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Art. 671 Codice di Procedura Civile

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Periculum in mora e rigetto del ricorso d’urgenza
Un pensionato ha presentato un ricorso d'urgenza per bloccare le trattenute sulla propria pensione, ritenendo il sequestro originario ormai inefficace. Tuttavia, il Tribunale ha rigettato la domanda per carenza di periculum in mora, evidenziando come l'attesa di diciotto mesi prima di agire e la mancanza di prove circa l'indigenza economica rendano il pregiudizio non imminente né irreparabile.
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Sequestro conservativo amministratore: limiti e requisiti
Il Tribunale ha analizzato una richiesta di sequestro conservativo amministratore avanzata da una curatela per atti di mala gestio. La decisione ha parzialmente accolto l'istanza, limitando il sequestro a pagamenti ingiustificati verso un fornitore, escludendo invece le operazioni societarie protette dalla Business Judgment Rule.
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Ricorso ex art 700 cpc: inammissibile per crediti
Il Tribunale di Roma ha respinto un ricorso ex art 700 cpc finalizzato al recupero di crediti professionali. La decisione sottolinea che il ricorso d'urgenza ha natura residuale e non può sostituire strumenti tipici come il decreto ingiuntivo, specie se manca la prova di un pregiudizio imminente e irreparabile.
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Sequestro conservativo: rigetto e onere della prova
I soci di minoranza di una società hanno richiesto un sequestro conservativo contro l'amministratrice e altri soggetti, ipotizzando un abuso di direzione e coordinamento. Il Tribunale ha rigettato l'istanza evidenziando la mancanza di prove circa l'esistenza di un gruppo societario e l'assenza di urgenza, dato il lungo tempo trascorso dai fatti contestati.
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Sequestro conservativo: tutela del credito dei soci
Il Tribunale di Milano ha confermato un provvedimento di sequestro conservativo richiesto da un socio di minoranza nei confronti di una società per un credito di 5,5 milioni di euro. La decisione scaturisce dal pericolo che la società stesse depauperando il proprio patrimonio attraverso la vendita dell'unico immobile di valore a soggetti correlati con condizioni di pagamento svantaggiose.
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Validità della procura alle liti: basta una firma per due cause
Un committente ha impugnato la risoluzione di un contratto d'appalto per la costruzione di un'imbarcazione, contestando la validità della procura alle liti usata dall'impresa costruttrice. L'avvocato dell'impresa aveva infatti avviato la causa di merito utilizzando lo stesso mandato ricevuto per la precedente fase cautelare di sequestro conservativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del committente, confermando la piena validità della procura alle liti. I giudici hanno stabilito che il mandato rilasciato per la fase cautelare prima della causa, se formulato con espressioni ampie e comprensive, abilita il difensore a introdurre anche il successivo giudizio di merito, senza necessità di una nuova firma. Il committente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro conservativo: quando è concesso dal giudice
Il Tribunale di Milano ha autorizzato un sequestro conservativo per oltre 850.000 euro a favore di un'agenzia assicurativa contro un broker. Il provvedimento nasce da gravi irregolarità nella gestione di polizze vita e dal riconoscimento del debito da parte dei resistenti. Il periculum in mora è stato accertato a causa della dismissione del portafoglio clienti e del trasferimento di quote societarie da parte del debitore.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: nessun risarcimento
Un subappaltatore ha fatto causa al proprio legale chiedendo il risarcimento dei danni per la presunta responsabilità professionale dell'avvocato. Il cliente sosteneva che il difensore avesse colpevolmente omesso di richiedere un sequestro conservativo verso l'appaltatore insolvente, impedendogli di recuperare il proprio credito. I giudici di merito hanno rigettato la domanda applicando il giudizio controfattuale: anche se l'avvocato avesse richiesto il sequestro, questo non avrebbe avuto successo poiché non vi era alcuna somma liquida da bloccare derivante dall'accordo transattivo tra committente e appaltatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che non vi è colpa del professionista se l'azione omessa non avrebbe comunque portato ad alcun risultato utile per il cliente. Il subappaltatore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Sequestro conservativo: la tutela del datore di lavoro
Il Tribunale di Milano ha autorizzato il sequestro conservativo dei beni di un ex dipendente accusato di gravi frodi. La decisione si basa sulla sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora, aggravato dal tentativo del soggetto di liquidare il proprio fondo pensione in assenza di altri beni immobili.
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Sequestro conservativo per garanzie false nel contratto
Il Tribunale di Milano ha disposto un sequestro conservativo a causa della condotta scorretta dei venditori di un credito. Gli stessi avevano garantito che il credito fosse definitivo e non più impugnabile, mentre in realtà era pendente un ricorso in Cassazione. La decisione si basa sulla gravità delle false dichiarazioni e sul rischio concreto che i debitori svuotino il proprio patrimonio.
