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Art. 669-ter Codice di Procedura Civile

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145 provvedimenti

Esecuzione misura cautelare: la banca paga la penale
Un istituto di credito non adempie completamente a un'ordinanza cautelare che imponeva il ripristino dell'operatività di un conto. Il Tribunale, in fase di attuazione, chiarisce che la banca è responsabile anche per il rifiuto delle sue banche sub-depositarie e, data la difficoltà nell'esecuzione misura cautelare, impone una penale giornaliera (astreinte) per ogni giorno di ritardo, ordinando la liquidazione e il trasferimento dei fondi.
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Opposizione atti esecutivi: rimedi e inammissibilità
Una società, inizialmente aggiudicataria di un immobile all'asta, ha proposto opposizione atti esecutivi dopo la revoca dell'aggiudicazione da parte del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'opposizione radicalmente inammissibile, chiarendo che il rimedio corretto contro quella specifica ordinanza era un altro. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di merito perché la causa non avrebbe mai dovuto essere proposta, evidenziando l'importanza di scegliere il corretto strumento processuale.
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Regolamento condominiale: limiti studio dentistico
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un proprietario che intendeva aprire uno studio dentistico nel proprio appartamento, scontrandosi con il divieto del condominio basato sul regolamento. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, favorevole al proprietario, ritenendo che l'interpretazione del divieto contenuto nel regolamento condominiale fosse stata superficiale. È stato stabilito che le limitazioni alla proprietà privata devono risultare da clausole chiare ed esplicite e che l'interpretazione non può discostarsi dal senso letterale e dalla comune intenzione delle parti.
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Estinzione dell’esecuzione: quando si applica?
La Corte di Cassazione chiarisce che l'estinzione dell'esecuzione forzata si verifica anche quando la sospensione del processo non è disposta dal giudice dell'esecuzione, ma dal collegio in sede di reclamo. Se dopo la sospensione non viene avviato il giudizio di merito nel termine previsto, il processo esecutivo si estingue, confermando un orientamento giurisprudenziale consolidato che va oltre la mera interpretazione letterale della norma.
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Intervento tardivo: l’udienza cartolarizzata è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che un intervento del creditore, avvenuto dopo la scadenza del termine fissato in un'udienza "cartolarizzata" per le osservazioni al piano di riparto, deve considerarsi un intervento tardivo. La sentenza chiarisce che la procedura scritta, introdotta dalla normativa emergenziale, è pienamente equiparabile a un'udienza fisica, rendendo definitivo il piano di distribuzione approvato e precludendo la partecipazione di creditori intervenuti successivamente.
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Revocazione inammissibile: errore di diritto e appelli
Un utente, in lite con una compagnia telefonica, ha percorso tutti i gradi di giudizio impugnando provvedimenti cautelari. La Cassazione, dopo aver dichiarato inammissibile il ricorso, si è pronunciata anche sulla successiva istanza di revocazione. Il caso chiarisce che la revocazione inammissibile si configura quando si contesta un presunto errore di diritto e non un errore di fatto, ribadendo i confini precisi degli strumenti di impugnazione nel processo civile.
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Reclamo piano consumatore: competenza del Tribunale
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione, stabilendo che la competenza a decidere sul reclamo contro un decreto di inammissibilità di un piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore spetta al Tribunale in composizione collegiale e non alla Corte d'Appello. La decisione chiarisce una lacuna normativa nel Codice della Crisi d'Impresa, distinguendo tra il provvedimento preliminare di inammissibilità e il successivo diniego di omologa. Con questa ordinanza, si afferma che il primo riesame del provvedimento deve avvenire all'interno dello stesso ufficio giudiziario, garantendo coerenza e maggiori tutele.
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Revoca amministratori di fatto: prova e limiti
Un socio di una società di ristorazione ha richiesto la revoca degli amministratori di diritto e di alcuni familiari, ritenuti amministratori di fatto, per presunta mala gestio. Il Tribunale ha respinto il reclamo, chiarendo che la revoca amministratori di fatto non è giuridicamente possibile, in quanto tale provvedimento può colpire solo chi è formalmente investito della carica. Inoltre, il ricorrente non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che i presunti amministratori di fatto svolgessero attività gestionali strategiche, anziché mere mansioni esecutive.
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Reintegra nel possesso: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza Num. 20299 Anno 2025, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che ordinava la reintegra nel possesso di una servitù di passaggio. Il caso riguardava una proprietaria che, a seguito di lavori di ristrutturazione, aveva bloccato l'accesso all'appartamento e alla cantina di una vicina, offrendo un percorso alternativo più disagevole. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la creazione di un accesso meno comodo costituisce uno spoglio e che lo stato di conservazione o l'uso non continuativo dell'immobile non escludono il diritto alla tutela possessoria.
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Marchio debole: la tutela contro l’imitazione
Due licenziatarie di una nota associazione statunitense legata al mondo del polo hanno citato in giudizio un'azienda concorrente e un grande distributore per contraffazione di marchio e concorrenza sleale, a causa della vendita di portafogli con un logo raffigurante due cavalieri. Il Tribunale ha respinto il reclamo, classificando i marchi delle ricorrenti come 'marchio debole' a causa dell'affollamento del mercato con segni simili. La corte ha concluso che non sussisteva alcun rischio di confusione per il consumatore, date le significative differenze visive e concettuali tra i loghi, negando di conseguenza la richiesta di inibitoria.
