La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40230/2025, ha confermato una misura cautelare per maltrattamenti, chiarendo un punto fondamentale: per la configurabilità del reato non è necessaria una coabitazione continua. Ciò che conta è l'esistenza di una relazione affettiva radicata e duratura, una "convivenza stabile", anche se la condivisione dell'abitazione è frammentaria. La Corte ha ritenuto irrilevanti le argomentazioni della difesa volte a negare la stabilità del rapporto, valorizzando invece la durata della relazione, la comunanza di interessi e prospettive, e la frequenza con cui la coppia condivideva gli stessi spazi. Questa decisione sottolinea come la tutela penale si adatti alle moderne dinamiche relazionali, focalizzandosi sulla sostanza del legame affettivo piuttosto che su meri dati formali come la residenza comune.
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