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Art. 416-ter Codice Penale

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147 provvedimenti

Revoca indennità disoccupazione: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità della revoca dell'indennità di disoccupazione (Naspi) nei confronti di un soggetto condannato per reati ostativi, tra cui quelli legati ad associazioni di tipo mafioso. Il ricorrente sosteneva l'incostituzionalità della norma per la sua applicazione retroattiva, ma la Corte ha rigettato il ricorso. È stato chiarito che la revoca indennità disoccupazione non è una sanzione penale accessoria, soggetta al divieto di retroattività, bensì un provvedimento amministrativo che consegue alla condanna. La misura, basata su uno 'statuto d'indegnità', è legittima finché le pene per i reati ostativi non sono state interamente espiate.
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Esigenze cautelari: annullata misura per decorso tempo
La Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare di arresti domiciliari per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. Nonostante la sussistenza di gravi indizi, la decisione si fonda sulla mancanza di attuali esigenze cautelari, valutando il notevole tempo trascorso dai fatti (quattro anni), le dimissioni dell'indagato dalla carica politica e la sua residenza lontano dal contesto criminale. Gli altri motivi di ricorso, di natura procedurale, sono stati respinti.
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Durata indagini reato permanente: nuova iscrizione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della durata indagini reato permanente. Un indagato per associazione di tipo mafioso sosteneva l'inutilizzabilità delle prove raccolte oltre il termine biennale delle indagini, facilitate da una seconda iscrizione della notizia di reato. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che se la condotta criminale di un reato permanente prosegue dopo la scadenza del primo termine di indagine, il Pubblico Ministero può legittimamente procedere a una nuova iscrizione per il segmento di condotta successivo, avviando un nuovo periodo di indagini senza violare le garanzie difensive.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la prova indiziaria
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare per scambio elettorale politico-mafioso, stabilendo che il reato è configurabile anche senza prova diretta di minacce. La fama criminale della famiglia della ricorrente e la sua capacità di influenzare il voto in un'area controllata da un clan sono stati ritenuti indizi sufficienti a provare l'uso del metodo mafioso.
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Scambio elettorale: annullamento senza nuove prove
La Corte di Cassazione ha annullato per la seconda volta un'ordinanza di arresti domiciliari per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. La decisione si fonda sul fatto che il Tribunale del riesame, dopo un primo annullamento con rinvio, ha confermato la misura cautelare riproponendo gli stessi argomenti già ritenuti carenti e illogici dalla Suprema Corte, senza introdurre nuovi elementi probatori o un diverso percorso motivazionale. La sentenza ribadisce i poteri e i limiti del giudice del rinvio.
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Reddito di cittadinanza: condanna annullata per legge
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La decisione si fonda sul principio del 'tempus regit actum': al momento della prima domanda, la legge non prevedeva ancora l'obbligo di dichiarare la specifica condanna penale che l'imputato aveva omesso. Di conseguenza, per quella condotta, il fatto non costituiva reato. La condanna per una successiva domanda, avvenuta dopo la modifica della legge, è stata invece rideterminata.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro un'ordinanza di custodia cautelare per scambio elettorale politico-mafioso. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'indagato è stato scarcerato nelle more del giudizio, venendo meno l'utilità pratica di una pronuncia sul suo stato di libertà.
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Associazione di tipo mafioso: la prova del reato
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di infiltrazioni di un clan camorristico nel tessuto economico e politico locale. La sentenza analizza i criteri per provare il reato di associazione di tipo mafioso, distinguendo la partecipazione stabile dal concorso esterno. Vengono esaminati diversi ricorsi, annullando con rinvio alcune posizioni per vizi di motivazione su specifici capi d'imputazione, come il tentato omicidio e la confisca dei beni, e confermando numerose condanne. La Corte chiarisce anche importanti principi procedurali, tra cui l'obbligo di rinnovazione del dibattimento in appello e i requisiti per l'applicazione dell'aggravante mafiosa.
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Revoca custodia cautelare: il ruolo del tempo
Un soggetto, indagato per scambio elettorale politico-mafioso e sottoposto a custodia cautelare in carcere, otteneva la revoca della misura dal Tribunale del riesame. La decisione si fondava sul notevole tempo trascorso dai fatti (risalenti al 2019) senza che l'indagato manifestasse nuova pericolosità. La Procura ricorreva in Cassazione, sostenendo che per reati così gravi il tempo è un fattore neutro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione sulla revoca della custodia cautelare deve essere attuale e complessiva. Il 'tempo silente', seppur non decisivo da solo, è un elemento fondamentale che, in assenza di segnali negativi, può indebolire le originarie esigenze cautelari.
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Utilizzabilità intercettazioni: ricorso nullo se aspecifico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero in un caso di corruzione. La questione centrale era l'utilizzabilità intercettazioni provenienti da un altro procedimento per reati di mafia. Il ricorso è stato ritenuto 'aspecifico' perché si limitava a richiamare una decisione precedente, senza contestare nel dettaglio le motivazioni con cui il Tribunale del riesame aveva escluso la connessione tra i due procedimenti e, di conseguenza, l'utilizzabilità delle prove.
