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art. 6, L. 13 dicembre 1989, n. 401

17 provvedimenti

DASPO: Cassazione annulla doppia presentazione, conferma durata
Due tifosi hanno ricevuto un DASPO di cinque anni, con obbligo di presentazione alla polizia durante le partite del Monza Calcio. Il G.i.p. ha convalidato la misura. La Cassazione ha parzialmente accolto i ricorsi dei tifosi. Ha annullato l'ordinanza nella parte in cui imponeva l'obbligo di doppia presentazione (anche durante il secondo tempo) e ha rilevato la mancanza di motivazione sull'urgenza del provvedimento. Ha invece confermato la durata del DASPO e la sua estensione alle partite amichevoli.
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DASPO e Incendio: La Cassazione conferma l’obbligo di presentazione
Un tifoso ha ricevuto un DASPO e l'obbligo di presentazione alla polizia per dieci anni, dopo aver causato un incendio boschivo sul Monte Pellegrino. L'incendio è avvenuto a causa dell'uso di fumogeni e razzi durante una partita di calcio, sebbene lontano dallo stadio. Il tifoso ha contestato la misura, sostenendo la mancanza di pericolosità sociale e difetti di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la legittimità del DASPO e dell'obbligo di presentazione, sottolineando la gravità del fatto, la pericolosità del soggetto (con precedenti DASPO e penali) e la corretta motivazione del provvedimento. La sentenza ribadisce i criteri per la convalida del DASPO e obbligo di presentazione.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione Conferma la Condanna
Un Imputato, già condannato per vari reati, ha presentato un ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna e il relativo trattamento sanzionatorio. La Corte d'Appello aveva evidenziato la sua indifferenza ai precedenti provvedimenti giudiziari, avendo commesso la violazione contestata per ben 17 volte. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendolo manifestamente infondato. L'Imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Daspo: Obbligo di presentazione senza motivazione è nullo
Un Tifoso ha ricevuto un Daspo con l'obbligo di presentarsi alla polizia durante le partite del Monza. Il G.I.P. ha convalidato questo obbligo. Il Tifoso ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione sulla necessità e durata dell'obbligo di presentazione Daspo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la convalida dell'obbligo di presentazione. Ha stabilito che la motivazione del G.I.P. era insufficiente riguardo alla necessità e congruità della durata della misura, rendendo inefficace tale parte del provvedimento.
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DASPO e firma saltata: no alla particolare tenuità del fatto
Due tifosi, sottoposti all'obbligo di firma in questura durante le partite di calcio, non si presentavano ripetutamente agli appuntamenti. Condannati in primo e secondo grado, proponevano ricorso in Cassazione lamentando un errore formale nei documenti e chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'errore nell'atto era solo materiale e che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in caso di reato continuato. La reiterazione delle violazioni configura infatti un comportamento abituale, che esclude categoricamente il beneficio. Di conseguenza, le condanne a dieci mesi di reclusione sono state confermate e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione corregge l’Appello
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso de L'Imputato, condannato in precedenza per un reato commesso durante una manifestazione sportiva nel 2019. I giudici di secondo grado avevano negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto applicando erroneamente limiti di pena e divieti introdotti da una legge successiva al momento del reato. La Suprema Corte ha chiarito che si deve applicare la legge vigente al momento del fatto, la quale consentiva l'istituto per reati con pena massima fino a cinque anni. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello per una nuova valutazione sulla particolare tenuità del fatto.
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DASPO e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva la revoca della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il ricorrente sosteneva che la misura fosse superflua poiché era già sottoposto a DASPO con obbligo di firma per otto anni. I giudici hanno chiarito che le due misure sono del tutto autonome e non sovrapponibili. L'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria persegue una finalità preventiva generale contro la reiterazione di qualsiasi reato. Al contrario, l'obbligo di firma legato al DASPO serve unicamente a impedire l'accesso agli eventi sportivi durante il loro svolgimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione DASPO: Ignorare il calendario non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un tifoso per la violazione obbligo di comparizione DASPO. L'imputato non si era presentato in Questura in occasione di tre partite, sostenendo di non essere a conoscenza del calendario del campionato. Secondo i giudici, tale giustificazione è inaccettabile. Il calendario delle partite ufficiali è un'informazione pubblica e facilmente reperibile, quindi l'ignoranza non può escludere la responsabilità penale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che chi è sottoposto a DASPO ha il dovere di informarsi attivamente sulle date degli incontri per adempiere all'obbligo di firma.
