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Art. 640-bis Codice Penale

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656 provvedimenti

Truffa aggravata: quando la falsa malattia è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica condannata per truffa aggravata. La lavoratrice aveva presentato falsa documentazione medica per giustificare le assenze. La Corte ha chiarito che l'uso di 'artifizi o raggiri', come i certificati falsi, per indurre in errore l'ente pubblico configura il reato di truffa aggravata (art. 640 c.p.) e non la più lieve fattispecie di indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.).
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Riparazione ingiusta detenzione: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che negava la riparazione per ingiusta detenzione a due coniugi, assolti dall'accusa di truffa aggravata. La Corte ha stabilito che il giudice, nel valutare la 'colpa grave' dell'imputato, non può limitarsi a richiamare gli elementi della fase cautelare, ma deve condurre un'analisi autonoma partendo dalle motivazioni della sentenza di assoluzione, considerata il 'punto fermo' del giudizio.
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Serre fotovoltaiche: la truffa per incentivi pubblici
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19066/2025, ha confermato la condanna per truffa aggravata e reati fiscali legati a un impianto di serre fotovoltaiche. I giudici hanno ritenuto che l'attività agricola fosse del tutto fittizia e creata al solo scopo di ottenere illecitamente ingenti incentivi pubblici, attraverso un complesso schema societario e l'emissione di fatture per operazioni inesistenti. I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili per manifesta infondatezza.
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Intestazione fiduciaria: la Cassazione e la confisca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore di fatto contro la confisca di un immobile. L'immobile, oggetto di intestazione fiduciaria e formalmente di proprietà del coimputato, è stato correttamente confiscato. La Corte ha chiarito che l'intestazione fiduciaria trasferisce la proprietà effettiva, rendendo il bene aggredibile per i reati commessi dall'intestatario formale (fiduciario) e che le pretese del fiduciante sono relegabili solo in sede civile.
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Truffa aggravata: quando scatta l’induzione in errore
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa aggravata ai danni dello Stato. La Corte conferma che la presentazione di documenti falsi integra gli 'artifizi e raggiri' necessari per configurare il reato di cui all'art. 640-bis c.p., distinguendolo dalla mera indebita percezione di fondi.
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Reddito di cittadinanza: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un soggetto che aveva ottenuto illecitamente il reddito di cittadinanza, per un importo di oltre 68.000 euro, omettendo di dichiarare una precedente condanna per un reato ostativo (art. 416 bis c.p.). La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, specificando che la successiva abrogazione della norma incriminatrice non determina l'assoluzione, a causa di una specifica disposizione transitoria che garantisce la continuità della sanzione per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023. L'ignoranza della legge penale è stata inoltre giudicata inescusabile.
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Periculum in mora: sequestro preventivo e frode fiscale
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo per una frode fiscale da oltre 1,3 milioni di euro. La decisione si fonda sulla sussistenza del periculum in mora, ovvero il rischio concreto che gli indagati disperdano i beni. La Corte ha ritenuto che l'intestazione fittizia di tutti i beni a un coniuge, mentre l'altro, considerato l'amministratore di fatto, risulta nullatenente, costituisca un valido indice di tale pericolo, giustificando il sequestro finalizzato alla confisca.
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Confisca in Esecuzione: Sì anche se omessa in sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per reati fiscali. Il caso verteva sulla legittimità di una confisca in esecuzione disposta dal giudice, nonostante la misura non fosse stata prevista nella sentenza di condanna definitiva. La Corte ha stabilito che, data la natura obbligatoria della confisca per equivalente nei reati tributari, il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di ordinarla anche in un momento successivo, sanando l'omissione del giudice di merito, in base all'art. 676 c.p.p.
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Confisca immobile: onere della prova del terzo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un terzo intestatario di beni, confermando la confisca immobile disposta a seguito dei reati commessi dall'ex compagno. La sentenza ribadisce che per ottenere la revoca del provvedimento, il terzo deve fornire una prova rigorosa non solo della propria buona fede, ma anche della provenienza lecita dei fondi utilizzati per l'acquisto dell'intero bene, onere che nel caso di specie non è stato assolto.
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Quietanza di pagamento: vale con assegni postdatati?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'erogazione di contributi pubblici, la quietanza di pagamento rilasciata dal fornitore è prova sufficiente della spesa, anche se il pagamento è avvenuto con assegni postdatati e incassati dopo la scadenza del termine di rendicontazione. La revoca del contributo da parte dell'ente pubblico è stata pertanto ritenuta illegittima, in quanto la presentazione della dichiarazione liberatoria del creditore basta a dimostrare l'adempimento dell'onere documentale richiesto.