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Scambio elettorale: quando non c’è il metodo mafioso
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di criminalità organizzata, ridefinendo i confini di reati cruciali. La sentenza distingue nettamente lo scambio elettorale politico-mafioso dalla corruzione elettorale semplice, annullando una condanna per il primo a causa della mancata prova dell'uso del metodo mafioso per la raccolta dei voti. Viene inoltre chiarito che la turbata libertà degli incanti non si applica agli affidamenti diretti privi di una procedura di gara. Infine, la Corte annulla con rinvio le assoluzioni per il trasferimento fraudolento di valori, sottolineando che il reato sussiste anche quando lo scopo è agevolare il riciclaggio.
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Utilizzabilità intercettazioni: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM, confermando la decisione del Tribunale del Riesame sull'inutilizzabilità delle intercettazioni. Le registrazioni, ottenute in un procedimento per reati di mafia, non possono essere usate in un separato procedimento per corruzione se manca una connessione sostanziale tra i reati, secondo la vecchia formulazione dell'art. 270 c.p.p. La questione centrale è l'utilizzabilità intercettazioni in procedimenti diversi.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un sindaco, sottoposto agli arresti domiciliari, accusato di scambio elettorale politico-mafioso. La difesa contestava l'utilizzo di intercettazioni provenienti da un altro procedimento e la sussistenza delle prove. La Corte ha confermato la piena utilizzabilità delle intercettazioni, in quanto indispensabili per accertare un reato grave, e ha ribadito che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a vizi di legittimità.
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Scambio elettorale: la promessa vale anche senza soldi
Un politico viene accusato di scambio elettorale politico-mafioso per aver promesso favori, come posti di lavoro e nomine, in cambio del sostegno di un'associazione criminale. La Corte di Cassazione, pur annullando la misura cautelare per un difetto di motivazione del tribunale inferiore, stabilisce principi fondamentali: il reato sussiste anche se l'accordo è precedente alla candidatura ufficiale e l'"utilità" promessa può essere qualsiasi vantaggio, non necessariamente economico, che abbia valore per il sodalizio mafioso.
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Scambio elettorale: quando manca la prova del metodo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero in un caso di presunto scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove che l'indagato fosse un membro del clan e che fosse stato utilizzato il 'metodo mafioso' per raccogliere voti, non si può configurare il reato previsto dall'art. 416-ter c.p. La decisione sottolinea la necessità di una prova rigorosa degli elementi costitutivi del reato, distinguendo il sostegno elettorale da un patto criminale.
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Scambio elettorale politico mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un imputato accusato del reato di scambio elettorale politico mafioso. La sentenza si concentra sulla prova della consapevolezza, da parte dell'imputato, della caratura mafiosa del suo interlocutore, affermando che tale conoscenza può essere desunta da elementi fattuali e non richiede un precedente accertamento giudiziale. Viene inoltre chiarito il regime delle presunzioni per le misure cautelari in relazione a questo specifico reato.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un ex senatore accusato di scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza chiarisce che, dopo la riforma del 2019, il reato si configura anche se il procacciamento di voti non avviene con metodo mafioso, purché promesso da un soggetto appartenente a un'associazione criminale. La Corte ha ritenuto provata la consapevolezza del politico riguardo alla caratura mafiosa del suo interlocutore e ha confermato la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, rigettando il ricorso della difesa.
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Scambio elettorale: la Cassazione amplia l’utilità
Un consigliere comunale era stato accusato di scambio elettorale politico-mafioso per aver promesso favori a un'associazione criminale in cambio di voti. La Corte di Cassazione ha annullato la misura cautelare, chiarendo che, ai sensi dell'art. 416-ter del codice penale, l'"utilità" promessa include qualsiasi vantaggio, anche non economico, che abbia valore per il clan, superando il precedente orientamento che richiedeva un beneficio immediatamente monetizzabile. Il caso è stato rinviato al tribunale di merito per una nuova valutazione, a causa di motivazioni contraddittorie nella precedente ordinanza.
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Scambio elettorale: la nuova definizione di utilità
Un politico viene accusato di scambio elettorale politico-mafioso per aver promesso posti di lavoro e un assessorato in cambio di voti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13841/2025, stabilisce che l'utilità promessa non deve essere necessariamente monetizzabile, potendo consistere in qualsiasi vantaggio, anche non patrimoniale, purché concreto. Nel caso specifico, la Corte annulla l'ordinanza di custodia cautelare perché la promessa era troppo generica, richiedendo al Tribunale una nuova valutazione sulla sua effettiva concretezza.
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Concorso esterno associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una complessa sentenza, annulla diverse condanne per reati associativi, tra cui il concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha chiarito che per configurare tale reato non basta che un imprenditore concluda affari con esponenti di un clan, ma è necessario dimostrare un rapporto sinallagmatico che apporti un vantaggio concreto e specifico all'intera organizzazione criminale, rafforzandone il potere. La sentenza ha inoltre annullato altre condanne per scambio elettorale politico-mafioso per carenza di prove sull'impiego del metodo mafioso e ha ribadito l'obbligo di 'motivazione rafforzata' per i giudici d'appello che intendono ribaltare una sentenza di assoluzione.
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