La Corte di Cassazione ha confermato la misura di custodia cautelare in carcere per un soggetto indagato per autoriciclaggio, stabilendo che le operazioni finanziarie, come la compravendita di valute o di azioni finalizzata al profitto, integrano pienamente il reato. Secondo la Corte, tali attività non costituiscono mero godimento personale dei proventi illeciti, ma rappresentano un reimpiego nel circuito economico volto a ostacolare la tracciabilità dei fondi. La decisione sottolinea che anche se dirette da una persona già detenuta, queste operazioni dimostrano una capacità criminale tale da giustificare la massima misura cautelare per il pericolo di recidiva.
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