LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

art. 66 l. fall.

Pagina 4 di 5

86 provvedimenti

Specificità motivi appello: la guida completa
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza d'appello che aveva già sancito l'inammissibilità del gravame per difetto di specificità dei motivi. La Corte ribadisce che, per contestare tale vizio, è necessario riportare nel ricorso per cassazione i motivi d'appello originari per dimostrarne la presunta specificità, pena una nuova declaratoria di inammissibilità.
Continua »
Azione Revocatoria: onere della prova dell’eventus damni
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società di leasing, confermando l'inefficacia di alcuni atti di compravendita immobiliare. La sentenza chiarisce che, nell'ambito di un'azione revocatoria promossa dal curatore fallimentare, la prova dell'eventus damni (il pregiudizio per i creditori) è a carico del curatore stesso. Tale prova è considerata raggiunta quando si dimostra che l'atto dispositivo, come la vendita della quasi totalità del patrimonio immobiliare a fronte di un ingente debito, ha reso più difficile e incerto il soddisfacimento dei creditori. La Corte ribadisce che il curatore deve provare che il patrimonio residuo del debitore è insufficiente, e non spetta al convenuto dimostrare il contrario.
Continua »
Azione revocatoria e prova del credito: la guida
Il curatore di un fallimento ha intentato un'azione revocatoria per annullare la vendita di immobili, il cui ricavato era stato usato per estinguere un debito bancario. La richiesta si basava sul presunto pregiudizio ad altri creditori, in particolare l'Erario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: nell'azione revocatoria contro un terzo acquirente, l'ammissione di un credito allo stato passivo del fallimento non è una prova assoluta. Il terzo può contestare e dimostrare l'inesistenza di quel credito. Avendo la Corte d'Appello accertato che i crediti tributari erano stati annullati da una sentenza, è venuto meno l'"eventus damni", presupposto essenziale dell'azione.
Continua »
Azione Revocatoria: vendita al figlio è inefficace?
Un imprenditore, prima del suo fallimento, vende la nuda proprietà di un immobile al figlio e costituisce il diritto di abitazione a favore della moglie. Il curatore fallimentare agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace l'atto. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della famiglia. La sentenza chiarisce che l'atto ha di fatto pregiudicato i creditori e che la consapevolezza della frode da parte dei familiari acquirenti può essere provata anche tramite presunzioni, come lo stretto legame di parentela e la vicinanza temporale con il fallimento.
Continua »
Azione revocatoria: vendita tra coniugi e pregiudizio
Una donna, poi dichiarata fallita, vende l'unica sua proprietà immobiliare al marito a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato. Il Fallimento agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che l'azione revocatoria è ammissibile anche se l'immobile è gravato da ipoteca. Il pregiudizio per i creditori (eventus damni) si valuta in prospettiva, poiché la vendita rende più incerta la soddisfazione dei crediti.
Continua »
Azione revocatoria: vendita e debiti del venditore
Una coppia acquista un immobile da un venditore che successivamente fallisce. La curatela fallimentare agisce con successo tramite un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. Gli acquirenti ricorrono in Cassazione, sostenendo che la vendita era esente poiché il prezzo era destinato a saldare debiti del venditore. La Suprema Corte rigetta il ricorso, statuendo che l'esenzione dall'azione revocatoria è un'eccezione che deve essere sollevata tempestivamente in giudizio, cosa che gli acquirenti non hanno fatto, rendendo la loro difesa inammissibile.
Continua »
Contratto a favore di terzo: è revocabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a favore di terzo, con cui un debitore fa trasferire un immobile da un venditore direttamente a un beneficiario (ad esempio, un figlio) senza che il bene entri nel proprio patrimonio, costituisce una donazione indiretta. Tale atto è considerato un impoverimento per il debitore, in quanto rinuncia a un arricchimento patrimoniale. Di conseguenza, i creditori possono agire con l'azione revocatoria per rendere inefficace tale trasferimento e soddisfare le proprie pretese, essendo sufficiente la consapevolezza del danno da parte del solo debitore-disponente.
Continua »
Azione revocatoria quote sociali: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava inefficace, tramite azione revocatoria, una cessione di quote sociali tra familiari. La cessione era avvenuta a un prezzo incongruo, pregiudicando le ragioni creditorie di un fallimento. La Corte ha ritenuto provato sia il danno per i creditori (eventus damni) sia la consapevolezza di tale danno da parte di cedenti e cessionari, basandosi su indizi come il legame di parentela e il valore reale delle quote, incrementato da un accordo vincolante preesistente.
Continua »
Pagamento debito altrui: gratuito o oneroso?
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del pagamento di un debito altrui da parte di una società poi fallita. Se la società ha precedentemente assunto formalmente il debito tramite espromissione, il successivo pagamento non è un atto gratuito revocabile ai sensi dell'art. 64 L.Fall., ma l'adempimento oneroso di un'obbligazione propria. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato l'atto come gratuito, stabilendo che l'atto da valutare sarebbe l'assunzione del debito, non il suo successivo pagamento.
Continua »
Azione revocatoria: creditore può agire dopo fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione revocatoria avviata da un creditore individuale rimane valida anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore. La legittimazione del creditore coesiste con quella del curatore fallimentare, finché quest'ultimo non subentra nell'azione. Inoltre, la pendenza di una querela di falso sulla garanzia a fondamento del credito non comporta la sospensione necessaria del giudizio revocatorio, se il titolo di credito è divenuto definitivo.
