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Art. 4 Costituzione

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129 provvedimenti

Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni, non 5
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione per il danno da pubblico impiego, derivante dall'illegittima reiterazione di contratti a termine, è decennale e non quinquennale. La Corte ha qualificato la responsabilità della Pubblica Amministrazione come contrattuale, poiché il danno non nasce dalla mancata assunzione ma dalla prestazione lavorativa resa in condizioni di precarietà, in violazione di norme imperative. L'ente pubblico ricorrente sosteneva la natura precontrattuale o extracontrattuale della responsabilità, con conseguente prescrizione breve di cinque anni, ma il suo ricorso è stato rigettato, confermando la tutela più ampia per il lavoratore.
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Equa riparazione: soglia minima non è vincolante
Un lavoratore ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata della procedura fallimentare del suo ex datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che aveva ridotto l'indennizzo al di sotto della soglia minima legale, stabilendo che tale soglia è una guida e non un limite assoluto. Il giudice gode di discrezionalità nel valutare le circostanze specifiche del caso, come l'esiguità del credito residuo, per determinare il giusto risarcimento.
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Conciliazione sindacale e lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una conciliazione sindacale con cui due lavoratrici avevano rinunciato a rivendicazioni passate. La Corte ha respinto il loro ricorso, che mirava a far riconoscere la natura subordinata del rapporto di lavoro successivo e a ottenere un trattamento economico superiore, ritenendo inammissibile una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Pensione di anzianità: no con lavoro intermittente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di lavoro intermittente, anche durante i periodi di non attività, costituisce un rapporto di lavoro subordinato. Tale condizione impedisce l'accesso alla pensione di anzianità, che richiede la totale cessazione dell'attività lavorativa. Di conseguenza, la Corte ha confermato la revoca della pensione precedentemente concessa a un lavoratore e ha ritenuto legittima la richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite, data l'omessa dichiarazione del rapporto di lavoro da parte dell'interessato.
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Licenziamento amministrazione giudiziaria: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento intimato da una società in amministrazione giudiziaria per ragioni di ordine pubblico. La sentenza chiarisce che tale recesso segue una disciplina speciale, distinta da quella ordinaria, e che il giudice del lavoro ha ampi poteri istruttori, potendo acquisire d'ufficio i documenti necessari alla decisione. Il caso riguarda il licenziamento di una dipendente, autorizzato dal giudice delegato per interrompere i legami con la precedente gestione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della lavoratrice, validando la procedura seguita e la sufficienza della motivazione basata sul richiamo al provvedimento giudiziario.
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Licenziamento per giusta causa: firma su ordini falsi
Un dipendente, licenziato per aver firmato buoni di prelievo per merce mai consegnata, ha impugnato il provvedimento sostenendo di aver seguito una prassi aziendale imposta dai superiori. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo la Corte, il lavoratore aveva un ruolo consapevole e strategico nel sistema illecito, condotta che ha irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario con l'azienda.
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Trasferimento ramo d’azienda: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20083/2024, ha dichiarato illegittimo un trasferimento di ramo d'azienda poiché l'entità trasferita non possedeva i requisiti di preesistenza e autonomia funzionale. Il caso riguardava un gruppo di lavoratori trasferiti da una società editoriale a una di servizi, ma la Corte ha rilevato che si trattava di una mera esternalizzazione di personale, in quanto il 'ramo' era un aggregato eterogeneo di dipendenti senza un'organizzazione unificante, un know-how comune o beni significativi. La decisione ribadisce che un ramo d'azienda non può essere creato 'ad hoc' al solo scopo del trasferimento.
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Obbligo retributivo: stipendio dovuto senza lavoro?
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e l'ordine di reintegro, ma il datore di lavoro non ottempera. La Cassazione conferma l'obbligo retributivo del datore di lavoro per il periodo di mancata prestazione, stabilendo che la messa in mora iniziale è sufficiente e non serve una nuova offerta di lavoro dopo la sentenza.
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Assegno sociale stranieri: soggiorno lungo e diritto
Il Tribunale di Torino ha riconosciuto il diritto all'assegno sociale a un cittadino straniero, chiarendo che il possesso continuativo di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo è prova sufficiente per soddisfare il requisito della residenza legale e continuativa di dieci anni in Italia. La sentenza ha stabilito che, una volta accertata la sussistenza dei requisiti sostanziali, l'iniziale diniego dell'ente previdenziale per una tardiva presentazione documentale non può precludere il diritto alla prestazione. Il caso in esame riguardava la richiesta di assegno sociale stranieri, e la decisione sottolinea l'importanza della storia dei permessi di soggiorno come elemento probatorio.
