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art. 66 l. fall.

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86 provvedimenti

Azione revocatoria: i limiti del contratto preliminare
Una società immobiliare ha impugnato la sentenza che dichiarava inefficace, tramite azione revocatoria, la compravendita di un immobile. La difesa sosteneva che l'atto fosse l'adempimento di un contratto preliminare stipulato anni prima, cercando così di escludere la consapevolezza del danno ai creditori. Tuttavia, la Corte d'Appello ha ritenuto l'eccezione tardiva e ha rilevato la mancanza di data certa del preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il ricorrente non ha contestato specificamente entrambe le ragioni della decisione di secondo grado, confermando la revoca dell'atto.
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Eventus damni: revocatoria e crediti bancari
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della sussistenza dell'**eventus damni** in un'azione revocatoria ordinaria promossa da una curatela fallimentare contro un istituto di credito. La Corte d'Appello aveva erroneamente escluso il danno per i creditori basandosi sul fatto che il credito della banca era stato definitivamente escluso dallo stato passivo. La Suprema Corte ha invece chiarito che il pregiudizio per la massa dei creditori deve essere valutato in base alla difficoltà di esazione del credito causata dall'atto dispositivo, indipendentemente dal fatto che il destinatario del pagamento sia stato o meno ammesso al passivo fallimentare.
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Eventus damni: prova rigorosa nella revocatoria
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una curatela fallimentare in merito a un'azione revocatoria ordinaria. Il punto centrale della controversia riguarda l'**eventus damni**, ovvero la prova che l'atto di cessione immobiliare tra coniugi avesse effettivamente pregiudicato la garanzia patrimoniale dei creditori. La Suprema Corte ha ribadito che il curatore ha l'onere di dimostrare che, al momento dell'atto, il patrimonio residuo del debitore non era sufficiente a coprire i debiti. Poiché la Corte d'Appello aveva accertato la mancanza di tale prova, valutando anche la presenza di altri cespiti come un'azienda farmaceutica, la Cassazione ha ritenuto insindacabile tale valutazione di merito.
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Revocatoria ordinaria: effetto recuperatorio dei beni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una curatela fallimentare che ha esperito una revocatoria ordinaria contro un atto di transazione con cui una società, prima del fallimento, aveva ceduto beni mobili a un creditore per estinguere un debito. Mentre i giudici di merito avevano riconosciuto l'inefficacia dell'atto ma negato la restituzione dei beni, la Suprema Corte ha stabilito che, quando l'azione è promossa dal curatore fallimentare, essa produce un effetto recuperatorio diretto. I beni oggetto dell'atto revocato devono rientrare nella massa attiva per garantire il soddisfacimento di tutti i creditori, superando la visione che limitava l'azione alla sola inefficacia dell'atto.
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Azione revocatoria: quando scatta la prescrizione?
La Corte di Cassazione ha confermato che nell'ambito di un'azione revocatoria ordinaria, il termine di prescrizione quinquennale decorre dalla data di trascrizione dell'atto e non dalla sua stipula. Il caso riguardava la vendita di immobili da parte di una società poi fallita. La Suprema Corte ha chiarito che la pubblicità dell'atto è il presupposto necessario affinché il creditore possa conoscere il pregiudizio e agire legalmente, garantendo così un equilibrio tra certezza del diritto e tutela del credito.
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Azione revocatoria: cessione immobili e danni.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una cessione immobiliare operata da una società, successivamente fallita, a favore di un suo fornitore strategico. L'operazione, contestata tramite **azione revocatoria**, consisteva nel trasferimento di terreni edificabili per estinguere debiti pregressi. La Corte ha stabilito che la sostituzione di beni immobili con beni mobili registrati (come automezzi) integra il danno ai creditori, poiché questi ultimi sono soggetti a rapido deprezzamento e facile occultamento. Il ricorso delle società coinvolte è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una revisione dei fatti già accertati nei gradi di merito.
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Azione revocatoria donazione: la Cassazione decide
Un imprenditore, socio di una s.n.c., dona un immobile alla moglie e ai figli. In seguito, la società fallisce e la Curatela agisce con un'azione revocatoria donazione per rendere inefficace l'atto. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che, ai fini della revoca, rileva il momento in cui il credito è sorto, non il suo successivo accertamento giudiziale, e chiarisce la netta distinzione tra l'intento fraudolento e la simulazione.
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Revocatoria trust familiare: quando è inefficace?
Una madre istituisce due trust per i figli. Un creditore agisce per renderli inefficaci tramite azione revocatoria, ottenendo ragione in primo e secondo grado. La madre e i figli ricorrono in Cassazione, contestando la legittimazione passiva della madre (dichiarata fallita) e la natura dell'atto. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che la revocatoria del trust familiare è legittima, in quanto l'atto è da considerarsi a titolo gratuito e l'azione può colpire direttamente l'atto istitutivo del trust, rendendolo inopponibile ai creditori.
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Azione revocatoria scissione societaria: la difesa
Una società creditrice agricola ha agito in giudizio contro la sua debitrice e altre società collegate per far dichiarare inefficace, tramite un'azione revocatoria, una scissione societaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società beneficiarie, confermando che la scissione è un atto dispositivo che può pregiudicare i creditori. Di conseguenza, l'azione revocatoria per la scissione societaria è uno strumento valido che coesiste con altri rimedi specifici del diritto societario, come l'opposizione.
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Revocatoria fallimentare: pagamenti al terzo creditore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Fallimento che mirava a ottenere la restituzione di somme pagate a una società terza per estinguere un debito della propria controllante. L'ordinanza chiarisce che l'azione di revocatoria fallimentare non può essere esperita contro il creditore del creditore ('creditor creditoris'), in quanto il pagamento, pur eseguito materialmente a un soggetto terzo, ha la finalità di estinguere il debito della società fallita verso il proprio creditore diretto, in questo caso la società controllante.
