Una donna, assolta in sede penale dalle accuse di corruzione e associazione a delinquere, ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione per il periodo trascorso in custodia cautelare. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ravvisando una colpa grave ostativa: la donna gestiva consapevolmente la contabilità e i flussi finanziari delle attività illecite del marito e dei familiari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che la riparazione per ingiusta detenzione può essere negata anche in caso di assoluzione se vi è stata connivenza attiva. Tale condotta, pur non costituendo reato, ha rafforzato l'altrui volontà criminosa e creato una falsa apparenza di colpevolezza. Inoltre, la Suprema Corte ha censurato la tecnica del ricorso ad assemblaggio, privo di sintesi e chiarezza.
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