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Art. 62-bis Codice Penale — Sezione Quarta Penale

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630 provvedimenti

Altri anni per Art. 62-bis Codice Penale

Estorsione e spaccio: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione e spaccio di droga nei confronti di un imputato. Il ricorso, basato sulla presunta inattendibilità delle testimonianze e sulla severità della pena, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che la motivazione della Corte d'Appello era adeguata e logica sia sulla responsabilità che sulla quantificazione della pena.
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Responsabilità CSE: la sicurezza in cantiere è un dovere
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio colposo di un Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione (CSE) a seguito di un incidente mortale in un cantiere stradale. La sentenza ribadisce la piena responsabilità CSE nel verificare l'effettiva adozione delle misure di sicurezza, come la corretta segnaletica e le barriere, sottolineando che impartire semplici disposizioni non è sufficiente a escludere la colpa.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché l'imputato si è limitato a riproporre le stesse censure già respinte dalla Corte d'Appello. Il caso riguardava condanne per furto aggravato, resistenza, lesioni e minacce. La Suprema Corte ribadisce che il ricorso deve confrontarsi criticamente con la sentenza impugnata, non limitarsi a ripetere le argomentazioni precedenti, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Concorso nel trasporto di stupefacenti: la staffetta
La Corte di Cassazione conferma la condanna per due individui accusati di concorso nel trasporto di stupefacenti. Essi agivano come veicolo di scorta ('staffetta') per un'altra auto che trasportava un ingente carico di cocaina. La Corte ha stabilito che il viaggio coordinato e il ruolo di avanguardia costituivano prove indiziarie sufficienti per la condanna, respingendo le tesi difensive basate sulla mancanza di prove dirette e sulla mera presenza passiva di uno degli imputati. Sono state negate anche le circostanze attenuanti a causa della gravità del reato e dei precedenti penali.
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Mancanza di querela: furto e la Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato commesso in un supermercato. La decisione si fonda sulla sopravvenuta procedibilità a querela del reato, introdotta dalla Riforma Cartabia. Poiché le vittime avevano sporto semplice denuncia senza una formale istanza di punizione, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità dell'azione penale per mancanza di querela, assorbendo ogni altra doglianza.
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Furto in garage: quando è furto in abitazione?
La Corte di Cassazione ha confermato che il furto in garage condominiale, anche se non fisicamente collegato all'appartamento, si configura come furto in abitazione. La sentenza chiarisce che il vincolo funzionale tra il garage e l'abitazione è sufficiente per qualificare il reato come aggravato ai sensi dell'art. 624-bis c.p. Il ricorso dell'imputato, che lamentava anche un'eccessiva severità della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, è stato rigettato.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputate condannate per tentato furto. La sentenza conferma che il giudice può negare le attenuanti generiche basandosi sulla gravità del dolo e sulla pericolosità sociale, senza che sia necessaria la presenza di precedenti penali. Inoltre, la richiesta di sospensione condizionale della pena non può essere avanzata per la prima volta in sede di legittimità se non è stata formulata nei motivi di appello.
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Ricorso inammissibile: Omicidio colposo e attenuanti
Un conducente, condannato per omicidio colposo aggravato dopo aver investito e ucciso un ciclista, ha presentato appello alla Corte di Cassazione. I motivi includevano la presunta carenza di motivazione delle sentenze precedenti, il mancato riconoscimento del concorso di colpa della vittima e il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni manifestamente infondate. La decisione ha sottolineato come la condotta dell'imputato post-fatto e le successive condanne penali giustificassero una valutazione negativa della sua personalità, legittimando il diniego dei benefici richiesti.
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Massima d’esperienza e omicidio stradale: la guida
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio stradale di un conducente che, superando i limiti di velocità, aveva azionato il freno a mano causando un'invasione di corsia e un frontale mortale. La decisione si fonda sulla massima d'esperienza secondo cui le manovre di guida sono compiute dal conducente, in assenza di prove concrete di una versione alternativa (es. l'azione di un passeggero).
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Pene accessorie: quando sono legittime per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 29691/2025, si è pronunciata su diversi ricorsi presentati da imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha rigettato i ricorsi, cogliendo l'occasione per chiarire importanti principi sulle pene accessorie, come l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, e sui limiti all'impugnazione in caso di precedente 'patteggiamento in appello'. La decisione sottolinea che l'applicazione di tali pene accessorie è un automatismo di legge legato alla gravità della pena principale e non una scelta discrezionale del giudice.
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