L'Imputato, accusato di associazione di stampo mafioso aggravata, ha chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere sostenendo la scadenza dei termini massimi di durata, ritenuti di quattro anni anziché sei. Il Tribunale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per calcolare la durata della custodia cautelare in carcere in presenza di più aggravanti specifiche (come l'associazione armata e il reinvestimento di capitali illeciti), occorre sommare gli aumenti di pena previsti dalla norma speciale. Di conseguenza, il termine massimo applicabile resta di sei anni e la misura cautelare rimane pienamente valida ed efficace. L'Imputato deve quindi restare in carcere e pagare le spese processuali.
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