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Art. 416-ter Codice Penale

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147 provvedimenti

Scambio elettorale: quando non è reato per la Cassazione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM contro l'ordinanza che negava la custodia cautelare per un indagato di scambio elettorale politico-mafioso. Manca la prova dell'uso del metodo mafioso per raccogliere i voti, requisito essenziale del reato.
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Riparazione ingiusta detenzione: negata per colpa grave
Un soggetto, assolto dall'accusa di associazione mafiosa, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che la condotta dell'individuo, caratterizzata da contatti con ambienti criminali e gestione opaca degli affari, ha costituito una colpa grave che ha contribuito all'emissione della misura cautelare, escludendo così il diritto all'indennizzo.
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Scambio elettorale: quando l’accordo non c’è
Un candidato sindaco, accusato di scambio elettorale politico-mafioso, si è visto revocare gli arresti domiciliari. Il Tribunale non ha ravvisato prove sufficienti di un suo accordo con un presunto esponente mafioso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura e ribadendo che non può riesaminare le prove, come le intercettazioni, se la valutazione del giudice di merito non è manifestamente illogica.
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Scambio elettorale politico mafioso: i requisiti
La Corte di Cassazione annulla una misura cautelare per il reato di scambio elettorale politico mafioso, chiarendo i requisiti della fattispecie. La Corte ha stabilito che la semplice richiesta di una 'carica di rilievo' da parte di un candidato in cambio della sua inclusione in una lista non è sufficiente a integrare il reato. È necessario dimostrare un accordo specifico sulla promessa di procurare voti con metodi mafiosi e la consapevolezza di ciò da parte del candidato, elementi che nel caso di specie non sono stati provati.
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Scambio elettorale: quando mancano i gravi indizi
La Corte di Cassazione conferma il rigetto di una misura cautelare per un politico accusato di scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza chiarisce che, per applicare misure restrittive, sono necessari gravi indizi sia sulla provenienza mafiosa della promessa di voti sia sulla concretezza della controprestazione del politico a favore del clan, elementi ritenuti insussistenti nel caso di specie.
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Permesso premio: no se c’è rischio contatti con clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio, confermando il diniego del permesso premio. La decisione si fonda sulla valutazione del concreto pericolo di ripristino dei contatti con la criminalità organizzata, anche attraverso i familiari. La sentenza ribadisce i rigorosi oneri probatori a carico del condannato non collaborante per superare la presunzione di pericolosità sociale legata ai cosiddetti "reati ostativi".
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di concorso in scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza chiarisce che per configurare il reato è sufficiente la promessa di voti in cambio di favori, e che anche un intermediario non affiliato al clan può essere ritenuto responsabile. La Corte ha rigettato le censure procedurali del ricorrente, ribadendo i limiti del proprio sindacato sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza operata dal Tribunale del Riesame.
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Reddito di cittadinanza: condanna e revoca del sussidio
La Corte di Cassazione conferma la condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza a un soggetto che aveva omesso di dichiarare una condanna definitiva per reati di stampo mafioso. La Corte ribadisce la legittimità dei requisiti morali, come l'assenza di condanne per reati ostativi negli ultimi dieci anni, quale presupposto inderogabile per l'accesso al beneficio.
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Scambio elettorale: la prova del patto con la mafia
La Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura in un caso di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, ritenendo insussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico di un candidato politico. La motivazione si basa sulla mancanza di prova che la promessa di voti provenisse da un soggetto 'appartenente' alla cosca e che il candidato avesse offerto in cambio utilità a favore dell'associazione mafiosa stessa.
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Custodia Cautelare 416-bis: Legami familiari e clan
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare 416-bis a carico di un imprenditore accusato di partecipazione a un'associazione di tipo mafioso. L'indagato sosteneva che i suoi rapporti con il capo clan fossero di natura puramente familiare e che il suo ruolo fosse marginale. La Corte ha respinto il ricorso, ritenendolo manifestamente infondato. Secondo i giudici, le prove, incluse intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, dimostravano un coinvolgimento attivo e determinante dell'imprenditore nelle attività estorsive del clan, superando la mera parentela. La sentenza ribadisce il rigore della giurisprudenza in materia di reati associativi e l'onere probatorio per superare le presunzioni cautelari.
