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Art. 609 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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162 provvedimenti

Altri anni per Art. 609 Codice di Procedura Penale

Particolare tenuità del fatto: negata se le truffe sono seriali
L'Imputato è stato condannato per due reati di truffa commessi con le stesse modalità ai danni di tre persone diverse nel giro di pochi giorni. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'abitualità della condotta, dimostrata dalla reiterazione delle truffe in un ristretto arco temporale, esclude categoricamente la particolare tenuità del fatto. Inoltre, le questioni di merito non sollevate in appello non possono essere riproposte in Cassazione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di usura aggravata: condanna definitiva per ricorso errato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di usura aggravata continuata. L'imputato aveva contestato la ricostruzione dei fatti e richiesto l'esclusione di una circostanza aggravante. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti già accertati nei precedenti gradi. Inoltre, la richiesta di escludere l'aggravante era stata sollevata solo verbalmente durante l'udienza d'appello e non inserita nei motivi scritti del ricorso originario. Di conseguenza, non poteva essere proposta in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: condanna per i soci di Snc
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico del Socio Amministratore di una società di persone e del Socio Uscente. I giudici hanno ritenuto illecita la cessione gratuita di attrezzature aziendali a favore del Socio Uscente e la vendita, non interamente saldata, di un terreno personale dell'amministratore alla propria madre. Essendo la società una S.n.c., il patrimonio personale dei soci garantisce i debiti aziendali. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi poiché i motivi proposti erano nuovi e non presentati in appello. Inoltre, ha escluso la "bancarotta riparata", poiché l'accordo con il fallimento è avvenuto anni dopo e solo parzialmente, e ha negato la particolare tenuità del fatto a causa della gravità della pena edittale. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Inammissibilità dei motivi nuovi in Cassazione: niente sconti
L'Imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata applicazione di una circostanza attenuante. Tuttavia, questa contestazione non era stata presentata durante il precedente giudizio d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile proporre per la prima volta in sede di legittimità questioni che non sono state sottoposte al giudice di secondo grado, a meno che non si tratti di questioni rilevabili d'ufficio o non deducibili in precedenza. L'inammissibilità dei motivi nuovi in Cassazione serve a evitare censure su omissioni di pronuncia relative a punti mai devoluti alla Corte d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: sconti tardivi negati
L'Imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti, ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione di una circostanza attenuante. Tuttavia, tale richiesta non era stata presentata durante il giudizio di secondo grado. La Corte di Cassazione ha ribadito che non è possibile sollevare per la prima volta in sede di legittimità questioni che non sono state precedentemente sottoposte al vaglio del giudice d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato riciclaggio: la condanna definitiva e il ricorso negato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di tentato riciclaggio. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo, sostenendo di essere incorso in un errore di fatto. La Suprema Corte ha chiarito che il primo motivo di ricorso richiedeva una inammissibile rivalutazione delle prove, compito esclusivo dei giudici di merito. Il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile poiché proposto per la prima volta direttamente in Cassazione, violando le regole procedurali che vietano di sollevare questioni non trattate in appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: la condanna è definitiva e costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di ricettazione. I giudici hanno rilevato che la maggior parte dei motivi di impugnazione mirava a ottenere una inammissibile rivalutazione delle prove, compito precluso alla Corte di legittimità. Inoltre, una specifica contestazione riguardante l'uso della lingua tedesca durante l'esame di un testimone è stata sollevata per la prima volta in Cassazione, violando le regole procedurali. La Corte ha confermato che l'imputato aveva prestato il proprio consenso all'esame in lingua tedesca e che il verbale era stato regolarmente tradotto in italiano. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Astensione degli avvocati: condanna confermata per ritardo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per rapina e lesioni. Il primo motivo riguardava il mancato rinvio dell'udienza per l'astensione degli avvocati. I giudici hanno chiarito che, senza una tempestiva richiesta di trattazione orale, l'istanza di rinvio per sciopero dei difensori arrivata dopo la scadenza dei termini per le conclusioni non consente il rinvio. Gli altri motivi, volti a riconsiderare i fatti o a sollevare questioni nuove non presentate in appello, sono stati ritenuti inammissibili. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falso reddito per il patrocinio a spese dello Stato: condannata
Una cittadina è stata condannata per aver reso false dichiarazioni al fine di ottenere il patrocinio a spese dello Stato, omettendo di dichiarare un reddito personale di circa 7.000 euro. La donna ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un travisamento delle prove e un errore nella valutazione del suo nucleo familiare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Corte d'Appello ha motivato in modo logico e corretto la responsabilità della ricorrente, basandosi sugli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che non si possono sollevare per la prima volta in sede di legittimità questioni, come l'esclusione della recidiva, che non erano state presentate nei motivi di appello. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no a sconti tardivi
Un uomo è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico oltre 52 grammi di cocaina equivalenti a 287 dosi. L'imputato ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione della circostanza attenuante della lieve entità e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la questione della lieve entità non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione se non era stata oggetto dei motivi di appello. Inoltre, l'elevata quantità di droga e l'alto principio attivo escludono in radice la minima offensività del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Niente condanna senza rinnovazione dell’istruzione dibattimentale
L'Imputato era stato accusato di simulazione di reato per aver falsamente denunciato una truffa legata a un abbonamento televisivo. Assolto in primo grado, la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione condannandolo, basandosi su una diversa interpretazione delle testimonianze senza però riascoltare i testimoni. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la mancata rinnovazione dell'istruzione dibattimentale in appello costituisce una violazione insanabile dei diritti di difesa, rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato ottiene l'annullamento della condanna e il processo d'appello dovrà essere interamente celebrato da capo davanti a una diversa sezione della Corte d'Appello.