Continua »
Società di fatto: la Cassazione sulla scissione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riconosceva l'esistenza di una società di fatto tra due S.r.l. formalmente distinte ma operativamente unite. Di conseguenza, ha ritenuto legittima l'azione revocatoria promossa dal fallimento di una delle due società contro un'operazione di scissione. Tale operazione, pur compiuta formalmente da una sola entità, è stata considerata un atto dispositivo della società di fatto, volto a sottrarre patrimonio immobiliare alla garanzia dei creditori dell'intero gruppo.
Continua »
Fondo patrimoniale revocatoria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza che dichiarava inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale nei confronti dei creditori di una società fallita. La decisione chiarisce che per una azione di fondo patrimoniale revocatoria è sufficiente un credito anche solo litigioso, non ancora accertato con sentenza definitiva. Inoltre, ha ribadito che l'azione deve essere promossa contro entrambi i coniugi, in quanto litisconsorti necessari, anche se il debito appartiene a uno solo di essi.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: la prova dell’eventus damni
Una società in fallimento ha agito in giudizio per revocare la cessione di alcuni beni (macchinari e un'imbarcazione) a un'altra società. La Corte d'Appello aveva confermato la revoca basandosi sull'azione revocatoria ordinaria. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, rilevando che i giudici di merito non avevano adeguatamente verificato il presupposto dell'eventus damni, ovvero il concreto pregiudizio per i creditori. Secondo la Suprema Corte, il curatore fallimentare ha l'onere di fornire una prova rigorosa della situazione patrimoniale del debitore al momento dell'atto, dimostrando che la cessione ha reso oggettivamente più difficile il soddisfacimento dei crediti. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame su questo punto specifico.
Continua »
Azione revocatoria e fallimento: chi agisce?
Un creditore ha avviato un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile effettuata dal proprio debitore. Successivamente, il debitore è stato dichiarato fallito e il curatore ha raggiunto un accordo transattivo con gli acquirenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, con l'intervento del curatore, il singolo creditore perde il diritto di proseguire l'azione revocatoria, che diventa improcedibile. Questo perché l'azione deve andare a beneficio di tutti i creditori collettivamente e non solo di chi l'ha iniziata.
Continua »
Revocatoria ordinaria: la prova richiesta al curatore
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha annullato una decisione di merito che aveva accolto un'azione di revocatoria ordinaria promossa da un curatore fallimentare. La Corte ha chiarito che, per provare il danno ai creditori (eventus damni), non è sufficiente dimostrare l'esistenza di debiti al momento dell'atto, ma è necessario provare che tali crediti siano stati ammessi al passivo fallimentare. Inoltre, ha ribadito che l'elemento soggettivo richiesto all'acquirente non è la conoscenza dello stato di insolvenza, ma la specifica consapevolezza del pregiudizio arrecato alle ragioni dei creditori (scientia damni).
Continua »
Mutuo fondiario: non è nullo se supera i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in materia di mutuo fondiario. Un istituto di credito aveva concesso un finanziamento a una società, poi fallita, superando il limite di finanziabilità previsto dalla legge. I giudici di merito avevano dichiarato nullo il contratto. La Suprema Corte, allineandosi a una precedente decisione delle Sezioni Unite, ha cassato la decisione, affermando che il superamento di tale limite non comporta la nullità del contratto di mutuo fondiario, bensì una violazione di norme di condotta che non incide sulla validità del rapporto. La Corte ha inoltre affrontato la questione della correttezza del bilancio ai fini della valutazione della situazione patrimoniale della società fallita.
Continua »
Ipoteca revocatoria fallimentare: la Cassazione decide
Una società di gestione crediti ha concesso un mutuo ipotecario a un'impresa, poi fallita, destinato a estinguere un debito preesistente non garantito. Il curatore fallimentare ha ottenuto la revoca dell'ipoteca, considerandola un atto a danno degli altri creditori. La Corte di Cassazione, confermando la decisione del Tribunale, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, chiarendo i principi dell'ipoteca revocatoria fallimentare e la natura di atto a titolo gratuito quando non viene fornita nuova liquidità.
Continua »
Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società creditrice, dopo aver visto respinta la propria opposizione all'esclusione di un credito da un fallimento, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando alla rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, misura sanzionatoria prevista solo per rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
Continua »
Errore percettivo: quando non si può revocare la Cassazione
Una famiglia ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore percettivo riguardo la validità di alcune garanzie. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che una valutazione giuridica errata costituisce un errore di diritto, non un errore percettivo, e non può quindi essere motivo di revocazione ai sensi dell'art. 395, n. 4, c.p.c. L'appello è stato giudicato temerario e sanzionato.
Continua »
Procura ad litem: inesistenza insanabile pre-Cartabia
Un'impresa in fallimento vede respinto il proprio intervento in appello a causa della totale assenza della procura ad litem. La Cassazione, applicando la normativa precedente alla Riforma Cartabia, ha confermato che l'inesistenza del mandato al difensore è un vizio insanabile, a differenza della mera nullità. La Corte ha inoltre precisato che la successiva produzione di una procura non regolarizzata non può sanare il difetto originario.
Continua »