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Concorrenza sleale marchio: quando c’è confusione?
Un'ordinanza del Tribunale di Venezia affronta un caso di concorrenza sleale marchio tra due aziende del settore fotovoltaico. Una società di nuova costituzione aveva adottato un nome quasi identico a quello di un'azienda storica, generando confusione. Il giudice ha emesso un'inibitoria urgente, bloccando l'uso del marchio e del nome a dominio simili, riconoscendo la volontà di sfruttare la notorietà altrui e di sviare la clientela.
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Rinuncia al ricorso: quando si pagano le spese legali
Un debitore, dopo aver impugnato un'ordinanza, presenta una rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte dichiara estinto il giudizio ma, data l'originaria inammissibilità del ricorso, lo condanna a pagare le spese legali alla controparte, respingendo la richiesta di compensazione.
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Titolo esecutivo: condanna vs accertamento
Un proprietario di un cortile privato ha tentato di obbligare due condomini a rimuovere delle strisce di parcheggio sulla base di due sentenze precedenti. La Corte d'Appello di Bari ha respinto la richiesta, confermando la decisione di primo grado. La Corte ha chiarito che le sentenze in questione non costituivano un valido titolo esecutivo. Una era di mero accertamento (negava il diritto di parcheggio dei condomini) e l'altra era costitutiva (annullava le delibere condominiali). Nessuna delle due conteneva un esplicito ordine di condanna a rimuovere le strisce, elemento indispensabile per avviare un'esecuzione forzata per obblighi di fare.
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Precetto nullo: la girata post-cancellazione societaria
Il Tribunale di Bergamo ha confermato la sospensione di una procedura esecutiva, ritenendo nullo il precetto basato su cambiali con girate irregolari. La decisione si fonda sull'invalidità di una girata apposta dal legale rappresentante di una società dopo che questa era già stata cancellata dal registro delle imprese. Tale vizio interrompe la catena di titolarità del credito, rendendo il precetto nullo per l'impossibilità del debitore di verificare la legittimazione del creditore.
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Misure protettive: la conferma nel concordato
Il Tribunale di Sondrio ha confermato le misure protettive richieste da una società nell'ambito di una procedura di concordato semplificato. Il decreto chiarisce che le misure sono efficaci dalla data di pubblicazione della domanda nel Registro delle Imprese e che il giudice deve confermarle o revocarle entro 30 giorni. La durata è stata fissata in 125 giorni, calcolando il periodo residuo rispetto ai 12 mesi massimi, avendo la società già usufruito di 240 giorni di protezione in una precedente procedura.
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Assistenza finanziaria: nullità acquisto azioni proprie
Il Tribunale di Torino si è pronunciato su un complesso caso di assistenza finanziaria. Alcuni investitori hanno citato in giudizio una banca per presunti illeciti in operazioni finanziarie. La corte ha dichiarato la nullità di un'operazione di acquisto di azioni della banca stessa, finanziata da un affidamento concesso dalla medesima, riducendo il debito degli attori. Tuttavia, ha rigettato gran parte delle altre domande, condannando gli investitori al pagamento del debito residuo e di ingenti spese legali, confermando la loro classificazione come clienti professionali.
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Titolo esecutivo rilascio: quando manca e perché
Un uomo appella la reiezione della sua richiesta di sospendere un'esecuzione di rilascio dalla sua ex casa coniugale. L'immobile è di proprietà di una società di cui lui e la sua ex moglie sono soci. Il Tribunale accoglie il reclamo e sospende l'esecuzione, stabilendo che l'ex moglie, agendo in nome proprio, non possiede un valido titolo esecutivo per il rilascio. Il proprietario effettivo (la società) non era parte nel procedimento di divorzio e quindi non ha un titolo esecutivo contro l'occupante.
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Inammissibilità appello: motivi e conseguenze
La Corte d'Appello dichiara l'inammissibilità dell'appello proposto da un promittente venditore contro la sentenza che lo condannava a restituire una somma a una curatela fallimentare. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la riproposizione di eccezioni già respinte in sede cautelare e la genericità dei motivi di gravame. La Corte ha inoltre condannato l'appellante per lite temeraria, evidenziando la manifesta infondatezza delle sue censure.
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Contestazione bollette acqua: onere della prova
La Corte d'Appello di Roma ha confermato la sentenza di primo grado in un caso di contestazione bollette acqua, rigettando le richieste di un utente contro le società fornitrici. La decisione ribadisce un principio fondamentale: in caso di consumi ritenuti anomali, spetta all'utente dimostrare che l'eccesso non è a lui imputabile, una volta che la società ha provato il corretto funzionamento del contatore. L'utente non è riuscito a provare né un presunto accordo transattivo né che l'anomalia dei consumi fosse dovuta a fattori esterni al suo controllo.
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Legittimazione attiva creditore: prova e cessione
Un debitore si oppone a un'esecuzione forzata, contestando la legittimazione attiva del creditore per mancata prova della cessione del credito. Il giudice di primo grado sospende la procedura. In sede di reclamo, il Tribunale di Pescara ribalta la decisione, affermando che la prova della cessione può essere fornita con ogni mezzo, anche presuntivo. La combinazione di avviso in Gazzetta Ufficiale, dichiarazione del cedente e possesso del titolo è stata ritenuta sufficiente per dimostrare la titolarità del credito e quindi la legittimazione attiva del creditore.
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