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Assoluzione e DASPO: la Cassazione impone nuova valutazione

Un Lavoratore, colpito da un DASPO con obbligo di firma, ha ottenuto l’assoluzione penale per i fatti che avevano originato il provvedimento. Ha chiesto la revoca del DASPO, ma la sua richiesta è stata respinta. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che l’assoluzione ‘perché il fatto non sussiste’ è un elemento nuovo e significativo. Questo fatto impone al giudice di rivalutare la pericolosità sociale del Lavoratore e la necessità del DASPO. La Cassazione ha quindi affermato che la revoca DASPO dopo assoluzione non è automatica, ma richiede una motivazione approfondita e non generica.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 23651 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Revoca DASPO dopo assoluzione: un diritto da motivare

L’ordinanza di un giudice che impone un DASPO, ovvero un Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive, può sembrare definitiva. Tuttavia, il diritto prevede meccanismi di revisione, specialmente quando emergono nuovi fatti. La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito un punto fondamentale riguardo la revoca DASPO dopo assoluzione penale. Questa sentenza sottolinea l’importanza di una valutazione attenta e motivata da parte del giudice, specialmente quando un cittadino viene prosciolto dalle accuse che avevano originato il provvedimento.

Il caso: un DASPO e un’assoluzione

Un Lavoratore aveva ricevuto un DASPO, accompagnato dall’obbligo di presentarsi alla polizia durante le partite di calcio. Questo provvedimento era scaturito da accuse penali. Successivamente, il Lavoratore è stato assolto dal Tribunale con la formula “perché il fatto non sussiste”. Forte di questa assoluzione, il Lavoratore ha chiesto la revoca del DASPO, sostenendo che le condizioni che avevano giustificato la misura non esistevano più. Il giudice di primo grado ha però respinto la sua richiesta, mantenendo il DASPO senza fornire una motivazione adeguata.

La decisione del Giudice di primo grado e il ricorso

Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), chiamato a decidere sulla richiesta di revoca, ha rigettato l’istanza. Ha ritenuto che la misura fosse ancora necessaria, senza però spiegare in modo chiaro e specifico le ragioni di questa persistente pericolosità sociale, nonostante l’assoluzione. Il Lavoratore ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Ha contestato la mancanza di motivazione e la violazione della legge, che prevede la possibilità di revocare o modificare il DASPO quando le condizioni che lo hanno giustificato sono mutate, anche per effetto di provvedimenti giudiziari.

Il principio della Revoca DASPO dopo assoluzione

La Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: il proscioglimento da un reato che ha portato all’emissione di un DASPO non comporta automaticamente la sua decadenza. Il DASPO, infatti, si basa su un giudizio di pericolosità sociale, distinto dal giudizio penale. Tuttavia, la sentenza di assoluzione costituisce un “fatto nuovo” di indubbio rilievo. Questo fatto impone al giudice una nuova e approfondita valutazione. Non basta richiamare le motivazioni iniziali del DASPO. Il giudice deve esaminare se, alla luce dell’assoluzione, persistano ancora le esigenze di prevenzione e i profili di pericolosità che giustificano il mantenimento della misura restrittiva. La revoca DASPO dopo assoluzione non è un automatismo, ma richiede un’attenta analisi.

L’importanza di una motivazione non apparente per la Revoca DASPO

La Corte ha criticato la decisione del giudice di primo grado, definendola una “motivazione apparente”. Una motivazione è apparente quando, pur essendoci formalmente, non spiega in modo coerente e completo le ragioni della decisione. Nel caso specifico, il giudice si era limitato a generiche affermazioni, senza spiegare perché, nonostante l’assoluzione per estorsione, il Lavoratore fosse ancora considerato socialmente pericoloso. Questa mancanza di un ragionamento logico e dimostrativo ha reso la decisione incomprensibile e ingiustificata. La Cassazione ha quindi sottolineato che ogni decisione giudiziaria deve essere supportata da una motivazione chiara, specifica e non generica, soprattutto quando si tratta di limitare la libertà personale e di valutare la revoca DASPO dopo assoluzione.

Le motivazioni della sentenza sulla Revoca DASPO dopo assoluzione

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione richiamando l’articolo 6, comma 5, della Legge 401/1989. Questa norma prevede che il DASPO possa essere revocato o modificato se le condizioni che ne hanno giustificato l’emissione sono venute meno o sono mutate, anche a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria. L’assoluzione del Lavoratore per i fatti che avevano dato origine al DASPO rappresenta proprio un “fatto nuovo” di questo tipo. Il giudice di primo grado non ha adeguatamente valutato questo elemento, limitandosi a richiamare le motivazioni originarie del DASPO, senza considerare l’impatto dell’assoluzione sulla presunta pericolosità sociale del Lavoratore. La Cassazione ha quindi ritenuto che la motivazione fosse insufficiente e generica, non permettendo di comprendere il percorso logico seguito per negare la revoca DASPO dopo assoluzione.

Le conclusioni della Cassazione sulla Revoca DASPO dopo assoluzione

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del GIP di Torino. Ha rinviato il caso a un nuovo giudice del Tribunale di Torino, in diversa persona fisica. Questo significa che il nuovo giudice dovrà riesaminare la richiesta di revoca DASPO dopo assoluzione del Lavoratore. Dovrà farlo tenendo conto del principio stabilito dalla Cassazione: l’assoluzione penale è un fatto nuovo e rilevante che impone una nuova e approfondita valutazione della pericolosità sociale del soggetto. Il giudice dovrà fornire una motivazione chiara e specifica, spiegando perché, nonostante l’assoluzione, il DASPO debba essere mantenuto o, al contrario, revocato o modificato. Il Lavoratore avrà quindi una nuova opportunità di vedere la sua situazione rivalutata alla luce della sua assoluzione.

Cosa succede al DASPO se vengo assolto dal reato che lo ha generato?
L’assoluzione penale non comporta la revoca automatica del DASPO. Tuttavia, essa costituisce un “fatto nuovo” che impone al giudice di rivalutare attentamente la persistenza della pericolosità sociale e la necessità del provvedimento.

Il giudice può mantenere il DASPO anche dopo un’assoluzione?
Sì, il giudice può mantenere il DASPO, ma deve fornire una motivazione specifica e non generica. Deve spiegare chiaramente perché, nonostante l’assoluzione, la pericolosità sociale del soggetto persiste e la misura è ancora necessaria.

Cosa si intende per “motivazione apparente” in questo contesto?
Una motivazione apparente è una giustificazione che, pur essendo presente formalmente, non spiega in modo coerente e completo le ragioni della decisione. Non permette di comprendere il percorso logico seguito dal giudice, specialmente in presenza di un fatto nuovo come l’assoluzione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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