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Art. 613 Codice di Procedura Penale — Anno 2019

5 provvedimenti

Altri anni per Art. 613 Codice di Procedura Penale

Ricorso per cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione personale presentato da un condannato avverso un'ordinanza del Tribunale della Libertà. La decisione si fonda sulla legge n. 103/2017, che ha reso obbligatoria la sottoscrizione del ricorso da parte di un avvocato abilitato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione di 3.000 euro.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco perché
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso per cassazione presentato personalmente dall'imputato. La decisione si fonda sulla modifica dell'art. 613 c.p.p. ad opera della L. 103/2017, che ha eliminato la facoltà per l'imputato di proporre personalmente ricorso, rendendo obbligatoria l'assistenza di un difensore. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Cassazione personale: avvocato obbligatorio
Un imputato, condannato in appello per reati legati agli stupefacenti, ha presentato un ricorso per Cassazione personale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando la modifica normativa introdotta dalla Riforma Orlando (L. 103/2017), che ha reso obbligatoria la sottoscrizione del ricorso da parte di un avvocato cassazionista. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per Cassazione: avvocato non iscritto all’albo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione in materia di trasporto illecito di rifiuti. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il legale che ha presentato l'atto non era iscritto all'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle giurisdizioni superiori. La Corte ha ribadito che tale requisito è inderogabile, anche nel caso in cui un appello venga convertito in ricorso, precludendo l'esame del merito e della possibile prescrizione del reato.
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Reato continuato: quando si applica tra mafia e omicidio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra la sua affiliazione a un'associazione mafiosa e un omicidio commesso successivamente. La Corte ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La motivazione si basa sul principio che il reato continuato non è configurabile se il reato-fine (l'omicidio) non era programmato, almeno nelle sue linee essenziali, al momento dell'adesione al sodalizio criminale, ma è sorto da circostanze contingenti e occasionali, come una ritorsione nel contesto di una guerra tra clan.
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