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Art. 395 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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291 provvedimenti

Altri anni per Art. 395 Codice di Procedura Civile

Licenziamento comandante nave: la Cassazione conferma
Un comandante di nave è stato licenziato dopo un 'black out' totale a bordo. Accusato di non aver segnalato l'incidente e di averlo negato, i tribunali hanno confermato la legittimità del recesso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il licenziamento del comandante della nave era giustificato. La sua ostinata negazione di un evento pericoloso ha rappresentato una grave violazione del rapporto di fiducia, rendendo irrilevante l'archiviazione di un parallelo procedimento penale.
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Errore di fatto: quando la Cassazione può revocare?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. I ricorrenti sostenevano che la Corte avesse omesso di esaminare una memoria difensiva che eccepiva un giudicato esterno. La Corte ha chiarito che l'errore di fatto revocatorio consiste in una svista percettiva su atti interni al processo e non in un errore di giudizio. Inoltre, il presunto giudicato sul 'quantum' era solo 'apparente', poiché destinato a cadere a seguito della riforma della sentenza sull''an' (il diritto stesso), rendendo l'omissione non decisiva ai fini della decisione finale.
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Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione di una propria ordinanza. Il ricorrente lamentava un errore di fatto nella decisione sulla competenza territoriale, ma la Corte ha stabilito che le censure sollevate costituivano in realtà critiche a valutazioni giuridiche, non un'erronea percezione dei fatti. Questo caso chiarisce i rigidi confini dell'istituto della revocazione per errore di fatto.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la sentenza
Una società di trasporti ha chiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto. Inizialmente, un dipendente era stato licenziato, ma la Corte d'Appello aveva annullato il licenziamento, ritenendo la condotta meritevole di una sanzione meno grave. La Cassazione, nel respingere il ricorso per revocazione, ha chiarito che non c'è stato alcun errore di fatto, in quanto aveva correttamente percepito le ragioni della decisione d'appello. La sua precedente valutazione era un'analisi giuridica, non una svista fattuale, rendendo così la richiesta di revocazione inammissibile.
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Lavoro Straordinario: Prova dell’Autorizzazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8089/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano il pagamento di ore di lavoro straordinario basandosi unicamente sui cartellini marcatempo. La Corte ha ribadito che spetta al lavoratore l'onere di provare non solo di aver lavorato oltre l'orario contrattuale, ma anche che tale prestazione aggiuntiva fosse stata specificamente autorizzata dal datore di lavoro. La sola registrazione della presenza non è sufficiente a fondare il diritto alla retribuzione per il lavoro straordinario.
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Prova lavoro straordinario: il cartellino non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8095/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano il pagamento di ore extra basandosi sui cartellini marcatempo. La Corte ha stabilito che la timbratura attesta la presenza in azienda, ma non costituisce di per sé prova del lavoro straordinario effettivamente svolto e autorizzato. La valutazione del valore probatorio dei cartellini rientra nel prudente apprezzamento del giudice di merito e non è assimilabile alla prova legale offerta dalle scritture contabili.
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Lavoro straordinario: prova e autorizzazione necessarie
Un gruppo di dipendenti ha richiesto il pagamento per minuti di lavoro svolti durante le pause e all'inizio del turno, basandosi su una precedente sentenza. La Corte di Cassazione ha qualificato la richiesta come domanda di pagamento per lavoro straordinario, rigettandola. La Corte ha stabilito che i cartellini di presenza non sono sufficienti a provare il diritto alla retribuzione extra se non viene dimostrata anche la specifica autorizzazione del datore di lavoro a svolgere tali prestazioni.
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Prova lavoro straordinario: la timbratura non basta
Un gruppo di lavoratori ha richiesto il pagamento di ore extra basandosi sui cartellini marcatempo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la timbratura dimostra solo la presenza in azienda, ma non costituisce prova del lavoro straordinario effettivamente svolto. La valutazione delle prove resta di competenza del giudice di merito e i cartellini non hanno lo stesso valore probatorio delle scritture contabili. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Superminimo non assorbibile: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro può legittimamente interrompere l'erogazione di un superminimo non assorbibile se questo deriva da un accordo collettivo che è stato successivamente disdettato. La tutela prevista in caso di trasferimento d'azienda non "congela" in eterno le condizioni retributive di fonte collettiva, che restano soggette alle dinamiche della contrattazione. Nel caso di specie, la riduzione della retribuzione è avvenuta oltre vent'anni dopo il trasferimento d'azienda, a seguito della legittima disdetta dell'accordo integrativo che prevedeva il superminimo, e non a causa del trasferimento stesso.
