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Art. 42 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

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91 provvedimenti

Accertamento con adesione: i limiti del Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accertamento con adesione, concluso tra l'Agenzia delle Entrate e un singolo socio per una specifica annualità, non ha efficacia vincolante né per la società né per gli anni d'imposta successivi. Il caso riguardava un'operazione di 'leveraged cash out' ritenuta elusiva. La Corte ha chiarito che l'accordo fiscale ha limiti oggettivi (periodo d'imposta) e soggettivi (le parti firmatarie) e non può essere equiparato a un giudicato esterno, né la sua stipula impedisce al Fisco di procedere con ulteriori accertamenti basati su una diversa qualificazione giuridica dei fatti, senza violare il principio di buona fede.
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Accertamento con adesione: vincola gli anni futuri?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accertamento con adesione stipulato tra Fisco e contribuente ha un'efficacia limitata al solo periodo d'imposta oggetto dell'accordo. Di conseguenza, non impedisce all'Amministrazione Finanziaria di contestare la stessa operazione, qualificandola diversamente, per le annualità successive e nei confronti di soggetti diversi (come la società partecipata). Il caso riguardava un'operazione di 'leveraged cash out' che il Fisco considerava elusiva, volta a mascherare la distribuzione di dividendi. La Corte ha chiarito che l'accordo precedente con un socio non vincolava l'azione accertatrice verso la società per gli anni futuri.
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Estinzione giudizio tributario: il caso della rottamazione
Un contribuente impugna un accertamento fiscale. Durante il processo in Cassazione, aderisce alla rottamazione, pagando il dovuto. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio tributario per cessata materia del contendere, senza condanna alle spese o al doppio contributo unificato.
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Indagini bancarie conti terzi: onere della prova
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF basato su indagini bancarie estese ai conti correnti di suoi familiari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che è legittimo per l'Amministrazione finanziaria utilizzare i dati di conti intestati a terzi, a condizione che dimostri, anche tramite presunzioni, la 'disponibilità operativa' di tali conti da parte del contribuente. Una volta fornita questa prova, l'onere probatorio si sposta sul contribuente, che deve dimostrare che le somme non costituiscono reddito imponibile. Nel caso specifico, il Fisco aveva adeguatamente provato il controllo del contribuente sui conti, giustificando la tassazione dei movimenti non chiariti.
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Indagini bancarie conti terzi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento basato su indagini bancarie su conti intestati a suoi familiari. La Corte ha stabilito che se l'Agenzia delle Entrate dimostra la 'disponibilità di fatto' di tali conti da parte del contribuente, scatta la presunzione legale che i versamenti siano redditi non dichiarati. L'onere di provare il contrario, ovvero che le somme non sono imponibili o sono già state tassate, sposta sul contribuente. In questo caso, il contribuente non è riuscito a fornire tale prova analitica.
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Accertamento conti terzi: onere della prova del Fisco
Un contribuente è stato oggetto di un avviso di accertamento per maggiori redditi, basato su indagini bancarie estese ai conti correnti di suoi familiari. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che in caso di accertamento conti terzi, spetta all'Agenzia delle Entrate l'onere di provare preventivamente che il contribuente avesse l'effettiva disponibilità di tali conti. In assenza di tale prova, la presunzione legale di reddito non può operare.
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Delega di firma e avviso nullo: la Cassazione
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per un vizio di sottoscrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il motivo specifico, relativo alla mancata prova della delega di firma, era stato sollevato per la prima volta in sede di legittimità. L'ordinanza ribadisce che i motivi di nullità devono essere eccepiti nei gradi di merito e che l'onere della prova sulla delega spetta all'Amministrazione solo a fronte di una contestazione specifica e tempestiva.
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Reddito illecito: soci responsabili anche se ignari
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità fiscale dei soci di una società di persone. In caso di reddito illecito prodotto da uno solo dei soci, l'obbligazione tributaria si estende a tutti i membri della società in base al principio di trasparenza fiscale. La Corte ha stabilito che l'estraneità di un socio alla condotta criminosa non lo esonera dal pagamento delle imposte sui proventi generati, poiché il reddito è imputato alla società e, di conseguenza, a tutti i soci pro quota.
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Plusvalenze terreni: quando scatta l’obbligo fiscale?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla tassazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, ai fini fiscali, la plusvalenza è tassabile se il terreno è classificato come edificabile dal piano urbanistico comunale, anche senza approvazione regionale o piani attuativi. La Corte ha inoltre confermato che i motivi di impugnazione non presentati nel ricorso iniziale sono inammissibili, anche se basati su successive sentenze della Corte Costituzionale.
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Sale and lease back: la plusvalenza si tassa per competenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17947/2025, ha stabilito che la plusvalenza generata da un'operazione di sale and lease back non deve essere tassata interamente nell'anno di realizzo, ma va ripartita per competenza lungo la durata del contratto di leasing. La Corte ha sottolineato che il sale and lease back è un'operazione con causa finanziaria, finalizzata a fornire liquidità all'impresa, e non una semplice compravendita. Pertanto, prevale il principio della sostanza sulla forma, e la disciplina civilistica (art. 2425 bis c.c.) deroga a quella fiscale generale sulle plusvalenze (art. 86 TUIR).
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Utili extra-contabili: la Cassazione sulla tassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una s.r.l. contro un avviso di accertamento per utili extra-contabili. La Corte ha confermato la validità della notifica dell'atto presupposto alla società, anche se ricevuto da un semplice "collaboratore" presso la sede. Ha ribadito la presunzione di distribuzione dei profitti non dichiarati ai soci e la loro tassazione integrale (100%), non parziale. Infine, ha dichiarato inammissibili le censure sollevate per la prima volta in sede di legittimità.
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