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Art. 57 TFUE

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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un bookmaker estero, confermando l'assoggettamento all'imposta unica scommesse anche per gli operatori privi di concessione che raccolgono gioco in Italia. La Corte ha escluso violazioni del diritto UE, ribadendo che la tassazione si applica a chiunque operi sul territorio nazionale, basandosi sul principio di territorialità e sulla solidarietà passiva tra il bookmaker e i centri di trasmissione dati. La decisione sottolinea come la normativa non sia discriminatoria e sia giustificata da motivi di interesse generale.
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Imposta unica scommesse: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera e del suo centro di trasmissione dati italiano. Il caso riguardava il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2015. La Corte ha confermato che l'imposta è dovuta anche dagli operatori privi di concessione italiana, stabilendo una responsabilità solidale tra il bookmaker estero e l'intermediario locale. Sono state respinte le censure basate su una presunta violazione del diritto dell'Unione Europea, ribadendo la legittimità della normativa fiscale italiana in materia di giochi.
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Imposta Unica Scommesse: la Cassazione decide
Una società di scommesse estera ha contestato l'applicazione dell'Imposta Unica Scommesse, sostenendo fosse discriminatoria secondo il diritto UE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia, anche senza concessione. È stata inoltre ribadita la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e i centri di trasmissione dati locali per gli anni d'imposta in questione.
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Imposta Unica Scommesse: Legittima per Bookmaker Esteri
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'applicazione dell'Imposta Unica Scommesse per l'anno 2014 a un operatore di scommesse estero che operava in Italia tramite un Centro Trasmissione Dati (CTD) senza concessione. La Corte ha stabilito che il tributo è dovuto per tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale del bookmaker. La decisione ribadisce che tale normativa non viola i principi del diritto dell'Unione Europea sulla libera prestazione di servizi e sulla non discriminazione, consolidando il principio della responsabilità solidale tra il bookmaker e il CTD per i periodi d'imposta successivi al 2011.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità per il pagamento dell'imposta unica scommesse per l'anno 2009. La Corte ha stabilito che il bookmaker estero è soggetto passivo d'imposta in modo autonomo, anche se la responsabilità del centro di trasmissione dati (CTD) è stata dichiarata incostituzionale per quel periodo. La normativa non viola il diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoggettamento all'imposta unica scommesse di un bookmaker estero per le giocate raccolte in Italia nell'anno 2010. La Corte ha chiarito che, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, per gli anni antecedenti al 2011 la responsabilità tributaria ricade esclusivamente sul bookmaker e non in solido con il centro di trasmissione dati locale. La decisione si basa sul principio di territorialità del tributo, applicabile a chiunque organizzi giochi e scommesse sul territorio nazionale, indipendentemente dalla sede legale o dalla presenza di una concessione.
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Imposta unica scommesse: obbligo per i bookmaker esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12088/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse maltese, confermando la sua soggezione all'Imposta unica sulle scommesse per l'attività di raccolta gioco svolta in Italia tramite un centro trasmissione dati. La Corte ha stabilito che la normativa nazionale è compatibile con il diritto dell'Unione Europea, non ravvisando alcuna discriminazione nei confronti degli operatori esteri e affermando la solidarietà nel pagamento del tributo tra il bookmaker e il gestore locale.
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Imposta unica scommesse: chi paga tra CTD e bookmaker?
Una società estera di scommesse ha contestato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa a giocate raccolte in Italia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il bookmaker estero è il soggetto passivo d'imposta per le scommesse gestite sul territorio nazionale tramite i suoi centri di trasmissione dati (CTD). La Corte ha chiarito che l'obbligo fiscale sussiste indipendentemente dal possesso di una concessione statale e che la normativa italiana non viola i principi UE di non discriminazione, poiché la tassa si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e bookmaker esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22216/2024, ha rigettato il ricorso di un operatore di scommesse estero, confermando la sua soggezione all'imposta unica scommesse per l'attività svolta in Italia tramite un centro di trasmissione dati. La Corte ha stabilito la responsabilità solidale tra il bookmaker e l'agente locale, poiché entrambi partecipano alla 'gestione' delle scommesse, che costituisce il presupposto territoriale e soggettivo del tributo. La decisione ribadisce la compatibilità della normativa italiana con i principi del diritto dell'Unione Europea, escludendo qualsiasi discriminazione.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
Una società di scommesse estera ha contestato l'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011, sostenendo fosse discriminatoria poiché operava senza concessione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'imposta unica scommesse si applica a qualsiasi operatore, estero o nazionale, che gestisce scommesse in Italia, anche in assenza di una concessione statale. La Corte ha ritenuto la legislazione conforme sia ai principi costituzionali italiani che al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22208/2024, ha stabilito che i bookmaker esteri, anche se privi di concessione statale, sono tenuti al pagamento dell'imposta unica scommesse per le giocate raccolte in Italia. La Corte ha confermato la responsabilità solidale tra il bookmaker e il suo intermediario locale (CTD), rigettando il ricorso della società di scommesse. La decisione si fonda sul principio che il presupposto del tributo è la 'gestione' dell'attività di scommessa sul territorio nazionale, attività svolta congiuntamente da entrambi i soggetti, rendendo la normativa italiana conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggezione all'imposta unica scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite un centro di trasmissione dati. La Corte ha stabilito che il presupposto dell'imposta è la "gestione" dell'attività sul territorio nazionale, rendendo il bookmaker estero e la ricevitoria locale coobbligati solidali. La decisione ribadisce la compatibilità della normativa con il diritto dell'Unione Europea, escludendo qualsiasi discriminazione.