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Termine breve impugnazione: errore nel rimedio lo fa scattare
La Corte di Cassazione chiarisce che il termine breve per l'impugnazione di un provvedimento decorre anche se la parte propone un rimedio processuale errato. Nel caso specifico, due soggetti avevano appellato un'ordinanza di estinzione del giudizio, ma l'appello è stato giudicato inammissibile perché tardivo. Avevano infatti precedentemente proposto un reclamo (rimedio errato), e la proposizione di tale atto è stata considerata come 'conoscenza legale' del provvedimento, facendo così scattare il termine breve per proporre il corretto appello. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello senza rinvio.
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Revocatoria ordinaria: la prova della conoscenza
La Corte di Cassazione analizza un caso di revocatoria ordinaria contro il secondo acquirente di un immobile, originariamente venduto da una società poi fallita. La Corte conferma che la conoscenza del pregiudizio ai creditori da parte del subacquirente può essere dimostrata tramite presunzioni, come un forte sconto sul prezzo e la notorietà dello stato di insolvenza del venditore originario. Viene inoltre chiarito che il termine di prescrizione per l'azione decorre dalla data del secondo atto di acquisto, non dal primo.
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Simulazione Contratti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una curatela fallimentare che contestava l'ammissione al passivo di un ingente credito bancario, sostenendo l'esistenza di una simulazione contratti. L'operazione finanziaria complessa, che includeva un finanziamento e la compravendita di azioni, era stata ritenuta simulata dalla curatela per mascherare un'altra operazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione del tribunale, stabilendo che non erano state fornite prove sufficienti a dimostrare l'accordo simulatorio. L'ordinanza ha ribadito che la piena esecuzione dei contratti e la produzione di effetti tra le parti originarie sono elementi contrari all'ipotesi di simulazione, sottolineando l'onere della prova a carico di chi la eccepisce.
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Simulazione contratti: prova e onere della curatela
Una curatela fallimentare ha contestato l'ammissione di un credito bancario, sostenendo che un finanziamento e una compravendita di azioni fossero parte di una simulazione contratti volta a sostituire un debitore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo il ricorso per insufficienza di prove. È stato stabilito che l'effettiva esecuzione delle operazioni e l'assenza di una controdichiarazione scritta impedivano di accogliere la tesi della simulazione, ribadendo che l'onere della prova grava interamente su chi la eccepisce.
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Domanda subordinata: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un istituto di credito che, dopo il fallimento di una società immobiliare, si era visto negare l'ammissione al passivo con prelazione ipotecaria. La Corte ha rigettato gran parte dei motivi del ricorso, ma ha cassato la decisione del tribunale per non aver adeguatamente motivato il rigetto della domanda subordinata di ammissione come credito chirografario. La sentenza sottolinea che il rigetto della richiesta principale non comporta automaticamente l'assorbimento o il rigetto di quella subordinata, che necessita di una valutazione autonoma.
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Azione revocatoria ordinaria: vendita e frode ai creditori
Una società in difficoltà finanziarie vende i suoi rami d'azienda a un'altra società, gestita dal figlio dell'amministratore, per pagare i debiti. La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia della vendita tramite l'azione revocatoria ordinaria, stabilendo che l'operazione era un meccanismo fraudolento poiché esisteva un'alternativa più semplice (un mutuo diretto) e perché ha danneggiato alcuni creditori rimasti insoddisfatti.
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Subentro del curatore: ammesso anche in appello
La Corte di Cassazione chiarisce che il subentro del curatore fallimentare in un'azione revocatoria, avviata da un creditore, è un diritto potestativo esercitabile anche in appello. La Corte ha ritenuto irrilevante la precedente inerzia o la diversa posizione processuale assunta dal fallimento in primo grado. La decisione conferma inoltre la revoca di una compravendita immobiliare, basandosi su presunzioni per dimostrare la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio ai creditori.
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Legittimazione attiva: cessione inefficace e fallimento
La Corte di Cassazione chiarisce che l'acquirente di un'azienda perde la legittimazione attiva a riscuotere i crediti se l'atto di cessione viene dichiarato inefficace a seguito del fallimento del venditore. In tal caso, la titolarità dei crediti e il potere di agire in giudizio tornano in capo esclusivo alla curatela fallimentare. La Corte ha rigettato il ricorso della società acquirente, confermando che il difetto di legittimazione è rilevabile d'ufficio e comporta la reiezione della domanda di pagamento.
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Azione revocatoria e prova della scientia damni
Una società costruttrice, prima di essere dichiarata fallita, vende due appartamenti al suo ex socio di maggioranza. La curatela fallimentare agisce con azione revocatoria sostenendo che la vendita ha danneggiato i creditori. La Corte di Cassazione conferma la revoca della vendita, ritenendo provata la consapevolezza del danno (scientia damni) da parte dell'acquirente. La prova è stata desunta da una serie di indizi, tra cui il suo precedente ruolo in società, il prezzo di vendita inferiore al valore di mercato e il momento critico in cui è avvenuta la stipula.
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Cessione leasing e nullità: la Cassazione decide
La pretesa di un istituto di credito in un fallimento è stata respinta in primo grado, considerando nulla la cessione leasing a una società finanziariamente instabile. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la cessione di un contratto non equivale a un'abusiva concessione di credito, poiché non comporta l'erogazione di nuove finanze. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame, chiarendo i confini della nullità contrattuale in ambito bancario.
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