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Furto in negozio: quando spetta la particolare tenuità del fatto
Due soggetti vengono condannati per furto e tentato furto in un negozio. Uno dei due muore prima della decisione della Cassazione, determinando l'estinzione del reato. Per l'altro imputato, la Cassazione accoglie il ricorso. I giudici d'appello avevano riconosciuto l'attenuante del danno lieve ma si erano dimenticati di ridurre la pena. Inoltre, avevano negato la particolare tenuità del fatto senza valutare la condotta successiva al reato, come previsto dalla Riforma Cartabia. La Cassazione annulla la sentenza e rinvia il caso per un nuovo calcolo della pena e una nuova valutazione sulla particolare tenuità del fatto.
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Guida senza patente: ricorso tardivo costa caro al conducente
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida senza patente, in quanto revocata, con l'aggravante della recidiva nel biennio. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un'erronea applicazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile proporre per la prima volta in Cassazione questioni che non sono state precedentemente sollevate dinanzi alla Corte di Appello, a meno che non si tratti di questioni rilevabili d'ufficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lesioni personali: colpevolezza confermata ma niente carcere
L'Imputato era stato condannato alla pena della reclusione per il reato di lesioni personali non aggravate. Nonostante il ricorso per cassazione fosse inammissibile riguardo alla colpevolezza e alla mancata concessione delle attenuanti, la Suprema Corte ha rilevato d'ufficio un'importante novità normativa. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, il reato di lesioni personali semplici è diventato di competenza del Giudice di Pace, comportando l'applicazione retroattiva di sanzioni più favorevoli ed escludendo la pena detentiva. La Corte di Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio, rinviando alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena, confermando però la responsabilità penale dell'uomo.
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Lettura delle dichiarazioni: l’infermità supera il consenso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato nei gradi precedenti. La difesa contestava la legittimità della lettura delle dichiarazioni rese dalla vittima durante le indagini preliminari, acquisite senza il consenso dell'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la lettura delle dichiarazioni è pienamente legittima se la persona offesa è colpita da un'infermità sopravvenuta che le impedisce di testimoniare in udienza. Inoltre, i giudici hanno ribadito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la formazione di un valido rapporto di impugnazione. Di conseguenza, non è possibile dichiarare la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di appello. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: niente prescrizione
I Ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello che li condannava per lesioni personali aggravate dall'uso di un'arma. Nei motivi di ricorso, i soggetti hanno invocato l'avvenuta prescrizione del reato e hanno contestato la valutazione delle testimonianze. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare le prove testimoniali, compito che spetta esclusivamente al giudice di merito. Infine, la contestazione sull'aggravante dell'arma è stata ritenuta inammissibile perché proposta per la prima volta in sede di legittimità. I ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese.
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Vendita di alimenti contaminati: condannato il commerciante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commerciante condannato per la vendita di alimenti contaminati. L'imputato, titolare di una pescheria, vendeva mitili con una carica batterica superiore ai limiti di legge. La difesa sosteneva l'assenza di colpa, poiché i prodotti erano conservati in frigo e acquistati lo stesso giorno, e invocava la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che l'esenzione di responsabilità per i rivenditori si applica solo ai prodotti in confezioni originali sigillate. Per i prodotti sfusi, il commerciante risponde a titolo di colpa se non esegue controlli adeguati, assumendosi il rischio dell'attività. Il commerciante perde la causa ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sequestro probatorio: la consegna spontanea non cancella il reato
Il Commerciante ha subito il sequestro probatorio di 140 paia di scarpe di marca sospettate di essere contraffatte. Dopo un primo parziale sequestro, lo stesso indagato ha collaborato consegnando spontaneamente l'intero lotto di merce proveniente dallo stesso ordine. Successivamente, ha impugnato il provvedimento lamentando una mancanza di motivazione sul collegamento tra i beni e il reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per il sequestro probatorio non serve una descrizione dettagliata del reato, ma basta il riferimento al titolo del reato e agli atti di polizia. Inoltre, la collaborazione attiva del Commerciante dimostrava la sua piena consapevolezza delle indagini in corso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Oltre ogni ragionevole dubbio: auto sul posto e condanna sicura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per contrabbando di sigarette. Il Primo Ricorrente contestava la condanna basata sul ritrovamento di due sue auto cariche di tabacchi vicino al luogo di sbarco, ritenendo violato il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio. La Corte ha chiarito che tale principio consente la condanna quando le ricostruzioni alternative proposte dalla difesa sono puramente astratte, remote e prive di riscontri concreti. Per il Secondo Ricorrente, la Corte ha confermato la responsabilità basata su intercettazioni e pedinamenti, escludendo la riqualificazione in illecito amministrativo e l'applicazione immediata delle sanzioni sostitutive della Riforma Cartabia in sede di legittimità. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: auto mai consegnata ma la condanna è reale
Un agente di vendita ha convinto un cliente ad acquistare un'auto per undicimila euro, assicurando che il veicolo fosse disponibile. In realtà, l'auto non era mai stata nella disponibilità del venditore, il quale ha continuato a rinviare la consegna e ha restituito solo centodieci euro a fronte delle richieste di rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che non si è trattato di un semplice inadempimento civile, ma di una condotta fraudolenta. Inoltre, il reato sussiste anche se il profitto è andato alla società per cui l'agente lavorava e non direttamente a lui. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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