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Art. 64 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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105 provvedimenti

Altri anni per Art. 64 Codice di Procedura Penale

Ingiusta detenzione: il silenzio non è colpa grave
Un individuo, assolto dall'accusa di tentato omicidio dopo un lungo periodo di detenzione cautelare, ha richiesto un indennizzo per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, ritenendo che il suo silenzio iniziale costituisse una 'colpa grave'. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che avvalersi della facoltà di non rispondere è un diritto di difesa e non può, per legge, essere considerato una colpa che impedisce l'indennizzo. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Favoreggiamento immigrazione: ruoli e pena secondo la C. di Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46778/2024, si è pronunciata sul reato di favoreggiamento immigrazione clandestina. Due soggetti erano stati condannati per aver procurato l'ingresso illegale in Italia a 89 persone. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno degli imputati, considerato uno degli "scafisti", a causa delle prove schiaccianti a suo carico. Ha invece rigettato il ricorso del secondo, che sosteneva di avere un ruolo marginale, affermando che anche un contributo da "intermediario" o "cuoco" costituisce piena partecipazione al reato se funzionale all'impresa criminale. La sentenza chiarisce inoltre i criteri per l'applicazione delle aggravanti e la quantificazione della pena.
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Proventi illeciti: tassabili anche se confiscati?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per dichiarazione infedele a un'imprenditrice che non aveva dichiarato i proventi illeciti derivanti da un reato di peculato. La Corte ha stabilito che i proventi illeciti sono soggetti a tassazione e l'obbligo dichiarativo non viene meno neanche se tali somme vengono confiscate in un periodo d'imposta successivo. È stato inoltre escluso che l'obbligo di dichiarare violi il principio del "nemo tenetur se detegere" (diritto a non autoincriminarsi).
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Detenzione di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la detenzione di stupefacenti, nello specifico una quantità di marijuana corrispondente a oltre 1.400 dosi. La Corte ha stabilito che un quantitativo così cospicuo, unito alla deperibilità della sostanza, è incompatibile con la tesi dell'uso personale. I giudici hanno ritenuto le argomentazioni difensive una mera riproposizione di tesi già respinte e hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'ipotesi del fatto di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche.
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Omicidio senza cadavere: prova indiziaria e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio volontario a carico di un uomo accusato di aver ucciso la suocera, il cui corpo non è mai stato ritrovato. La decisione si fonda su un solido quadro di prove indiziarie, tra cui il movente economico, un alibi palesemente falso smentito dai tabulati telefonici e il comportamento tenuto dall'imputato dopo la scomparsa della vittima. La sentenza stabilisce che, anche in assenza della prova diretta, un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti è sufficiente a fondare un giudizio di colpevolezza per omicidio senza cadavere, al di là di ogni ragionevole dubbio.
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