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Imposta unica scommesse: Cassazione sulla tassazione
Una società di scommesse estera, operante in Italia tramite centri di trasmissione dati (CTD) senza concessione nazionale, ha contestato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la responsabilità solidale tra la società estera e il gestore del CTD. I giudici hanno stabilito che l'imposta è legittima, non discriminatoria e conforme al diritto dell'Unione Europea, poiché si applica alla "gestione" dell'attività di scommessa svolta sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede o dallo status giuridico dell'operatore. Essendo l'annualità contestata (2012) successiva ai chiarimenti legislativi, è stata esclusa qualsiasi violazione del legittimo affidamento.
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Imposta Unica Scommesse: obblighi del bookmaker
Una società di scommesse estera ha contestato l'applicazione dell'Imposta Unica Scommesse per l'anno 2012. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati locale. La sentenza stabilisce la compatibilità della tassa con il diritto dell'Unione Europea, basandosi su precedenti pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia UE, e chiarisce che per le annualità successive al 2010 la normativa era sufficientemente chiara da giustificare l'applicazione di sanzioni.
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Imposta Unica Scommesse: Bookmaker estero paga in Italia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 20608/2024, ha stabilito che un bookmaker estero operante in Italia tramite centri di trasmissione dati è tenuto al pagamento dell'Imposta Unica Scommesse. La Corte ha rigettato le tesi sulla presunta incompatibilità con il diritto UE, confermando che il presupposto del tributo è la raccolta del gioco sul territorio nazionale. Per gli anni antecedenti al 2011, la responsabilità fiscale ricade esclusivamente sul bookmaker, anche se la ricevitoria locale non è considerata coobbligata.
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Sanzione internet point: la Cassazione dubita della legge
Un esercente di una sala giochi è stato sanzionato con una multa di 20.000 euro per aver messo a disposizione dei clienti un internet point che consentiva l'accesso a siti di gioco online. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo alla normativa applicata. I giudici dubitano che la legge sia sufficientemente determinata e che la sanzione internet point, essendo fissa e non graduabile, violi il principio di proporzionalità. Pertanto, il giudizio è stato sospeso e gli atti sono stati trasmessi alla Corte Costituzionale per una decisione.
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Imposta scommesse: legittima per operatori esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17914/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta scommesse anche agli operatori non titolari di concessione in Italia. La Corte ha stabilito che la normativa italiana non viola i principi UE di non discriminazione e libera prestazione dei servizi, poiché l'imposta si applica a chiunque raccolga scommesse sul territorio nazionale. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e l'intermediario locale (CTD) e l'irrilevanza della mancata traduzione degli avvisi di accertamento.
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Imposta unica scommesse: sanzioni annullate per il 2010
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 13/11/2025, ha affrontato un caso relativo all'imposta unica scommesse per l'anno 2010. Una società estera operante nel settore delle scommesse aveva impugnato avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia fiscale. La Corte ha confermato la debenza del tributo, respingendo le eccezioni sulla violazione del diritto UE e sulla mancata traduzione degli atti. Tuttavia, ha accolto il motivo di ricorso relativo alle sanzioni, annullandole in ragione dell'obiettiva incertezza normativa esistente prima della legge interpretativa del 2010. Di conseguenza, la società dovrà versare l'imposta ma non le sanzioni per l'annualità in questione.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14432 del 2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta per tutte le giocate raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale del bookmaker. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il Centro Trasmissione Dati (CTD) operante in Italia, ritenendo tale meccanismo non discriminatorio e conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta Unica Scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un centro trasmissione dati e di un bookmaker estero, confermando la loro responsabilità solidale per il pagamento dell'Imposta Unica Scommesse per l'anno 2011. La Corte ha stabilito che la normativa italiana non è discriminatoria né contraria al diritto UE, in quanto applicabile a tutti gli operatori sul territorio nazionale. La decisione si fonda sulla distinzione temporale operata dalla Corte Costituzionale, che rende pienamente efficace la legge impositiva a partire dal 2011, anno in cui le parti avrebbero potuto rinegoziare i loro accordi commerciali per gestire il carico fiscale.
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