materia di continuazione tra reati e il corretto criterio per determinare l'inizio di un nuovo cumulo parziale quando vengono commessi nuovi reati durante l'esecuzione di una pena.
Continua »
Reato continuato: i limiti secondo la Cassazione
Un individuo, condannato per coltivazione di sostanze stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato continuato con una precedente condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'istituto della continuazione richiede un programma criminoso unitario, ideato prima della commissione del primo reato. Un notevole lasso di tempo tra i fatti e una generica inclinazione a delinquere non sono sufficienti per configurare il medesimo disegno criminoso. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche e delle pene sostitutive basato sulla gravità del fatto e sulla personalità negativa dell'imputato.
Continua »
Reato continuato: quando si esclude il disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due condanne per spaccio. La Corte ha stabilito che la diversità nelle modalità di esecuzione dei reati (uno in concorso, l'altro da solo; diversa preparazione della sostanza) e un significativo lasso di tempo sono sufficienti a escludere un unico disegno criminoso, rendendo non decisivo il solo periodo di detenzione sofferto tra i due episodi.
Continua »
Reato continuato: guida al calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che ricalcolava una pena per reato continuato. Il giudice di merito aveva omesso di motivare l'aumento di pena per il reato satellite e, soprattutto, non aveva applicato la riduzione prevista dal rito speciale (patteggiamento) con cui tale reato era stato giudicato. La sentenza ribadisce i principi fondamentali per un corretto calcolo sanzionatorio in fase esecutiva.
Continua »
Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che negava il riconoscimento della continuazione tra reati. Il caso riguardava una richiesta di unificare una condanna per ricettazione con altre precedenti per truffa e falso, già riconosciute in continuazione. La Cassazione ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a una valutazione cronologica, ma deve considerare tutti gli indicatori del disegno criminoso, come l'omogeneità dei reati e le modalità di commissione, soprattutto se un vincolo è già stato riconosciuto in precedenza.
Continua »
Cumulo pene: la Cassazione sui cumuli parziali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13325/2024, ha stabilito la legittimità della procedura di ricalcolo del cumulo pene attraverso 'cumuli parziali'. Questo metodo si applica quando un condannato commette nuovi reati durante l'espiazione di una pena. La Corte ha chiarito che il provvedimento del Pubblico Ministero che unifica le pene ha natura amministrativa e può essere modificato, anche in senso peggiorativo per il reo, per adeguarsi a nuove condanne. L'obiettivo è evitare che i limiti massimi di pena favoriscano chi delinque nuovamente mentre è già in esecuzione pena.
Continua »
Espulsione e continuazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato, chiarendo che in caso di espulsione e continuazione tra reati, la misura di sicurezza dell'espulsione rimane valida anche se non esplicitamente menzionata nel provvedimento di unificazione della pena, a meno che non sia stata specificamente esclusa dal giudice. La decisione si fonda sul principio che la pena da considerare è quella complessiva e che i provvedimenti non impugnati diventano definitivi.
Continua »
Preclusione processuale: ricorso inammissibile
Una ricorrente ha impugnato il rigetto della sua istanza di rideterminazione della pena per più condanne. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per preclusione processuale, poiché la richiesta era una mera ripetizione di un'istanza precedente, già respinta e basata sugli stessi elementi, in violazione del principio del 'ne bis in idem' nella fase esecutiva.
Continua »
Ne bis in idem esecutivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una richiesta di continuazione in fase esecutiva. Il ricorso è stato giudicato meramente reiterativo di una precedente istanza già respinta, applicando il principio del ne bis in idem esecutivo. La Corte ha chiarito che gli elementi probatori addotti dal ricorrente non erano nuovi, in quanto già presenti agli atti o implicitamente valutati, e che per le nuove prove non era stata dimostrata la loro decisività.
Continua »
Pena base continuazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13114/2024, ha stabilito che, nel calcolo della pena base per la continuazione tra reati, la sanzione derivante da patteggiamento va considerata nel suo ammontare finale, già ridotto per il rito speciale. La Corte ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva di considerare la pena patteggiata al lordo della riduzione, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione.
Continua »
Competenza giudice esecuzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del G.i.p. di Napoli, dichiarandolo incompetente a decidere su un'istanza di continuazione tra reati. Il caso verteva sulla corretta individuazione della competenza del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha stabilito che, quando la sentenza di primo grado è stata strutturalmente riformata dalla Corte d'Appello, è quest'ultima a essere funzionalmente competente per la fase esecutiva, annullando la decisione impugnata e trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello di Napoli.
Continua »
Sentenza irrevocabile: presupposto per la continuazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte di Appello che aveva concesso la continuazione tra reati giudicati con sentenze separate. La decisione si fonda sul fatto che una delle sentenze non era ancora una sentenza irrevocabile, in quanto pendeva un ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che l'irrevocabilità di tutte le decisioni coinvolte è un presupposto indispensabile per l'applicazione dell'istituto della continuazione in fase esecutiva, come previsto dall'art. 671 del codice di procedura penale.
Continua »
Reato continuato: la prova del disegno criminoso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13107/2024, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per una serie di illeciti. La Corte ha stabilito che per dimostrare un unico disegno criminoso non sono sufficienti l'omogeneità dei reati o la vicinanza temporale. Spetta al condannato fornire prove concrete di un programma delinquenziale unitario, deliberato fin dall'origine, distinguendo così il reato continuato dalla semplice abitualità criminale.
Continua »