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DASPO e Tenuità del Fatto: Fan vince contro condanna per recidiva
Un tifoso, condannato per non aver rispettato l'obbligo di firma durante un DASPO, si era visto negare il beneficio della 'particolare tenuità del fatto' a causa di precedenti per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che la resistenza, reato con violenza, e la violazione del DASPO, reato di pura omissione, non sono 'della stessa indole'. Di conseguenza, la condotta non può essere considerata abituale. La Corte ha quindi annullato la condanna, ordinando un nuovo processo per valutare correttamente l'applicazione della non punibilità per la lieve entità del reato commesso.
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Convalida DASPO: i limiti del controllo del giudice
Un soggetto impugna in Cassazione la convalida di un DASPO con obbligo di firma, sostenendo di non aver partecipato ai disordini allo stadio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la convalida DASPO si basa su un controllo 'cartolare', cioè limitato ai documenti forniti dal Questore, senza possibilità per il giudice di riesaminare prove come i video. La Corte conferma che la valutazione è 'res sic stantibus', basata sugli atti disponibili in quel momento.
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DASPO e controllo del giudice: valutazione essenziale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un provvedimento di DASPO. Il giudice di merito aveva correttamente valutato la pericolosità del soggetto basandosi su video che lo ritraevano, con una bottiglia in mano, nel contesto di violenti scontri tra tifoserie. È stato confermato che il controllo del giudice non deve essere meramente formale, ma deve accertare la concreta pericolosità e la proporzionalità della misura.
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Obbligo di presentazione: quando è legittimo?
Un giovane contesta un divieto di accesso alle manifestazioni sportive (DASPO) e il connesso obbligo di presentazione alla polizia per cinque anni, sostenendo di avere in mano un'asta portabandiera. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. Secondo la Corte, le prove video dimostravano la partecipazione del ricorrente a episodi di guerriglia urbana tra tifoserie, armato di un bastone, giustificando così la gravità e la durata della misura preventiva.
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DASPO: il controllo del giudice sulla pericolosità
Un tifoso ha ricevuto un DASPO di cinque anni con obbligo di firma per aver partecipato a scontri violenti. Ha presentato ricorso, sostenendo che si trattava di un episodio isolato e che le sue azioni erano state fraintese. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del GIP. La Corte ha stabilito che il giudice aveva correttamente valutato la pericolosità del ricorrente sulla base delle prove video che mostravano la sua partecipazione attiva alla 'guerriglia urbana' e ha ritenuto la misura, compreso il DASPO, proporzionata alla gravità della condotta.
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Daspo: invasione di campo gioiosa è pericolosa?
La Corte di Cassazione ha confermato un Daspo di cinque anni con obbligo di firma nei confronti di un tifoso che aveva invaso il campo per festeggiare la vittoria della sua squadra. Nonostante il ricorrente sostenesse la natura pacifica del suo gesto, la Corte ha stabilito che l'invasione di campo costituisce di per sé un reato e una condotta pericolosa che giustifica l'applicazione del Daspo, soprattutto in presenza di precedenti specifici.
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Obbligo di presentazione: legittimo se motivato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un tifoso contro l'obbligo di presentazione imposto dal Questore. La Corte ha ritenuto legittima la misura, nonostante l'assenza di precedenti penali, basandosi sulla concreta pericolosità sociale dimostrata dal soggetto durante scontri tra tifoserie. La decisione sottolinea che la valutazione del giudice di merito sull'identificazione del soggetto e sulla proporzionalità della misura, se ben motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Obbligo di presentazione: la motivazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che convalidava un obbligo di presentazione di cinque anni a carico di un tifoso. La decisione si fonda sulla totale assenza di una motivazione autonoma da parte del giudice, il quale si era limitato a un controllo formale senza valutare nel merito la necessità, l'urgenza e la congruità della durata della misura, rendendo la sua convalida un mero atto burocratico.
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Obbligo di presentazione: la motivazione è cruciale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che convalidava un obbligo di presentazione della durata di quattro anni a carico di un tifoso. La decisione si fonda sulla motivazione carente del giudice di merito, il quale aveva utilizzato una mera 'clausola di stile' per giustificare la durata della misura. La Corte ha ribadito che, specialmente per misure così lunghe e prossime al massimo edittale, è necessaria una motivazione specifica e puntuale, annullando il provvedimento limitatamente alla durata e rinviando per un nuovo giudizio.
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