La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di una persona imputata per il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro. La vicenda trae origine dall'illecita gestione e disposizione di un veicolo affidato in custodia a seguito di un provvedimento cautelare. L'imputata ha contestato la regolarità del sequestro preventivo, l'effettiva sussistenza della volontà colpevole, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la misura della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, evidenziando che i motivi presentati ripetevano argomentazioni già valutate dai giudici dei gradi precedenti senza contrastare la motivazione della sentenza impugnata. La Suprema Corte ha dunque dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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