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Art. 589-bis Codice Penale — Anno 2022

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132 provvedimenti

Altri anni per Art. 589-bis Codice Penale

Omicidio stradale: il finto caso fortuito non salva il guidatore
Il Conducente di un'auto investe due sorelle sulle strisce pedonali con semaforo verde, provocando la morte di una e il ferimento dell'altra. Accusato di omicidio stradale e lesioni colpose, l'uomo si difende invocando il caso fortuito, attribuendo l'incidente a un movimento incontrollato del piede. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che il caso fortuito esclude la punibilità solo se del tutto indipendente dalla condotta del soggetto. Una banale disattenzione o un movimento errato del piede rientrano invece nella colpa del guidatore, che è pienamente responsabile delle conseguenze del sinistro.
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Omicidio stradale: patteggia la pena ma non salva la patente
Un automobilista, accusato di omicidio stradale, ha concordato la pena tramite patteggiamento davanti al Tribunale. Tuttavia, il giudice ha omesso di applicare la sanzione accessoria della sospensione o della revoca della patente di guida. Il Procuratore Generale ha quindi fatto ricorso in Cassazione per denunciare questa mancanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice del patteggiamento non può ignorare le sanzioni sulla patente. Poiché la scelta tra revoca e sospensione richiede una valutazione discrezionale dei fatti, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando il caso al Tribunale affinché decida la corretta sanzione da applicare alla patente dell'automobilista.
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Omicidio stradale: condanna confermata nonostante la confessione
Un automobilista, procedendo a 90 km/h in un centro abitato con limite a 40 km/h, ha travolto e ucciso un pedone che attraversava vicino alle strisce. Dopo l'impatto, il conducente è fuggito senza prestare soccorso. Il veicolo era privo di assicurazione e presentava pneumatici usurati. La Corte d'Appello ha condannato l'uomo per il reato di omicidio stradale, negando le attenuanti generiche e ritenendo prevalenti le aggravanti a causa della gravità della condotta e della personalità negativa del reo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del conducente. I giudici di legittimità hanno ribadito che la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivati.
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Omicidio stradale: confermata la condanna del conducente ubriaco
L'Imputato, alla guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l e a una velocità di circa 150-160 km/h, ha tamponato violentemente un'utilitaria sull'autostrada, causandone il ribaltamento e la morte del conducente. La Corte d'Appello lo ha condannato a cinque anni di reclusione per il reato di omicidio stradale. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione di ricostruzioni alternative dell'incidente e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità esclusiva dell'Imputato. I giudici hanno chiarito che le ipotesi alternative della difesa erano puramente congetturali e che la pena inflitta rispetta pienamente i criteri di proporzionalità e gravità del fatto.
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Rito abbreviato: nuove accuse possibili per l’omicidio
Nel corso di un rito abbreviato per omicidio stradale, il Giudice per le indagini preliminari ha rilevato che l'imputato guidava senza patente. Trattandosi di una circostanza aggravante non contestata nell'imputazione originaria, il giudice ha restituito gli atti al Pubblico Ministero per modificare l'accusa. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che nel rito abbreviato l'accusa non potesse essere modificata e che il provvedimento fosse illegittimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la scelta del rito abbreviato non blocca la ricostruzione dei fatti. Se emerge un fatto diverso o un'aggravante, il giudice deve restituire gli atti al Pubblico Ministero per garantire il diritto di difesa dell'imputato, che deve conoscere con precisione le accuse prima di essere giudicato.
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Ordinanza di archiviazione: la Cassazione salva il ricorso errato
Le Persone Offese hanno proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza di archiviazione emessa dal Giudice per le indagini preliminari in un caso di omicidio stradale, lamentando il mancato avviso al proprio difensore per lo svolgimento di accertamenti tecnici irripetibili. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento del giudice non può considerarsi abnorme, poiché l'ordinamento prevede già uno strumento specifico per contestarlo, ovvero il reclamo. Di conseguenza, applicando il principio di conservazione degli atti, la Cassazione ha riqualificato il ricorso in reclamo e ha trasmesso gli atti al Tribunale competente per la decisione.
