Un uomo, a seguito di precedenti dissidi, uccide due persone con un fucile da caccia. Sostiene di aver agito per legittima difesa, affermando di essere stato inseguito e minacciato. La Corte di Cassazione, tuttavia, respinge la sua tesi. I giudici stabiliscono che non vi erano prove che le vittime fossero armate. Inoltre, l'imputato non ha reagito a un pericolo imminente, ma ha atteso le vittime in una piazza, già armato, dimostrando una chiara volontà omicida. Viene quindi esclusa la legittima difesa e confermata la condanna a vent'anni per duplice omicidio volontario.
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