Un detenuto ha richiesto l'accesso alle misure alternative alla detenzione, puntando all'affidamento in prova ai servizi sociali, alla detenzione domiciliare o alla semilibertà. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della persistente pericolosità sociale del soggetto e della sua cattiva condotta carceraria, segnata dalla commissione del reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale durante la reclusione. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo vizi logici e violazioni di legge nella valutazione della condotta. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile: le censure non contestavano realmente le solide motivazioni dei giudici di merito, risultando del tutto infondate. Il detenuto resta dunque in carcere e deve versare tremila euro alla cassa delle ammende oltre alle spese del giudizio.
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