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Art. 616 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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Altri anni per Art. 616 Codice di Procedura Penale

Fattispecie di lieve entità: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di riconoscere la fattispecie di lieve entità è stata respinta a causa di plurimi indicatori di una certa gravità, tra cui l'ampia clientela, la diversità delle sostanze (hashish e marijuana), l'elevato numero di dosi ricavabili, il possesso di strumenti per il confezionamento e i precedenti specifici dell'imputato.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per aver tentato di introdurre sostanze stupefacenti in un carcere per il figlio detenuto. I motivi del ricorso, focalizzati sul riconoscimento dello spaccio di lieve entità, sulla contestazione della recidiva e sulla prevalenza delle attenuanti generiche, sono stati ritenuti manifestamente infondati e generici. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il ricorso presentava apprezzamenti fattuali non consentiti in sede di legittimità.
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Destinazione allo spaccio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una condanna per detenzione di stupefacenti. La destinazione allo spaccio è stata confermata sulla base di plurimi indizi univoci, come la quantità, la varietà della sostanza, il possesso di un bilancino di precisione e l'assenza di redditi leciti.
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Attendibilità persona offesa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per lesioni personali e spaccio. La Corte ha ritenuto che la valutazione sull'attendibilità della persona offesa, se logicamente motivata dai giudici di merito e supportata da riscontri (referto medico, testimonianze), non può essere contestata in sede di legittimità. Il ricorso è stato giudicato come un tentativo di riproporre una valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione.
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Bilanciamento circostanze: il potere del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, riaffermando che il bilanciamento circostanze attenuanti e aggravanti è un potere discrezionale del giudice di merito. Se la motivazione è logica e coerente, come nel caso di specie dove le attenuanti generiche sono state ritenute solo equivalenti alla recidiva, la valutazione non è sindacabile in sede di legittimità.
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Attenuanti generiche negate: il caso della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per trasporto di un ingente quantitativo di stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento delle attenuanti generiche basandosi sulla sua confessione, ma i giudici hanno stabilito che una confessione tardiva, avvenuta solo dopo la scoperta del reato in flagranza, non è sufficiente a giustificare una riduzione di pena, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Messa alla prova: quando i precedenti la escludono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego della messa alla prova per guida in stato di ebbrezza. La decisione è stata motivata dai precedenti specifici dell'imputato, da una condanna per guida sotto l'effetto di stupefacenti e dal suo stato di detenzione per un altro grave reato (lesioni), elementi che hanno reso impossibile formulare la prognosi positiva necessaria per accedere al beneficio.
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Lieve entità stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina, confermando l'esclusione della fattispecie di lieve entità stupefacenti. La decisione si fonda sulla notevole quantità di principio attivo, sul numero di dosi ricavabili e sul possesso di una considerevole e ingiustificata somma di denaro, elementi che nel loro complesso denotano una spiccata potenzialità offensiva della condotta.
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Ricorso inammissibile: chi può ricorrere in Cassazione?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché presentato personalmente dall'imputato e non da un avvocato abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. La decisione conferma che la mancanza di legittimazione processuale porta non solo al rigetto del ricorso, ma anche alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Combustione illecita di rifiuti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di combustione illecita di rifiuti. I motivi, basati su un presunto difetto di notifica e su un vizio di motivazione, sono stati ritenuti manifestamente infondati. La Corte ha chiarito che il vizio procedurale era stato sanato e che la rivalutazione delle prove non rientra nelle sue competenze.
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Detenzione di stupefacenti: quando è reato procurarli
Una donna è stata condannata per detenzione di stupefacenti (crack) destinati al compagno agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la colpevolezza. La sentenza sottolinea che qualsiasi forma di illecita detenzione di stupefacenti, incluso l'atto di procurarli per conto di terzi, costituisce reato. Sono stati respinti tutti i motivi di ricorso, inclusa la richiesta di applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione di attenuanti generiche.
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Ordine di demolizione: prevale la sentenza penale?
Un proprietario impugna un ordine di demolizione per 27 unità abusive, basandosi su una precedente sentenza del TAR che aveva annullato un'ordinanza comunale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che un annullamento amministrativo per vizi puramente formali non può bloccare l'esecuzione di una sentenza penale definitiva che ha accertato la natura sostanziale dell'abuso, specialmente in aree soggette a vincolo paesaggistico.
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Inammissibilità ricorso: quando è negato in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità dei ricorsi presentati da diversi imputati contro una sentenza di condanna per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. La decisione si basa sui limiti del ricorso dopo un concordato in appello, sulla non violazione del divieto di reformatio in peius e sulla genericità delle censure mosse alla motivazione della sentenza di secondo grado.
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Ricorso inammissibile: spaccio e motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile presentato da tre persone condannate per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che tentavano una mera rivalutazione dei fatti già accertati nei due gradi di merito (cd. doppia conforme), e sulla proposizione di censure nuove, non sollevate in appello. La sentenza ribadisce che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Pericolosità sociale e pena: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha confermato che la valutazione della pericolosità sociale, ai fini della determinazione della pena e dell'espulsione, può legittimamente basarsi su precedenti condanne, anche per reati di diversa natura, e sulla considerevole quantità di sostanza illecita, ritenendo tali elementi sufficienti a dimostrare una proclività al delitto e a giustificare la sanzione irrogata.
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Concordato in appello: quando il giudice può rigettarlo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16692 del 2024, ha chiarito i limiti del 'concordato in appello'. Il ricorso di un imputato, condannato per traffico di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, è stato respinto. La Corte ha stabilito che la decisione di rigetto del concordato è impugnabile, ma in questo caso era giustificata dalla non riconoscibilità delle attenuanti generiche, elemento chiave dell'accordo tra le parti. È stato inoltre confermato che la collaborazione, per valere come attenuante, deve portare a risultati investigativi concreti.
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Giudicato progressivo e prescrizione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la prescrizione del reato maturata durante il giudizio di rinvio. La Corte ha stabilito che, in virtù del principio del giudicato progressivo, l'accertamento della responsabilità era già diventato definitivo a seguito di una precedente sentenza della stessa Cassazione, che aveva annullato la condanna solo per la rideterminazione della pena. Di conseguenza, non è più possibile dichiarare l'estinzione del reato.
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Complicità detenzione stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16532/2024, ha confermato una condanna per illecita detenzione di droga, stabilendo un principio chiave: custodire stupefacenti per conto di un'altra persona costituisce complicità detenzione stupefacenti, e non il meno grave reato di favoreggiamento. Il ricorso dell'imputato, che sosteneva di aver solo tenuto la droga per un conoscente, è stato dichiarato inammissibile poiché in un reato permanente come la detenzione, qualsiasi aiuto fornito durante la condotta criminosa integra una partecipazione diretta al reato stesso.
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Ricorso inammissibile: perizia non necessaria per droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per detenzione di 335 grammi di stupefacenti. I giudici hanno stabilito che un narcotest è sufficiente per provare la natura della sostanza e che la manifesta infondatezza dei motivi di ricorso impedisce di dichiarare l'eventuale prescrizione del reato.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non valuta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due individui condannati per spaccio di lieve entità. Il ricorso contestava la valutazione dei fatti e la mancata concessione di attenuanti, ma la Corte ha stabilito che tali doglianze rappresentano un tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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