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Revoca incarico dirigenziale: quando è atto pubblico
Un ex direttore di un'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale si oppone alla cessazione del suo rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione stabilisce che non si tratta di un licenziamento privato, ma di una revoca di incarico dirigenziale di natura pubblicistica. Poiché l'atto non è stato impugnato nei termini davanti al giudice amministrativo, è divenuto definitivo. Di conseguenza, la successiva dichiarazione di incostituzionalità della legge su cui si basava la revoca non ha effetto sul rapporto, ormai esaurito. La Corte ha inoltre confermato la condanna alla restituzione di emolumenti percepiti senza una formale delibera autorizzativa.
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Esenzione IMU prima casa: coniugi con residenze diverse
Un comune aveva negato l'esenzione IMU prima casa a un contribuente poiché la moglie risiedeva in un'altra città. La Corte di Cassazione, recependo la storica sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, ha respinto il ricorso del comune. È stato definitivamente chiarito che il diritto all'esenzione si basa sulla residenza anagrafica e sulla dimora abituale del singolo possessore nell'immobile, senza che la diversa residenza del coniuge possa costituire un ostacolo.
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Controllo investigativo dipendenti: i limiti del datore
Un lavoratore è stato licenziato dopo un'indagine privata. La Cassazione ha stabilito che il controllo investigativo dipendenti non può riguardare l'adempimento della prestazione lavorativa, ma solo la scoperta di illeciti. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Compenso VPO: Indennità per attività extra udienza?
Quattro Vice Procuratori Onorari (VPO) hanno richiesto il pagamento per attività di indagine svolte tra il 2002 e il 2007. La Corte di Cassazione ha stabilito che, prima della riforma del 2008, non esisteva un diritto a uno specifico compenso VPO per tali mansioni, poiché la legge prevedeva un'indennità solo per la partecipazione alle udienze. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso sul piano procedurale, riconoscendo che la domanda subordinata per ingiustificato arricchimento era stata presentata tempestivamente e deve essere esaminata nel merito dalla Corte d'Appello.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non decide
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua ex azienda per mobbing e demansionamento, perdendo sia in primo che in secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, evidenziando l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso e il limite della 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito identiche. La decisione sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Storno di dipendenti: quando è concorrenza sleale?
Un istituto di credito accusa un concorrente di concorrenza sleale per storno di dipendenti. La Cassazione chiarisce che l'assunzione di personale non è illecita se manca l'intento di disintegrare l'azienda altrui, anche se il nuovo datore di lavoro si fa carico delle penali per la violazione del patto di non concorrenza.
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Motivazione Apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per motivazione apparente. La corte territoriale aveva accolto l'appello dei debitori basandosi unicamente sul difetto di legittimazione della società cessionaria del credito, intervenuta in causa, senza esaminare il merito della controversia. La Cassazione ha stabilito che il giudice deve sempre decidere nel merito, anche se l'intervenuto non prova la sua titolarità, poiché la parte originaria resta in giudizio.
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Sciopero occulto: Malattia di massa è sciopero?
Una massiccia e coordinata assenza per malattia dei vigili urbani durante la notte di Capodanno è stata qualificata come 'sciopero occulto'. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione a carico delle organizzazioni sindacali, ritenute responsabili di aver promosso un'astensione illegittima in un servizio pubblico essenziale. La decisione si è basata su prove presuntive, come l'anomalo picco statistico di assenze, che ha svelato la natura fittizia delle giustificazioni e il reale intento di protesta.
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Risoluzione anticipata: obbligo di motivazione per la PA
Un dirigente pubblico ha subito la risoluzione anticipata del suo contratto biennale a causa del raggiungimento dell'anzianità contributiva massima. La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del provvedimento per mancanza di motivazione. La sentenza sottolinea che, specialmente per i casi antecedenti alla riforma del 2011, la Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di spiegare le ragioni organizzative alla base della risoluzione anticipata rapporto di lavoro, a tutela dei principi di buona fede e correttezza.
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Inserimento GAE: titolo estero e graduatorie chiuse
Una docente con abilitazione all'insegnamento ottenuta in un altro Stato UE ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE) italiane. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la chiusura normativa delle GAE si applica a tutti, senza eccezioni per i titoli esteri. La decisione sottolinea che ammettere la docente creerebbe una discriminazione inversa nei confronti dei cittadini italiani. Il fattore decisivo è stata la presentazione della domanda dopo la chiusura delle graduatorie, non la validità del titolo estero.
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Lavoro detenuti 41-bis: quando può essere negato?
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis si è visto negare la possibilità di svolgere attività lavorativa in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il diritto al lavoro per i detenuti al 41-bis non è assoluto. La decisione si è basata sull'elevato spessore criminale del soggetto, ritenendo le mansioni richieste incompatibili con le esigenze di massima sicurezza e con la necessità di impedire contatti con altri detenuti.
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