LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 420 Codice di Procedura Civile

Pagina 11 di 14

268 provvedimenti

Autorizzazione lavoro straordinario: basta il consenso
Una dipendente pubblica si è vista negare il pagamento dello straordinario in primo e secondo grado per mancanza di autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per l'autorizzazione lavoro straordinario è sufficiente il consenso anche implicito del datore di lavoro. La Corte ha chiarito che il lavoro non deve essere svolto all'insaputa o contro la volontà del datore, valorizzando la sostanza sulla forma e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Unico centro di imputazione: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La decisione si fonda sul riconoscimento di un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro tra due società formalmente distinte. Poiché il lavoratore non era impiegato esclusivamente sulla commessa cessata e le società collegate non hanno adempiuto all'obbligo di repêchage esteso a entrambe le strutture, il licenziamento è stato annullato con ordine di reintegra e risarcimento del danno.
Continua »
Domanda nuova e licenziamento: la Cassazione chiarisce
Una società impugna un ordine di reintegrazione sostenendo che il lavoratore abbia introdotto una 'domanda nuova' citando la Riforma Fornero anziché il Jobs Act. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che un errato riferimento normativo non costituisce una domanda nuova se i fatti e la richiesta (petitum) rimangono invariati. Il giudice ha il dovere di applicare la legge corretta. Sono stati rigettati anche gli altri motivi di ricorso su questioni procedurali.
Continua »
Risoluzione contratto locazione: l’appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conduttore contro la risoluzione del contratto di locazione commerciale per inadempimento. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, in quanto alcuni erano stati proposti per la prima volta in sede di legittimità, mentre altri non si confrontavano correttamente con la ratio decidendi della sentenza d'appello. La Corte ha inoltre sanzionato il ricorrente per abuso del processo, condannandolo a un ulteriore pagamento in favore della controparte.
Continua »
Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che, dopo aver siglato una conciliazione giudiziale per l'inquadramento nella categoria C5, aveva intentato una nuova causa per ottenere le categorie superiori C6 e C7. La Corte ha stabilito che la conciliazione giudiziale, essendo un accordo di natura contrattuale, ha un effetto preclusivo che copre non solo le questioni dedotte ma anche quelle 'deducibili', ovvero tutte le pretese che avrebbero potuto essere avanzate nel contenzioso originario. L'interpretazione del verbale di conciliazione spetta al giudice di merito e non può essere censurata in Cassazione come violazione del giudicato.
Continua »
Conciliazione Giudiziale: Limiti e Giudicato Implicito
Un dipendente pubblico, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale accettando una specifica categoria economica, ha intentato una nuova causa per ottenere un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la conciliazione, al pari di una sentenza, copre non solo le questioni esplicitamente trattate ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare, formando un "giudicato implicito" che impedisce di riaprire la controversia.
Continua »
Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale per il proprio inquadramento, avevano avviato una nuova causa per ottenere una progressione economica superiore. La Corte ha stabilito che la conciliazione, al pari di una sentenza passata in giudicato, copre non solo le questioni esplicitamente trattate (il dedotto) ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare (il deducibile), impedendo di fatto la riapertura del contenzioso su basi giuridiche diverse ma già esistenti al momento dell'accordo.
Continua »
Conciliazione giudiziale: quando chiude il caso
Un dipendente pubblico, dopo aver siglato una conciliazione giudiziale sul proprio inquadramento, ha avviato una nuova causa basata su presupposti giuridici diversi ma preesistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la conciliazione giudiziale, al pari di una sentenza passata in giudicato, ha un effetto preclusivo che copre non solo le questioni esplicitamente discusse (il dedotto) ma anche quelle che si sarebbero potute discutere (il deducibile), chiudendo così definitivamente la controversia.
Continua »
Mediazione Obbligatoria: il termine per l’eccezione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12858/2025, ha chiarito un punto cruciale sulla mediazione obbligatoria. In un caso di locazione, la società conduttrice non aveva esperito la mediazione nel termine fissato dal giudice. Tuttavia, né la controparte né il giudice avevano sollevato l'improcedibilità alla prima udienza utile. La Corte ha stabilito che tale omissione sana il vizio, precludendo la possibilità di sollevare la questione in appello. La decisione sottolinea che la mancata eccezione o il mancato rilievo d'ufficio alla prima udienza rendono la domanda procedibile.
Continua »
Minimale contributivo: orario ridotto non lo riduce
Una cooperativa sociale ha contestato una richiesta di pagamento di contributi previdenziali, sostenendo di averli correttamente versati sulla base delle ore effettivamente lavorate dai soci, che erano inferiori a quelle standard. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando il principio del minimale contributivo, secondo cui i contributi devono essere calcolati sulla retribuzione e sull'orario di lavoro stabiliti dai contratti collettivi nazionali, indipendentemente da accordi individuali che prevedano prestazioni ridotte.
Continua »
Indennità di sostituzione: quando non è domanda nuova
