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Art. 613 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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Ricorso per cassazione personale: la difesa fai da te costa cara
Un condannato ha presentato un ricorso per cassazione personale contro l'ordinanza con cui il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato la propria incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile. La riforma della giustizia del 2017 vieta infatti al cittadino di firmare autonomamente l'impugnazione davanti alla Corte Suprema, imponendo la firma di un avvocato cassazionista. Inoltre, le decisioni sull'incompetenza territoriale non si possono impugnare direttamente tramite ricorso per cassazione. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la manifesta colpa nella presentazione dell'atto.
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Ricorso per cassazione personale: inammissibilità e sanzione
Un detenuto ha presentato un ricorso per cassazione personale contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava l'accertamento per la concessione di un permesso premio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile. A seguito della riforma del 2017, il condannato non ha più la facoltà di proporre personalmente l'impugnazione davanti alla Suprema Corte. La legge impone la sottoscrizione esclusiva da parte di un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Il mancato rispetto di questa modalità formale impedisce la valutazione del merito dell'istanza. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per Cassazione personale: inammissibile e con multa
Un detenuto ha presentato autonomamente un ricorso contro il rifiuto della liberazione anticipata. La Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibile la richiesta. La legge approvata nel 2017 vieta infatti il ricorso per Cassazione personale presentato direttamente dalla parte condannata. Ogni impugnazione davanti ai giudici di legittimità richiede obbligatoriamente la firma di un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Per questa ragione, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato il richiedente al pagamento delle spese di giudizio. Il condannato deve versare anche una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende, poiché la presentazione autonoma dell'atto costituisce un errore imputabile a colpa.
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Ricorso per cassazione personale: perché è inammissibile
Un detenuto ha presentato un ricorso per cassazione personale per richiedere la detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile. Dal 2017 la legge vieta l'autodifesa dinanzi alla Suprema Corte, imponendo la firma di un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del processo e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: l’errore del detenuto costa caro
Il Condannato ha proposto personalmente un ricorso per Cassazione, inviandolo tramite la posta elettronica certificata del proprio difensore, per contestare una sanzione disciplinare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'atto. Con la riforma della legge 103 del 2017, la normativa vieta il ricorso personale in Cassazione sia all'imputato sia al condannato. L'impugnazione deve essere firmata esclusivamente da un avvocato iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. L'autenticazione della firma effettuata dal difensore non trasforma l'atto in un ricorso tecnico, ma attesta solo la provenienza della sottoscrizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso senza discussione, condannando Il Condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la sanzione e il rigetto
Il Tribunale di sorveglianza disponeva la revoca della detenzione domiciliare per Il Condannato. Quest'ultimo proponeva autonomamente la propria impugnazione, presentando un ricorso per cassazione personale senza l'assistenza di un legale abilitato. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Dal 2017 la legge vieta infatti il ricorso per cassazione personale, imponendo la firma di un difensore iscritto all'albo speciale delle giurisdizioni superiori. A causa di questa violazione formale, Il Condannato ha perso il ricorso e ha subito la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: scatta l’inammissibilità
Un cittadino condannato per aver violato la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ha proposto un ricorso personale in Cassazione per difetto di notifica e vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile senza esaminare le doglianze. La riforma del 2017 vieta all'imputato di sottoscrivere autonomamente l'impugnazione in sede di legittimità. L'atto deve recare obbligatoriamente la firma di un avvocato iscritto nell'albo speciale dei patrocinanti davanti alle giurisdizioni superiori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la condanna da 3000 euro
Il Tribunale di Sorveglianza respinge la richiesta di liberazione condizionale presentata da un uomo in esecuzione pena. Il condannato decide di impugnare la decisione inviando un ricorso per cassazione personale senza l'assistenza di un avvocato. L'interessato lamenta difetti di motivazione e irregolarità nella notifica del provvedimento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che la riforma del 2017 ha eliminato la facoltà del condannato di proporre autonomamente l'impugnazione di legittimità. Qualsiasi ricorso davanti alla Suprema Corte richiede la firma di un difensore iscritto all'albo speciale. La Corte condanna quindi il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per Cassazione personale: inammissibilità e sanzione
Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato da un detenuto in materia di condizioni di detenzione. Il cittadino ha proposto un ricorso per Cassazione personale sostenendo la presenza di vizi di motivazione e violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile senza analizzarne il merito. La normativa vigente esclude la possibilità di presentare il ricorso per Cassazione personale, imponendo la sottoscrizione esclusiva da parte di un avvocato cassazionista iscritto all'albo speciale. Di conseguenza, la Cassazione ha condannato il cittadino al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: perché la legge lo vieta