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Sequestro conservativo: tutela contro il debitore
Il Tribunale di Milano ha confermato un sequestro conservativo a tutela di un credito professionale di oltre 93.000 euro. Il provvedimento è stato reso necessario poiché la società debitrice, pur avendo incassato ingenti somme dalla cessione di crediti d'imposta (Ecobonus e Sismabonus), non ha saldato i compensi del professionista e presentava bilanci con criticità finanziarie.
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Sequestro conservativo: il rigetto per mancanza urgenza
Il Tribunale di Milano ha respinto un ricorso per sequestro conservativo richiesto da una società svizzera contro una controparte commerciale. Il giudice ha riscontrato l'assenza di fumus boni iuris, poiché la ricorrente aveva precedentemente riconosciuto il debito in una missiva, e la mancanza di periculum in mora, dovuta a un ritardo di oltre due anni nell'agire in giudizio nonostante la presunta instabilità finanziaria del debitore fosse nota.
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Sequestro conservativo dipendente: furto e azienda
Un'impresa edile ha ottenuto un sequestro conservativo dipendente per oltre 95.000 euro nei confronti di un impiegato tecnico. L'uomo, godendo di ampia autonomia, aveva disposto numerosi bonifici a proprio favore senza giustificativi validi, simulando rimborsi spese e acconti stipendio eccedenti il dovuto. Il Tribunale ha riscontrato sia la fondatezza del credito sia il rischio di dispersione del patrimonio dell'uomo.
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Sequestro conservativo: guida alla responsabilità
Il Tribunale di Venezia ha disposto un sequestro conservativo fino a 900.000 euro nei confronti dell'ex amministratore di una società in liquidazione giudiziale. L'azione è scaturita da gravi condotte distrattive, tra cui l'ottenimento di finanziamenti pubblici tramite fatture false e la mancata tenuta delle scritture contabili. La decisione si fonda sulla prova di documenti bancari contraffatti e sul rischio di dispersione del patrimonio del resistente, che aveva messo in vendita il suo unico immobile.
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Sequestro conservativo: tutela del credito e crisi
Il Tribunale ha accolto la richiesta di sequestro conservativo formulata da un'azienda conduttrice dopo la risoluzione di un contratto preliminare di acquisto. La decisione si fonda sul rischio di insolvenza della società venditrice, già gravata da pignoramenti immobiliari, garantendo così il recupero della somma versata.
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Azione revocatoria ordinaria: cessione del credito
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un'azione revocatoria ordinaria promossa da un istituto bancario contro la cessione di un credito risarcitorio effettuata da una debitrice a favore di una congiunta. La decisione sottolinea l'insufficienza di una semplice ricognizione di debito per giustificare la natura solutoria dell'atto e l'irrilevanza della solvibilità di altri coobbligati.
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Principio dell’apparenza: come impugnare un atto?
Un soggetto, sostenendo di essere il vero proprietario di un immobile pignorato, si oppone al piano di distribuzione. La sua opposizione viene qualificata come 'agli atti esecutivi'. L'appello viene dichiarato inammissibile applicando il principio dell'apparenza, secondo cui il mezzo di impugnazione è determinato dalla qualificazione data dal primo giudice. La Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso.
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Interessi legali: la guida della Cassazione
Una società fiduciaria si opponeva a un precetto sostenendo l'errato calcolo degli interessi di mora. Il Tribunale, incerto su quale tasso applicare in caso di generica dicitura "interessi legali" in una sentenza, ha sollevato la questione alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno stabilito che, in assenza di una specifica motivazione nel titolo esecutivo, per "interessi legali" si deve intendere il tasso base previsto dall'art. 1284, comma 1, c.c. e non quello maggiorato per le transazioni commerciali.
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Responsabilità professionale avvocato: quando è colpa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste la responsabilità professionale dell'avvocato se la strategia processuale adottata, sebbene risultata perdente, non era manifestamente infondata al momento della scelta. Il caso riguardava un legale citato per non aver perseguito la strada del risarcimento per inadempimento contrattuale, preferendo un'azione per la restituzione di una caparra. La Corte ha rigettato il ricorso del cliente, chiarendo che la scelta tra due opzioni non palesemente errate rientra nella discrezionalità del professionista.
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Eccezione di incompetenza: onere della contestazione
Una figlia, esclusa dall'eredità materna, intenta un'azione revocatoria a Firenze contro gli eredi e una società acquirente di beni ereditari. I convenuti sollevano un'eccezione di incompetenza, sostenendo la competenza del tribunale del luogo di apertura della successione. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, dichiara competente il Tribunale di Firenze. La ragione risiede in un vizio procedurale: l'eccezione di incompetenza era incompleta, poiché i convenuti non avevano contestato la sussistenza di tutti i fori alternativi previsti dalla legge per la società convenuta (art. 19 c.p.c.), rendendo così l'eccezione inefficace e radicando la competenza del giudice adito.
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