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Art. 656 Codice di Procedura Penale

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643 provvedimenti

Competenza territoriale sorveglianza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione risolve un conflitto tra Tribunali di Sorveglianza, stabilendo che la competenza territoriale sorveglianza si determina in base all'ufficio del Pubblico Ministero che ha emesso il primo ordine di sospensione dell'esecuzione. In base al principio della 'perpetuatio jurisdictionis', tale competenza non è influenzata da successivi provvedimenti di cumulo emessi da un altro PM. La Corte ha quindi dichiarato la competenza del primo Tribunale adito.
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Trattenimento dello straniero: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del trattenimento di uno straniero in un centro di permanenza per il rimpatrio. La decisione si basa sulla mancanza di documenti di identità, considerata un fattore che integra il 'rischio di fuga' e impedisce l'applicazione di misure alternative meno restrittive. La Corte ha inoltre chiarito che il procedimento amministrativo di espulsione è autonomo e non è vincolato da eventuali misure cautelari meno afflittive disposte in un separato procedimento penale a carico dello stesso soggetto. L'appello del cittadino straniero è stato quindi respinto.
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Liberazione anticipata reati ostativi: la Cassazione dubita
Un uomo condannato per un reato ostativo si è visto negare la sospensione dell'ordine di carcerazione. La Cassazione ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo al divieto di applicare la procedura rapida per la liberazione anticipata per reati ostativi, che avrebbe potuto evitare il suo ingresso in carcere. Il caso è stato rimesso alla Corte Costituzionale per decidere se tale esclusione sia irragionevole e contraria ai principi costituzionali.
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Misure alternative: no se si commettono nuovi reati
Un condannato in detenzione domiciliare viene arrestato per un nuovo reato. Il Tribunale di Sorveglianza rigetta la sua richiesta di misure alternative per la sua attuale pericolosità sociale. La Cassazione conferma, dichiarando inammissibile il ricorso e sottolineando che la commissione di nuovi reati è un forte indicatore di inaffidabilità, che il giudice può valutare autonomamente.
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Condannato irreperibile: no al rigetto senza udienza
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di inammissibilità emesso senza udienza nei confronti di un condannato irreperibile che aveva richiesto una misura alternativa alla detenzione. La Suprema Corte ha stabilito che la condizione di irreperibilità non permette una decisione 'de plano' basata sulla mancata elezione di domicilio, ma impone la celebrazione di un'udienza in contraddittorio, garantendo il diritto di difesa. Il caso è stato rinviato al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo esame nel rispetto delle corrette procedure.
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Relazione UEPE: necessaria per l’affidamento in prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava una misura alternativa alla detenzione. Il motivo è la mancata acquisizione della relazione UEPE, ritenuta indispensabile per valutare la richiesta del condannato. Senza tale relazione, la decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata giudicata contraddittoria, poiché basata su presupposti che proprio la relazione UEPE avrebbe dovuto accertare, come la revisione critica del passato e il contesto socio-familiare.
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Detenzione domiciliare ultrasettantenni: la Cassazione
La Cassazione, con Sentenza n. 34479/2025, rigetta il ricorso del PM. Chiarisce che la nuova procedura di detenzione domiciliare ultrasettantenni (art. 656 co. 9-bis c.p.p.) si applica solo a chi è già in custodia cautelare, non a tutti i condannati liberi sopra i 70 anni, per evitare disparità di trattamento.
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Reformatio in peius: no violazione se pena invariata
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 34346/2025, ha stabilito che la riqualificazione giuridica di un reato in una forma più grave da parte del giudice d'appello, a seguito del solo ricorso dell'imputato, non viola il divieto di 'reformatio in peius' se la pena rimane invariata. Il divieto, infatti, si applica esclusivamente al trattamento sanzionatorio in senso stretto e non alle conseguenze indirette, come la preclusione alla sospensione dell'esecuzione della pena.
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Pericolosità sociale: quando blocca le misure alternative
La richiesta di un condannato per misure alternative alla detenzione è stata respinta a causa della sua conclamata pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando come i precedenti penali, lo status di irregolarità in Italia e la mancanza di un lavoro e di una residenza stabili costituiscano validi indicatori per una prognosi negativa, rendendo l'appello inammissibile.
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Rescissione del giudicato: la nomina d’ufficio non basta
Un imputato, condannato in via definitiva per tentato furto senza aver mai saputo del processo, ha chiesto la rescissione del giudicato. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, annullando la decisione precedente. I giudici hanno stabilito che la mera nomina di un difensore d'ufficio, anche se accettata dall'indagato al momento dell'arresto, non è sufficiente a provare la sua effettiva conoscenza del procedimento. Senza la prova di un reale rapporto professionale tra l'imputato e il legale, non si può presumere una volontà di sottrarsi al processo, garantendo così il diritto a un giusto processo.