Un dirigente medico ha svolto mansioni superiori chiedendo in giudizio specifiche indennità. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta per la più limitata indennità di sostituzione, ritenendola una domanda nuova e inammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la richiesta di un compenso minore basato sugli stessi fatti non costituisce una domanda nuova. In base al principio 'iura novit curia', spetta al giudice qualificare correttamente la richiesta, riconoscendo che la pretesa minore è implicitamente contenuta in quella maggiore.
Continua »
Sanzione disciplinare tardiva: no a risarcimento danni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6171/2025, ha stabilito un principio fondamentale: una sanzione disciplinare tardiva, sebbene illegittima dal punto di vista procedurale, non dà automaticamente diritto al risarcimento del danno. Se i fatti contestati al dipendente sono fondati e il datore di lavoro ha agito in adempimento di un dovere, viene esclusa la sua responsabilità. Il caso riguardava un dipendente pubblico che, dopo aver ottenuto l'annullamento di una sospensione per un vizio di forma (la tardività), aveva chiesto i danni all'amministrazione. La sua richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio, poiché è stata accertata la veridicità dei fatti che avevano dato origine alla sanzione.
Continua »
Sospensione feriale termini: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici di continuità assistenziale che chiedevano un compenso maggiore per le attività ambulatoriali. La decisione non è entrata nel merito della richiesta, ma si è basata su un vizio procedurale: il ricorso è stato presentato oltre il termine di 60 giorni. La Corte ha chiarito che alle cause trattate con il rito del lavoro non si applica la sospensione feriale termini, principio che ha reso tardiva l'impugnazione e ha determinato l'esito del giudizio.
Continua »
Licenziamento disciplinare: cumulo di infrazioni
Un lavoratore subisce un licenziamento disciplinare per una serie di gravi condotte, tra cui assenze ingiustificate, uso di un certificato medico falso e offese a un collega. La Corte d'Appello conferma la legittimità del recesso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del lavoratore, stabilendo che ciascuna delle infrazioni contestate era, di per sé, sufficientemente grave da ledere irreparabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, rendendo irrilevanti le singole censure proposte in sede di legittimità.
Continua »
Consiglio di disciplina autoferrotramvieri: è obbligo?
Un dipendente di un'azienda di trasporti è stato licenziato per presunto abuso dei permessi della Legge 104. La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento, non entrando nel merito dell'accusa, ma perché l'azienda non ha istituito il Consiglio di disciplina autoferrotramvieri, nonostante la richiesta del lavoratore. Questa procedura speciale, prevista dal R.D. 148/1931, è stata ritenuta una garanzia irrinunciabile e ancora in vigore, la cui omissione causa la nullità del provvedimento disciplinare.
Continua »
Nullità del termine: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per alcuni dipendenti di una compagnia aerea. La decisione si fonda sulla nullità del termine apposto ai contratti, in quanto la società non è riuscita a dimostrare di aver rispettato i limiti quantitativi (clausola di contingentamento) previsti dalla legge. L'ordinanza ribadisce che l'onere della prova in questi casi spetta esclusivamente al datore di lavoro.
Continua »
Licenziamento per condotta extralavorativa: la guida
Un necroforo, dipendente di un'azienda sanitaria pubblica, è stato licenziato per giusta causa a seguito di una grave aggressione con arma da fuoco commessa al di fuori dell'orario di lavoro. La Corte d'Appello aveva annullato il licenziamento, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione. La Suprema Corte ha stabilito che il licenziamento per condotta extralavorativa è legittimo quando il fatto, per la sua gravità, è tale da ledere irrimediabilmente il vincolo di fiducia, a prescindere da un impatto diretto sulla prestazione lavorativa, specialmente nel caso di dipendenti pubblici.
Continua »
Licenziamento accesso abusivo: il danno non conta
Un dipendente di banca, licenziato per aver acceduto senza autorizzazione a numerosi dati di clienti, era stato reintegrato dai giudici di merito perché l'istituto di credito non aveva provato un danno concreto. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che per il licenziamento per accesso abusivo è sufficiente la grave violazione degli obblighi di fedeltà e diligenza che mina il rapporto di fiducia, a prescindere dalla causazione di un pregiudizio effettivo.
Continua »
Autosufficienza del ricorso: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per difetto di specificità. La decisione si fonda sul principio di autosufficienza del ricorso, poiché il ricorrente non ha allegato né trascritto gli atti processuali essenziali (atti d'appello e verbali d'udienza) per permettere alla Corte di valutare il vizio procedurale denunciato. Il caso originava da una controversia su contributi previdenziali e una mancata integrazione del contraddittorio in appello.
Continua »
Onere della prova: Cassazione su accredito giornate
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5399/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori agricoli che chiedevano l'accredito di giornate lavorative disconosciute da un ente previdenziale. La Corte ha ribadito che l'onere della prova del rapporto di lavoro subordinato grava interamente sul lavoratore. Anche in presenza di vizi procedurali, come la tardiva costituzione in giudizio dell'ente o l'acquisizione irrituale di un verbale ispettivo, la carenza probatoria da parte dei ricorrenti rimane l'elemento decisivo che porta al rigetto della domanda.
Continua »