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Omicidio stradale: no alla revoca della patente automatica
Il conducente di un veicolo, in seguito a un incidente stradale, ha concordato una pena per omicidio stradale tramite patteggiamento. Il giudice di merito ha applicato automaticamente la revoca della patente. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando tale automatismo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ricordando che, in assenza di aggravanti per guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe, la revoca della patente non è automatica. Il giudice deve valutare se applicare la sospensione o la revoca, motivando la scelta. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione limitatamente alla sanzione della patente, rinviando il caso al Tribunale per una nuova decisione motivata.
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Omicidio stradale: condannato anche se il ciclista era al buio
Il Conducente di un veicolo, in stato di forte ebbrezza alcolica, ha investito e ucciso un ciclista che procedeva di notte senza luci e giubbotto catarifrangente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di omicidio stradale. I giudici hanno stabilito che la totale assenza di manovre di emergenza dimostra come l'alcol abbia azzerato la capacità visiva e reattiva dell'automobilista. Nonostante il comportamento imprudente del ciclista, la colpa del conducente resta prevalente. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la pena e condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Omicidio stradale: no alla revoca della patente automatica
L'Automobilista, in seguito a un tragico incidente stradale che ha causato la morte di una giovane, ha patteggiato una pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale. Il giudice di merito ha però disposto anche l'automatica revoca della patente. L'Automobilista ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione per tale sanzione accessoria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ricordando che, dopo una storica pronuncia della Corte Costituzionale, la revoca della patente non è più automatica in caso di omicidio stradale, tranne nei casi di guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe. Negli altri casi, il giudice deve valutare se applicare la revoca o la sospensione, motivando accuratamente la scelta. La sentenza è stata annullata sul punto con rinvio al Tribunale.
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Pedone passa col rosso: per la Cassazione c’è nesso di causalità
Un pedone attraversa la strada con il semaforo rosso. Un motociclista, per evitarlo, compie una manovra d'emergenza, lo urta leggermente, ma perde il controllo scivolando sulle rotaie del tram poco dopo, perdendo la vita. I giudici di merito assolvono il pedone, ritenendo che lo scivolamento sulle rotaie abbia interrotto il nesso di causalità. La Corte di Cassazione annulla l'assoluzione: il nesso di causalità non può essere valutato solo dopo l'impatto. Bisogna considerare l'intera dinamica, poiché la manovra d'emergenza del motociclista, che lo ha portato sulle rotaie, è stata provocata proprio dal comportamento imprudente del pedone. Il caso torna in Appello per un nuovo giudizio.
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Sospensione patente di guida: annullata la sanzione senza motivi
L'Imputata ha concordato una pena per i reati di omicidio stradale e omissione di soccorso. Il giudice di merito ha disposto anche la sospensione della patente di guida per tre anni, senza fornire alcuna motivazione. L'Imputata ha proposto ricorso lamentando la mancanza di giustificazione per una sanzione superiore al minimo di legge (un anno e sei mesi). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve motivare la durata della sospensione se questa si allontana dal minimo edittale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla durata della sanzione accessoria, rinviando il caso al Tribunale per una nuova determinazione motivata.
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Omicidio stradale: strisce ignorate e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del conducente di un veicolo, confermando la condanna per il reato di omicidio stradale. L'incidente, avvenuto nel 2018 in un centro urbano, si è verificato nei pressi di un incrocio e di un attraversamento pedonale. Il conducente procedeva a velocità non prudenziale, omettendo di rallentare o fermarsi vicino alle strisce pedonali. I giudici hanno respinto la richiesta di riqualificare il fatto come omicidio colposo semplice, ribadendo che la violazione delle norme sulla circolazione stradale configura pienamente il reato specifico. È stata inoltre respinta la richiesta di concessione delle attenuanti per genericità dei motivi di ricorso. Il conducente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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