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Art. 6, comma 5, L. 401/1989

0 provvedimenti

DASPO: Cassazione annulla doppia presentazione, conferma durata
Due tifosi hanno ricevuto un DASPO di cinque anni, con obbligo di presentazione alla polizia durante le partite del Monza Calcio. Il G.i.p. ha convalidato la misura. La Cassazione ha parzialmente accolto i ricorsi dei tifosi. Ha annullato l'ordinanza nella parte in cui imponeva l'obbligo di doppia presentazione (anche durante il secondo tempo) e ha rilevato la mancanza di motivazione sull'urgenza del provvedimento. Ha invece confermato la durata del DASPO e la sua estensione alle partite amichevoli.
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DASPO: Assoluzione Penale e Revoca della Misura di Prevenzione
Un tifoso, già destinatario di un DASPO (Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive), aveva chiesto la revoca della misura dopo essere stato assolto in un processo penale per i medesimi fatti che avevano portato all'emissione del divieto. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva rigettato la sua richiesta. Il tifoso ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima che la Corte si pronunciasse, la Questura ha autonomamente provveduto alla revoca del DASPO. Di conseguenza, il ricorso del tifoso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse, poiché la misura era già stata annullata.
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Assoluzione e DASPO: la Cassazione impone nuova valutazione
Un Lavoratore, colpito da un DASPO con obbligo di firma, ha ottenuto l'assoluzione penale per i fatti che avevano originato il provvedimento. Ha chiesto la revoca del DASPO, ma la sua richiesta è stata respinta. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che l'assoluzione 'perché il fatto non sussiste' è un elemento nuovo e significativo. Questo fatto impone al giudice di rivalutare la pericolosità sociale del Lavoratore e la necessità del DASPO. La Cassazione ha quindi affermato che la revoca DASPO dopo assoluzione non è automatica, ma richiede una motivazione approfondita e non generica.
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Convalida del DASPO: salta l’obbligo di firma per un vizio di forma
Il Questore di Bergamo ha imposto a un tifoso recidivo il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di firma in questura. Il Giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l'obbligo di firma. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso, sostenendo che per i recidivi l'obbligo di firma sia un automatismo di legge che non richiede una specifica motivazione sulla pericolosità del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per violazione del principio di autosufficienza, poiché il Pubblico Ministero si è limitato ad affermare la recidività senza allegare le prove necessarie. Vince il tifoso: la mancata convalida del DASPO, nella parte relativa all'obbligo di firma, viene confermata.
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DASPO e obbligo di firma: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO con obbligo di firma emesso contro un tifoso. Il ricorrente era stato identificato tramite riprese video mentre brandiva una mazza durante scontri tra tifoserie. La difesa contestava la mancanza di pericolosità concreta e un errore nella data di notifica. La Corte ha stabilito che il giudice della convalida ha correttamente valutato la pericolosità basandosi su prove video e precedenti specifici, chiarendo che l'errore sulla data era un semplice refuso che non ha leso il diritto di difesa.
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Convalida DASPO: la Cassazione sui poteri del GIP
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un tifoso contro la convalida di un DASPO con obbligo di firma. La sentenza chiarisce che, nella procedura di convalida DASPO, il contraddittorio può essere puramente documentale e il giudice deve effettuare un controllo sostanziale sulla pericolosità del soggetto e sulla necessità della misura, potendo motivare la sua decisione anche facendo riferimento agli atti del Questore. Il giudice ha il potere di valutare tutti gli elementi, inclusi precedenti non recenti, per determinare l'adeguatezza e la durata della misura preventiva.
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Daspo: invasione di campo gioiosa è pericolosa?
La Corte di Cassazione ha confermato un Daspo di cinque anni con obbligo di firma nei confronti di un tifoso che aveva invaso il campo per festeggiare la vittoria della sua squadra. Nonostante il ricorrente sostenesse la natura pacifica del suo gesto, la Corte ha stabilito che l'invasione di campo costituisce di per sé un reato e una condotta pericolosa che giustifica l'applicazione del Daspo, soprattutto in presenza di precedenti specifici.
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