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Art. 47 Ord. pen. — Sezione Prima Penale

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389 provvedimenti

Altri anni per Art. 47 Ord. pen.

Affidamento in prova: valutazione della condotta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro il diniego di affidamento in prova e detenzione domiciliare. La sentenza sottolinea che, per la concessione delle misure alternative, la valutazione deve essere complessiva e focalizzata sulla personalità attuale del condannato. Una condotta negativa recente, come essere sottoposti ad altre misure cautelari, dimostra un'inaffidabilità che prevale sul tempo trascorso dal reato e su eventuali assoluzioni per fatti diversi.
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Misure alternative: no se la prognosi è negativa
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative alla detenzione (affidamento in prova e semilibertà) per un detenuto. La decisione si basa sulla valutazione complessiva della sua personalità, che include numerosi precedenti penali, pendenze giudiziarie per truffe online e una proposta lavorativa ritenuta inidonea a causa dei precedenti del datore di lavoro. Anche un encomio per aver salvato una vita non è stato ritenuto sufficiente a formulare una prognosi favorevole al reinserimento.
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Affidamento in prova: no se sei irreperibile
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della misura dell'affidamento in prova a un condannato a causa della sua sostanziale irreperibilità. Nonostante la presentazione di proposte lavorative e di volontariato, il Tribunale di Sorveglianza prima e la Cassazione poi hanno ritenuto decisiva la mancanza di una fissa dimora, non superabile da mere dichiarazioni del difensore prive di riscontri documentali. La sentenza ribadisce che la continua reperibilità del soggetto è un presupposto fondamentale per accedere alle misure alternative, poiché dimostra la volontà di collaborare con i servizi sociali e di intraprendere un percorso di reinserimento.
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Detenzione domiciliare e lavoro: si può uscire?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una persona in detenzione domiciliare provvisoria ha diritto a chiedere un permesso per lavorare. La richiesta non può essere respinta solo perché la misura è 'provvisoria'. Il giudice deve sempre valutare le reali esigenze economiche del detenuto. Il caso riguardava un uomo a cui era stato negato il permesso di lavorare come aiuto cuoco. La Cassazione ha annullato la decisione, ordinando al Magistrato di sorveglianza di riesaminare il caso nel merito.
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Esecuzione pena all’estero: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava a un condannato, residente in Germania, la possibilità di scontare la pena dell'affidamento in prova nel suo paese di residenza. La sentenza sottolinea l'importanza del principio di reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie nell'UE e censura la mancanza di motivazione del giudice di merito. Viene quindi ribadita la possibilità di procedere con l'esecuzione pena all'estero in un altro Stato membro dell'Unione Europea.
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Recidiva reiterata: stop a nuovi benefici penitenziari
Un soggetto, già condannato con l'aggravante della recidiva reiterata e che aveva già usufruito di misure alternative, ha presentato una nuova istanza per benefici simili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la preclusione prevista dalla legge. La sentenza chiarisce che il divieto opera quando il nuovo reato, anch'esso aggravato da recidiva reiterata, viene commesso dopo aver già sperimentato una precedente misura alternativa. La richiesta di semilibertà è stata inoltre respinta per mancanza di un progetto lavorativo.
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Misure alternative: la valutazione del passato criminale
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava le misure alternative a un condannato. La decisione era basata quasi esclusivamente sul suo passato criminale, ignorando elementi recenti e positivi come un'assoluzione da accuse di narcotraffico e un nuovo contratto di lavoro. Secondo la Corte, per la concessione delle misure alternative, la valutazione non può fermarsi al passato, ma deve considerare il percorso di risocializzazione attuale del soggetto, la sua condotta recente e la volontà di reinserimento sociale.
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Calcolo residuo pena: l’errore che può costare caro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità per l'affidamento in prova ai servizi sociali, basata su un errato calcolo del residuo pena. Il giudice di sorveglianza non aveva considerato la liberazione anticipata e la rideterminazione della pena per continuazione, che avevano ridotto il fine pena al di sotto della soglia di legge di quattro anni. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione basata sul computo corretto.
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Revoca affidamento in prova: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la revoca dell'affidamento in prova per un condannato che aveva violato ripetutamente l'obbligo di permanenza domiciliare notturna. La giustificazione di un citofono malfunzionante è stata ritenuta insufficiente, poiché il soggetto ha un obbligo attivo di rendersi reperibile per i controlli. La misura alternativa è stata sostituita con la detenzione domiciliare, evidenziando che la violazione delle prescrizioni comporta la revoca del beneficio.
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