Un condannato, a seguito di condanna penale irrevocabile, ottiene la sospensione dell'ordine di esecuzione per richiedere l'applicazione di misure alternative alla detenzione. Avendo eletto domicilio a Rimini, il Tribunale di Sorveglianza di Catania dichiara la propria incompetenza a favore di quello di Bologna. Il Tribunale di Bologna rifiuta il caso e solleva conflitto di competenza davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte stabilisce che, quando l'ordine di esecuzione è sospeso, la competenza a decidere sulle misure alternative alla detenzione spetta al Tribunale di Sorveglianza del luogo in cui ha sede il Pubblico Ministero procedente, cioè Catania, derogando alla regola generale del domicilio del richiedente.
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