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Ricorso per revocazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara improcedibile un ricorso per revocazione a causa di gravi vizi formali. Il ricorrente non aveva esposto i fatti di causa, non aveva depositato una copia autentica del provvedimento impugnato e non aveva identificato un errore di fatto revocatorio secondo i rigidi criteri di legge. La decisione ribadisce l'importanza del rispetto delle norme procedurali per l'accesso a questo rimedio straordinario.
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Errore percettivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato contro la Cassa Forense. Il motivo del ricorso era un errore percettivo del giudice d'appello su una data. La Corte ha stabilito che per un errore di fatto di questo tipo lo strumento corretto non è il ricorso in Cassazione, ma la revocazione, portando all'inammissibilità dell'azione.
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Patto di prova nullo se il lavoro era già svolto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la nullità di un patto di prova inserito in un contratto di lavoro, poiché la lavoratrice aveva già svolto le medesime mansioni per la stessa azienda nei mesi immediatamente precedenti l'assunzione formale. Secondo la Corte, la finalità del patto di prova, ovvero la sperimentazione reciproca tra le parti, era già stata soddisfatta. Di conseguenza, il licenziamento intimato durante tale periodo è stato dichiarato illegittimo, con condanna dell'azienda al risarcimento del danno.
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Riapertura procedimento disciplinare: la Cassazione
La Corte di Cassazione stabilisce che la Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di procedere alla riapertura del procedimento disciplinare a seguito di una sentenza penale irrevocabile di assoluzione del dipendente, anche se in precedenza si è formato un giudicato civile sulla legittimità del licenziamento. La Corte ha chiarito che l'assoluzione con formula piena impone una nuova valutazione dei fatti, rendendo la sanzione iniziale provvisoria. Il caso riguardava un ex Comandante della Polizia Municipale, licenziato e poi assolto in sede penale, la cui richiesta di riapertura era stata respinta nei gradi di merito.
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Revocazione ordinanza cassazione: quando è inammissibile
Una lavoratrice ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto relativo alla sua domanda di esonero dal servizio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la precedente decisione aveva correttamente identificato l'oggetto della contesa e che il tentativo della ricorrente costituiva un'impropria richiesta di riesame nel merito. Il principio affermato è che la revocazione ordinanza cassazione non può essere utilizzata per contestare la valutazione giuridica del giudice.
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Errore revocatorio: Cassazione e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, stabilendo che un presunto errore sull'esistenza di una quota pensionistica ("quota A") non costituisce un errore revocatorio di fatto. Si tratta, invece, di un errore di valutazione giuridica, non sindacabile con questo strumento. La Corte ribadisce che la revocazione è ammessa solo per sviste percettive su fatti processuali, non per contestare l'interpretazione o l'applicazione delle norme da parte del giudice.
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Licenziamento giusta causa: onere della prova datoriale
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un licenziamento per giusta causa per 'radicale insussistenza dei fatti' contestati a un addetto alla cassa. L'ordinanza ribadisce che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove e precisa l'onere del datore di lavoro di allegare circostanze specifiche per la riduzione del risarcimento del danno (cd. aliunde perceptum). La mancanza di prove solide e di contestazioni precise rende illegittimo il recesso e comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
Un dipendente di una compagnia assicurativa viene licenziato per giusta causa dopo aver richiesto rimborsi per spese sanitarie gonfiate. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il pagamento effettivo delle somme richieste spettava al dipendente.
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Errore di fatto revocazione: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di fatto ed errore di giudizio. Il caso riguardava la pretesa di alcuni pensionati al pagamento di adeguamenti pensionistici basati su un giudicato del 1994. La Corte ha stabilito che la successiva capitalizzazione della pensione integrativa ha costituito un fatto nuovo che ha estinto l'obbligazione, applicando il principio "rebus sic stantibus". La richiesta di errore di fatto per revocazione è stata respinta perché i ricorrenti contestavano l'interpretazione giuridica della Corte, non una svista percettiva sugli atti.
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Revocazione ordinanza: quando è inammissibile?
Un gruppo di pensionati ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Suprema Corte, sostenendo un errore di fatto in una complessa vicenda su pensioni integrative. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la revocazione ordinanza è possibile solo per un'erronea percezione dei fatti processuali, non per un disaccordo sull'interpretazione giuridica o sulla valutazione delle prove, come l'effetto estintivo della capitalizzazione di una pensione.
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Revocazione sentenza Cassazione: i limiti del ricorso
Un'azienda ha richiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione che confermava l'illegittimità di un licenziamento, sostenendo un errore di fatto nell'analisi dei documenti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'interpretazione di atti processuali non costituisce un errore di fatto revocatorio, ma un'attività valutativa non sindacabile tramite questo rimedio straordinario. Il caso sottolinea i rigidi limiti della revocazione sentenza Cassazione.
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