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Art. 4 Costituzione

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129 provvedimenti

Inquadramento superiore: quando le mansioni contano
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due lavoratrici a un inquadramento superiore, stabilendo che la valutazione deve basarsi sulle mansioni effettivamente svolte secondo le declaratorie del contratto collettivo, e non sulla denominazione o presunta semplicità della struttura organizzativa in cui operano. La Corte ha rigettato l'argomento della società datrice di lavoro, secondo cui una distinzione non formalizzata tra diverse tipologie di sale operative potesse giustificare un inquadramento inferiore. È stato inoltre confermato che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto.
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Lavoro effettivo: anche senza prestazione per colpa datoriale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19630/2025, ha stabilito che il requisito del "lavoro effettivo" per l'accesso all'indennità NASpI è soddisfatto anche quando il dipendente è impossibilitato a svolgere la propria mansione a causa di un ingiustificato rifiuto da parte del datore di lavoro. Secondo la Corte, il concetto di "lavoro effettivo" ha una valenza giuridica e non meramente naturalistica, comprendendo tutti i periodi in cui il rapporto di lavoro è attivo e dà diritto a retribuzione e contribuzione. Di conseguenza, è stata annullata la decisione della Corte d'Appello che richiedeva la presenza fisica del lavoratore, penalizzandolo per una condotta illecita del datore.
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Sviamento clientela: risarcimento e prova in giudizio
Un'azienda di logistica cita in giudizio un suo ex dirigente e la società concorrente presso cui è stato assunto, accusandoli di concorrenza sleale per storno di dipendenti e sviamento di clientela. Il Tribunale accoglie parzialmente la domanda, escludendo lo storno ma riconoscendo lo sviamento clientela. I convenuti sono stati condannati in solido a un risarcimento di 550.000 euro, calcolato sulla base del margine di contribuzione perso dall'azienda a causa della clientela illecitamente sottratta.
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Inquadramento superiore: le mansioni prevalgono
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un lavoratore all'inquadramento superiore, stabilendo che la valutazione deve basarsi sulle mansioni concretamente svolte e non sulla denominazione o complessità della struttura aziendale. La sentenza rigetta l'appello di una società che distingueva tra diverse tipologie di sale operative senza un supporto normativo o contrattuale. Viene inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto di lavoro, a causa della ridotta stabilità introdotta dalle recenti riforme.
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Benefici vittime terrorismo: quando il ricorso è nullo
Una vittima di attentato terroristico ha richiesto i benefici vittime terrorismo previsti dalla L. 206/2004. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancata prova della riduzione della capacità lavorativa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso diretto inammissibile, chiarendo che la procedura speciale ex art. 12 è limitata nel tempo e non applicabile al caso di specie, che avrebbe dovuto seguire la via ordinaria dell'appello.
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Calcolo pensione pro rata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8021/2019, ha affrontato il caso di un professionista e della sua cassa previdenziale riguardo al calcolo della pensione di anzianità maturata nel 2006. La Corte ha stabilito un importante principio: per le anzianità maturate prima del 1° gennaio 2007, si applica il principio del calcolo pensione pro rata, preservando le regole più favorevoli vigenti fino a quella data. Tuttavia, ha ritenuto legittima l'applicazione di un "coefficiente di neutralizzazione" che riduce l'importo per chi continua l'attività professionale, considerandolo uno strumento per garantire l'equilibrio finanziario della cassa non soggetto al principio del pro rata.
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Peggioramento retributivo: ricorso inammissibile
Un lavoratore, trasferito da un ente locale al Ministero, ha lamentato un peggioramento retributivo. Dopo una prima cassazione con rinvio, la Corte d'Appello ha nuovamente respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha ora dichiarato il nuovo ricorso inammissibile perché cerca impropriamente di ottenere una rivalutazione dei fatti e contesta il principio di diritto vincolante stabilito nella precedente sentenza, che il giudice del rinvio aveva correttamente applicato.
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Principio di diritto vincolante: limiti del rinvio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una lavoratrice del settore scolastico, trasferita da un ente locale allo Stato, che lamentava un peggioramento retributivo. La decisione si fonda sul rispetto del principio di diritto vincolante stabilito in una precedente sentenza di Cassazione sul medesimo caso. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio aveva correttamente limitato la sua analisi alla verifica di un "peggioramento retributivo globale e sostanziale", come richiesto, e che il nuovo ricorso rappresentava un inammissibile tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti.
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Incompatibilità medico pensionato: la Cassazione decide
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. L, n. 34732 del 30/12/2019, la Corte Suprema ha affrontato il tema dell'incompatibilità medico pensionato. Un dottore, già in pensione dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), si è visto negare un nuovo incarico come medico convenzionato. La Corte ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che i contratti collettivi (ACN) possono legittimamente prevedere cause di incompatibilità non contemplate dalla legge, al fine di garantire una migliore distribuzione del lavoro medico e la qualità dei servizi, distinguendo tale disciplina da quella generale sul cumulo tra pensione e redditi da lavoro.
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