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Art. 62 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

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45 provvedimenti

Deducibilità interessi passivi: la Cassazione decide
Una holding si è vista negare la deducibilità degli interessi passivi su finanziamenti infragruppo perché l'Agenzia delle Entrate ha ritenuto le operazioni anti-economiche. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla materia e la particolare rilevanza delle questioni, non ha emesso una decisione finale. Con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per definire in modo chiaro i limiti del sindacato del Fisco sulle scelte imprenditoriali e l'applicazione del principio di inerenza alla deducibilità interessi passivi.
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Sanzioni per fatto di terzi: la Cassazione chiarisce
Due contribuenti hanno richiesto il rimborso delle sanzioni fiscali pagate a causa dell'appropriazione indebita commessa dal loro commercialista. La Corte di Cassazione ha stabilito che la causa di non punibilità per le "sanzioni per fatto di terzi" si applica a tutte le sanzioni derivanti dalla condotta fraudolenta del professionista, e non solo a quelle per tardivo versamento. Di conseguenza, la sentenza della commissione tributaria regionale, che aveva concesso un rimborso solo parziale, è stata annullata con rinvio.
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Giudicato esterno e aiuti di Stato: un limite decisivo
Una società colpita da un'alluvione ha richiesto il rimborso di contributi previdenziali, invocando le norme sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo centrale è l'effetto vincolante di un 'giudicato esterno' emesso da un tribunale tributario, che aveva già quantificato in modo definitivo il danno totale subito dall'azienda. Poiché l'impresa era già stata risarcita per quell'importo, ogni ulteriore pagamento sarebbe stato una 'sovracompensazione' vietata dalle norme UE sugli aiuti di Stato, rendendo la precedente sentenza un limite insuperabile.
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Accertamento con adesione: i suoi limiti vincolanti
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento con adesione, un accordo tra contribuente e fisco, ha un'efficacia limitata. Non può vincolare l'Amministrazione Finanziaria per periodi d'imposta diversi da quello pattuito, né nei confronti di soggetti differenti, come una società collegata. La sentenza nasce da un caso di presunta elusione fiscale tramite 'leveraged cash out', dove un precedente accordo con un socio non ha impedito al fisco di contestare l'operazione alla società in un anno successivo.
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Interposizione soggettiva: il possesso del reddito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 939/2025, interviene sul tema dell'interposizione soggettiva. Il caso riguardava un contribuente ritenuto dall'Agenzia delle Entrate amministratore di fatto di una S.r.l. e, di conseguenza, effettivo possessore dei redditi della società. La Corte ha stabilito che un giudicato favorevole al contribuente per un'annualità precedente non si estende automaticamente agli anni successivi, poiché la qualifica di amministratore di fatto è una condizione mutevole nel tempo. Inoltre, ha chiarito che l'art. 37, comma 3, del D.P.R. 600/1973, che imputa i redditi all'effettivo possessore, si applica sia ai casi di interposizione fittizia sia a quelli di interposizione reale. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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