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Truffa aggravata incentivi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di truffa aggravata incentivi nel settore fotovoltaico. Diversi imputati erano accusati di aver falsificato l'origine di pannelli solari per ottenere illecitamente fondi pubblici. Sebbene il reato penale sia stato dichiarato estinto per prescrizione, la Corte ha confermato la responsabilità civile degli imputati e delle società coinvolte, condannandoli al risarcimento dei danni verso le parti civili. La sentenza sottolinea come la prescrizione non elimini le conseguenze civili dell'illecito quando i fatti sono accertati.
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Inammissibilità ricorso: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare. I motivi sono stati ritenuti generici perché non contestavano adeguatamente il pericolo di recidiva, ma solo la scelta della misura. La Corte ha sottolineato che la gravità dei fatti, inseriti in un contesto associativo, rende attuale il rischio di reiterazione del reato, giustificando la decisione e portando alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'imputata contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati associativi. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso troppo generici, in quanto contestavano solo la scelta della misura più afflittiva senza mettere in discussione la gravità dei fatti e il concreto pericolo di recidiva che, secondo i giudici, giustificavano l'applicazione di una misura cautelare.
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Giudicato cautelare: quando un sequestro non si revoca
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imprenditore contro il diniego di revoca di un sequestro preventivo per truffa aggravata. La decisione si fonda sul principio del giudicato cautelare, stabilendo che, in assenza di nuovi elementi di fatto, un provvedimento cautelare già confermato non può essere riesaminato.
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Truffa reddito di cittadinanza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata nei confronti di due soggetti che avevano omesso di comunicare l'esistenza di condanne penali, divenute ostative alla percezione del reddito di cittadinanza a seguito di una modifica normativa. Secondo la Corte, tale omissione non integra il meno grave reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, ma una vera e propria truffa reddito di cittadinanza, poiché il silenzio è finalizzato a indurre in errore l'ente erogatore che effettua controlli sulla sussistenza dei requisiti.
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Onere della prova inadempimento: chi deve provare?
Un'azienda di servizi non viene pagata dal cliente che lamenta l'inadempimento. La Cassazione chiarisce l'onere della prova inadempimento: una volta che il cliente contesta specificamente il servizio, spetta al fornitore dimostrare di aver adempiuto correttamente. Il ricorso è stato rigettato.
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Procura speciale: requisiti per il riesame del terzo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro un sequestro preventivo di oltre 16 milioni di euro. La decisione si fonda sulla mancanza di una valida procura speciale al difensore, ritenendo insufficiente un mandato generico che non specifichi l'atto da impugnare. Viene ribadito che il terzo interessato, a differenza dell'indagato, necessita di una procura ad hoc per contestare misure cautelari reali.
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Truffa aggravata reddito di cittadinanza: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22640/2025, ha stabilito che presentare false dichiarazioni per ottenere il reddito di cittadinanza configura il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640-bis c.p.) e non il meno grave illecito specifico. Secondo la Corte, l'atto di nascondere informazioni reddituali è di per sé idoneo a indurre in errore l'ente erogatore, a prescindere dall'eventuale negligenza di quest'ultimo nell'eseguire i controlli. La sentenza chiarisce che la condotta decettiva del richiedente è l'elemento cruciale, rendendo irrilevante che i sistemi di verifica dell'ente non siano riusciti a smascherare l'inganno. Di conseguenza, è stata annullata l'ordinanza che negava il sequestro dei fondi, qualificando il fatto come truffa aggravata reddito di cittadinanza.
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Falso ideologico CAA: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falso ideologico a carico degli operatori di un Centro di Assistenza Agricola (CAA). La sentenza stabilisce che gli operatori di un CAA rivestono la qualifica di incaricati di pubblico servizio e che le loro attestazioni su domande di fondi europei hanno natura fidefacente, ovvero fanno piena prova fino a querela di falso. Di conseguenza, attestare falsamente la completezza e correttezza documentale di una pratica costituisce il reato di falso ideologico CAA.
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Falso in atto pubblico: la responsabilità del C.A.A.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falso in atto pubblico a carico del legale rappresentante di un Centro di Assistenza Agricola (C.A.A.). L'imputato aveva falsamente attestato la regolarità e completezza documentale della domanda di un'imprenditrice agricola per l'ottenimento di fondi comunitari, pur in assenza dei requisiti e degli allegati necessari. La Corte ha stabilito che gli operatori dei C.A.A. rivestono la qualifica di incaricati di pubblico servizio e che le loro attestazioni hanno natura fidefacente. Per integrare il reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di attestare il falso, senza che sia necessario provare un fine specifico.
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