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Notifica irreperibili: no ricerche all’estero
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una notifica irreperibili a un condannato espulso all'estero. La sentenza chiarisce che l'autorità giudiziaria non è obbligata a svolgere ricerche nel paese di origine del condannato se non ne conosce l'indirizzo preciso. Viene inoltre confermata la legittimità della notifica dell'ordine di esecuzione al difensore del giudizio di merito, come previsto specificamente dalla legge per questa fase.
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Misure alternative: competenza del Tribunale di Sorveglianza
Un condannato ha richiesto l'affidamento in prova. Durante il procedimento, è sopravvenuta una nuova condanna cumulativa. Il Tribunale di Sorveglianza ha deciso su tutte le pene, negando l'affidamento. La Cassazione ha confermato, stabilendo che la competenza del Tribunale si estende automaticamente alle nuove pene (perpetuatio jurisdictionis) senza necessità di un nuovo avviso, e che la valutazione sull'idoneità del percorso rieducativo è una decisione di merito non sindacabile se ben motivata.
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Pene sostitutive: conta la pena inflitta, non residua
Un condannato a 3 anni e 9 mesi di reclusione ha richiesto l'applicazione delle pene sostitutive, sostenendo che si dovesse considerare la pena residua da scontare al netto del presofferto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per l'ammissibilità alle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia, il calcolo deve basarsi esclusivamente sulla pena inflitta con la sentenza di condanna, e non sulla pena residua. La detenzione cautelare già scontata non rileva ai fini dell'accesso al beneficio, ma solo per il successivo scomputo dalla pena da eseguire.
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Misura cautelare e revoca: la valutazione del giudice
La Cassazione annulla la revoca automatica degli arresti domiciliari esecutivi a seguito di una nuova misura cautelare. Il giudice deve valutare la compatibilità considerando tutti gli elementi, non basandosi su un automatismo, specialmente se i nuovi fatti sono antecedenti alla misura in corso.
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Pene sostitutive: il giudicato preclude la richiesta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2357/2024, ha stabilito che il diniego di una pena sostitutiva in fase di cognizione, basato su una valutazione negativa della personalità dell'imputato, crea un effetto preclusivo (giudicato) che si estende a tutte le altre pene sostitutive. Tale effetto impedisce di chiederne l'applicazione in fase di esecuzione, anche se introdotte da una normativa più favorevole successiva, a meno che non vengano presentati elementi di novità significativi.
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Pene sostitutive Cartabia: applicabili post-giudicato?
La Corte di Cassazione stabilisce che le nuove pene sostitutive della Riforma Cartabia sono applicabili anche se la sentenza di condanna è diventata definitiva dopo l'entrata in vigore della riforma stessa. Un imputato si era visto negare la sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità dal giudice dell'esecuzione, che riteneva la norma non vigente al momento del processo. La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il momento determinante è la data in cui la sentenza diventa irrevocabile (giudicato). Se successiva alla riforma, il condannato ha diritto a chiedere l'applicazione delle norme più favorevoli.
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Notifica ordine esecuzione irreperibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo, condannato in assenza e poi dichiarato irreperibile, che lamentava la mancata conoscenza dell'ordine di esecuzione. La Corte ha stabilito che la notifica dell'ordine di esecuzione a un irreperibile non è richiesta, poiché le garanzie previste dalla legge non si estendono a chi si è reso volontariamente introvabile. Inoltre, ha ribadito che per contestare la validità di un processo svoltosi in assenza, lo strumento corretto è la rescissione del giudicato e non l'incidente di esecuzione.
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Misura alternativa dall’estero: si può chiedere?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla richiesta di una misura alternativa dall'estero presentata da un cittadino straniero. La Corte ha stabilito che, sebbene la presenza fisica in Italia non sia un requisito per presentare la domanda, è indispensabile fornire prove concrete sulla fattibilità del programma di reinserimento nel territorio nazionale. Poiché il richiedente non ha fornito dettagli su tempi, modi del rientro e condizione lavorativa, il ricorso è stato respinto, sottolineando l'importanza di dimostrare la concreta possibilità di esecuzione della misura.
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Affidamento in prova: lavoro non indispensabile
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova a un condannato disoccupato. La sentenza chiarisce che, sebbene l'assenza di un'attività lavorativa non sia di per sé un ostacolo insuperabile, essa deve essere bilanciata dalla dimostrazione di un concreto percorso di reinserimento sociale, come il volontariato o altre attività socialmente utili, che nel caso specifico non sono state provate.
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Cumulo parziale: la Cassazione chiarisce il calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che contestava il ricalcolo della sua pena tramite la tecnica del cumulo parziale. L'uomo, dopo aver commesso nuovi reati a seguito di un periodo di detenzione, si opponeva al nuovo provvedimento di esecuzione delle pene. La Corte ha stabilito che, in presenza di reati commessi in momenti diversi e separati da una carcerazione, il Pubblico Ministero deve correttamente procedere con cumuli parziali distinti, non potendosi limitare a una mera sottrazione della pena ridotta dal giudice dell'esecuzione.
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