Un condannato ha presentato un ricorso personale in Cassazione per contestare la revoca dell'indulto e la notifica di una sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile. Con la Riforma Orlando del 2017, la legge vieta al cittadino di sottoscrivere autonomamente l'atto di impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Il ricorso personale in Cassazione non è consentito in materia penale: l'atto deve recare la firma di un avvocato iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. Di conseguenza, il condannato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Avvocato non cassazionista: condanna confermata e multa
Un cittadino straniero è stato condannato per soggiorno illegale al pagamento di una multa. Il suo difensore ha impugnato la decisione, ma l'atto è giunto alla Corte di Cassazione. La Corte ha riscontrato che la difesa era stata affidata a un avvocato non cassazionista, privo cioè dell'abilitazione per le giurisdizioni superiori. Per questo motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il cittadino, oltre a subire la condanna definitiva al pagamento dell'ammenda originaria, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione personale: inammissibile il fai da te
Un condannato propone in prima persona un ricorso contro l'ordinanza del giudice dell'esecuzione. La Corte di Cassazione dichiara improcedibile la richiesta. La legge vieta infatti il ricorso per cassazione personale, imponendo la firma di un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. Il cittadino non può sottoscrivere direttamente l'atto d'impugnazione. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile. Il ricorrente deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: l’avvocato senza abilitazione
L'Indagato, accusato del reato di tentato omicidio, ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura cautelare della custodia in carc. La Suprema Corte ha pronunciato l'inammissibilità ricorso per cassazione poiché l'atto era stato firmato da un difensore privo dell'iscrizione all'albo speciale dei cassazionisti. A causa di questo vizio formale, i giudici non hanno potuto valutare le contestazioni relative ai gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha condannato L'Indagato al pagamento delle spese del processo e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione personale: no ai ricorsi fai-da-te
Un cittadino condannato in secondo grado ha presentato personalmente un ricorso per cassazione sottoscrivendolo in autonomia nel duemilaventuno. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile applicando la riforma penale del duemiladiciassette. Tale normativa vieta il ricorso per cassazione personale dell'imputato e richiede obbligatoriamente la firma di un avvocato iscritto all'albo speciale delle giurisdizioni superiori. A causa di questo vizio formale, la Corte non ha esaminato i motivi dell'impugnazione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione personale: perdi la causa senza un legale
Un cittadino condannato presenta autonomamente un ricorso per cassazione personale senza la firma di un avvocato abilitato. La Suprema Corte dichiara l'atto inammissibile. La legge numero 103 del 2017 ha infatti vietato la possibilità per l'imputato di proporre personalmente l'impugnazione davanti alla Corte di Cassazione. L'atto deve essere sottoscritto da un difensore iscritto nell'albo speciale dei patrocinanti della Cassazione. I giudici respingono la richiesta e condannano il ricorrente al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il vizio che blocca la difesa
Un cittadino condannato presenta un ricorso personale in Cassazione per contestare un provvedimento del Giudice di Sorveglianza. L'atto viene inviato e sottoscritto direttamente dall'interessato nel settembre 2020. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La legge n. 103 del 2017 ha infatti eliminato la possibilità di proporre un ricorso personale in Cassazione nel settore penale, imponendo la firma obbligatoria di un difensore iscritto all'albo speciale. Di conseguenza, i giudici respingono l'istanza e condannano l'imputato al pagamento delle spese del procedimento, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: no al fai da te penale
Un condannato ha presentato autonomamente un ricorso per cassazione personale contro un provvedimento del Giudice di Sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile senza convocare l'udienza. Dal 2017, la legge vieta infatti ai cittadini di firmare da soli i ricorsi di legittimità. La normativa impone la firma esclusiva di un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle magistrature superiori. A causa di questo errore formale, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione patteggiamento: il fai-da-te costa caro
Un imputato ha presentato un ricorso per cassazione patteggiamento senza l'assistenza di un avvocato. Il cittadino ha contestato la pena concordata ritenendola eccessiva e ha opposto la confisca del denaro sequestrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile per due ragioni principali. In primo luogo, la legge vieta all'imputato di sottoscrivere personalmente il ricorso per cassazione. In secondo luogo, la legge consente di impugnare il patteggiamento solo per motivi tassativi e non per generiche doglianze sull'entità della pena. La Suprema Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Mancata traduzione e ricorso per cassazione patteggiamento
L'Imputato ha proposto un ricorso per cassazione patteggiamento per chiedere l'annullamento della decisione emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari. Il motivo principale riguardava la mancata traduzione della sentenza nella lingua madre dell'imputato straniero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La legge limita le ragioni di impugnazione delle sentenze concordate a casi tassativi, tra cui non rientra la semplice omessa traduzione dell'atto. Inoltre, la mancata traduzione della decisione non provoca una nullità automatica se non si dimostra un concreto pregiudizio ai diritti di difesa, considerando che soltanto i difensori e non gli imputati possono presentare l'impugnazione. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione inammissibile: difensore non abilitato
Un cittadino ha presentato impugnazione contro una sentenza penale avvalendosi di un difensore non iscritto all'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso per cassazione inammissibile nonostante la conversione formale dell'atto di appello. I giudici hanno stabilito che la conversione non esenta l'imputato dal rispetto delle formalità prescritte per il giudizio di legittimità. Un'eccezione in tal senso premierebbe chi sbaglia il mezzo di impugnazione rispetto a chi rispetta le regole. L'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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