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Scambio elettorale politico mafioso: la mancanza del patto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di scambio elettorale politico mafioso. La decisione sottolinea che, per configurare il reato, è indispensabile la prova di un patto illecito tra il candidato e l'esponente mafioso, non essendo sufficiente la mera consapevolezza dell'uso di metodi violenti da parte di terzi per raccogliere voti.
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Scambio elettorale politico mafioso: quando non c’è
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di scambio elettorale politico mafioso, non ravvisando la sussistenza del patto illecito. La Corte ha chiarito che la nomina ad assessore, avvenuta dopo le elezioni per dinamiche politiche interne alla giunta e non come contropartita di un accordo per l'acquisizione di voti con metodi mafiosi, non costituisce prova del reato. La decisione sottolinea la necessità di un'effettiva stipulazione dell'intesa illecita per configurare il delitto.
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Scambio elettorale: la Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un politico sottoposto ad arresti domiciliari per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha chiarito che, ai fini della configurabilità del reato, è sufficiente che il politico accetti la promessa di voti da parte di un soggetto appartenente a un'associazione mafiosa, senza che sia necessario dimostrare un esplicito accordo sull'utilizzo del metodo mafioso per la raccolta del consenso. La sentenza sottolinea come la qualità di affiliato del promittente sia di per sé idonea a inquinare il processo elettorale.
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Controllo di legittimità: limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare. La Corte ribadisce che il suo ruolo si limita al controllo di legittimità, che esclude una nuova valutazione delle prove e dei fatti, compito esclusivo del giudice di merito.
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Revoca misura cautelare: quando la nuova prova non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex senatore, accusato di scambio elettorale politico-mafioso, che chiedeva la revoca della misura cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che le nuove prove presentate, consistenti in dichiarazioni testimoniali raccolte dalla difesa, non erano sufficientemente decisive da indebolire il quadro indiziario originario. La decisione sottolinea che, in sede di appello per la revoca misura cautelare, il giudice non deve riesaminare l'intero compendio probatorio, ma solo valutare se i nuovi elementi siano in grado di alterare significativamente la precedente valutazione sulla gravità degli indizi.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha chiarito che, per configurare tale delitto, non è sufficiente essere il beneficiario di un progetto politico-amministrativo ideato da un familiare, ma è necessaria la prova di un patto specifico e della consapevolezza del candidato di ricorrere a metodi mafiosi per ottenere voti. L'ordinanza è stata invece annullata con rinvio per la riqualificazione delle esigenze cautelari relative a un'altra accusa di favoreggiamento aggravato.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura in un caso di presunto scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale della Libertà, escludendo la gravità indiziaria per i reati di partecipazione ad associazione mafiosa e scambio elettorale. È stato ritenuto non provato che l'attività politica di un indagato, pur legato da vincoli familiari a un boss, fosse funzionale agli interessi della cosca anziché a mere ambizioni personali. Mancava la prova di un patto sinallagmatico e dell'uso di metodi mafiosi per la raccolta voti.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva negato una misura cautelare per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove, in particolare l'inattendibilità di un testimone chiave e la mancanza di riscontri su presunte minacce, spetta al giudice di merito. Il ricorso è stato giudicato inammissibile in quanto mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità, che ha invece ritenuto logica e coerente la motivazione del provvedimento impugnato.
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Continuazione reato: calcolo pena e motivazione
Un condannato, con tre sentenze definitive a carico per gravi reati, ha richiesto e ottenuto l'applicazione della continuazione reato in fase esecutiva. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione per errori nel calcolo della pena. La Suprema Corte ha chiarito che la pena base deve corrispondere a quella del singolo reato più grave, non a una pena già cumulata. Inoltre, gli aumenti per i reati satellite devono essere motivati singolarmente e, se giudicati con rito abbreviato, devono beneficiare della relativa riduzione di pena.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego alla riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto la cui condotta, pur non costituendo reato, è stata ritenuta gravemente colposa. Il caso riguardava un'ipotesi di compravendita di voti che ha contribuito in modo decisivo a creare l'apparenza di un illecito, giustificando così l'emissione della misura cautelare e, di conseguenza, escludendo il diritto all'indennizzo.
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