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Art. 395 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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685 provvedimenti

Altri anni per Art. 395 Codice di Procedura Civile

Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento per un professionista, nonostante l'adesione a un condono fiscale. La Corte ha stabilito che, se il condono non si perfeziona per incompletezza o incongruenza dei dati, l'Amministrazione Finanziaria può procedere con l'accertamento esteso. Il raddoppio dei termini è legato all'obbligo di denuncia penale per un reato tributario, a prescindere dall'esito del procedimento penale o dalla prescrizione del reato stesso.
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Equa riparazione: quando scatta il termine di 6 mesi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14620/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul termine per richiedere l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo. Il termine di sei mesi non decorre dalla semplice pubblicazione della sentenza che definisce il giudizio, ma dal momento in cui tale sentenza diventa definitiva e inappellabile. Nel caso specifico, la Corte ha chiarito che bisogna aggiungere i 60 giorni per un eventuale ricorso in Cassazione prima di far partire il conteggio dei sei mesi per la domanda di equa riparazione, accogliendo così il ricorso di un'associazione.
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Danno da mancato godimento: la nuova prova del danno
Un proprietario ha subito danni al suo immobile a causa di infiltrazioni provenienti da parti comuni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14381/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul risarcimento del danno da mancato godimento. Non è più necessario dimostrare di aver perso un contratto di affitto, ma è sufficiente provare la perdita della concreta possibilità di utilizzare il bene. La Corte ha inoltre ribadito che la responsabilità del condominio per i danni da cose in custodia sussiste anche se i problemi derivano dalla vecchiaia o da difetti costruttivi dell'edificio.
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Exceptio doli: garanzia annullata per mala fede
Una società di telecomunicazioni ha tentato di escutere una garanzia autonoma nonostante fosse impossibilitata a fornire il servizio pattuito. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della garanzia, applicando il principio dell'exceptio doli a causa della palese mala fede e dell'abuso del diritto da parte del beneficiario.
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Onere della prova e contestazione: ricorso inammissibile
Una società ha citato in giudizio un'amministrazione comunale per il pagamento di lavori, in subordine per ingiustificato arricchimento. Il Comune ha contestato l'effettiva esecuzione delle opere. La Corte d'Appello ha respinto la domanda perché la società non ha adempiuto al proprio onere della prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la mancata specificità dei motivi di ricorso, in particolare per quanto riguarda la presunta contestazione e le istanze istruttorie.
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Errore di fatto e revocazione: quando è inammissibile
Un intermediario finanziario, condannato per operazioni illecite, ha chiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione adducendo un errore di fatto sulla valutazione dell'eccezione di prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la valutazione degli atti processuali costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto, e quindi non è un valido motivo per la revocazione.
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Errore di fatto: Cassazione annulla sentenza d’appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva respinto una domanda di revocazione. Il caso riguardava un errore di fatto in una causa di esproprio, dove i giudici avevano confuso un importo in Lire con uno in Euro, arrivando a una conclusione errata sulla soccombenza e sulle spese legali. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello aveva a sua volta errato, interpretando in modo restrittivo la domanda dei ricorrenti e violando il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Sentenza per relationem: quando è nulla la decisione?
Un imprenditore del settore apparecchi da intrattenimento ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. La Commissione Tributaria Regionale ha parzialmente accolto il suo appello, ma con una motivazione che si limitava a richiamare la sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato nulla tale decisione, affermando che una sentenza per relationem è invalida quando non esplicita il percorso logico-giuridico seguito e non affronta specificamente i motivi di appello, rendendo impossibile individuare il thema decidendum. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Frode IVA: legittimo l’accertamento durante il Covid
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un avviso di accertamento notificato durante il periodo di sospensione per la pandemia. Il caso riguardava una contestazione per frode IVA basata su operazioni inesistenti. La Corte ha chiarito che le ipotesi di frode fiscale, data la loro gravità e la potenziale rilevanza penale, rientrano nei casi di 'indifferibilità e urgenza' che giustificano la deroga alla sospensione dei termini. Con la sentenza sono stati rigettati sia il ricorso del contribuente, che lamentava la nullità dell'atto, sia quello dell'Agenzia delle Entrate su altri aspetti della decisione di merito.
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Contestazione spese: onere della prova in Cassazione
In un caso di locazione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei locatori riguardo alla compensazione con le spese di manutenzione sostenute dai conduttori. La Corte ha stabilito che la contestazione delle spese deve essere specifica e non generica. Un'errata percezione del giudice sulla mancata contestazione costituisce un errore di fatto da impugnare con revocazione, non con ricorso in Cassazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per genericità e per aver dedotto un vizio revocatorio.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto, sostenendo che la Corte avesse travisato le conclusioni di una corte d'appello sul momento impositivo di una compravendita immobiliare e sulla sussistenza di un giudicato esterno. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che la valutazione giuridica, anche se errata, non costituisce l'errore di fatto revocatorio, il quale deve essere una pura svista percettiva su un dato processuale.
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Ordinanza inesistente: la Cassazione corregge sé stessa
Una cittadina ricorre in Cassazione per un errore nella liquidazione delle spese legali. La Corte emette un'ordinanza che, per un errore materiale, contiene la motivazione e la decisione di un'altra causa. A seguito del ricorso per revocazione, la Suprema Corte non si limita a correggere l'errore, ma dichiara la precedente ordinanza giuridicamente inesistente, definendola un "simulacro di provvedimento". Successivamente, decide nel merito il ricorso originario, accogliendolo e cassando la sentenza d'appello sul punto delle spese legali per violazione dei minimi tariffari.
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Revocazione ordinanza cassazione: l’errore di fatto
La Cassazione respinge un ricorso per la revocazione di una propria ordinanza, escludendo l'errore di fatto. Il caso riguardava una richiesta di usucapione respinta nei gradi di merito. La Corte chiarisce che la revocazione ordinanza cassazione non può essere usata per ottenere un riesame nel merito o per criticare l'attività interpretativa dei giudici.
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Estinzione del giudizio: no doppio contributo
Una società, dopo aver presentato ricorso per la revocazione di un'ordinanza in materia di ICI, ha rinunciato agli atti del giudizio. Il Comune convenuto ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo un punto fondamentale: in caso di estinzione, non si applica la norma che prevede il pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. Questa sanzione, infatti, è prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione, non per una chiusura consensuale del processo.
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Revocazione sentenza: proposta relatore non è motivo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione sentenza presentato da un Comune. Il motivo del ricorso, un presunto errore di lettura della proposta del relatore, è stato ritenuto infondato, poiché tale proposta è un atto interno, non vincolante e non costituisce un fatto rilevante ai fini della revocazione secondo l'art. 395 c.p.c. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Errore revocatorio: quando è inammissibile il ricorso?
Un gruppo di ex dipendenti ha presentato un ricorso per revocazione contro una sentenza della Cassazione relativa alla cancellazione di uno sconto sulla tariffa energetica. Sostenevano un errore revocatorio, ossia che la Corte avesse trascurato un fatto storico decisivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza riguardava un errore di giudizio (una valutazione errata) e non un errore di fatto (una svista materiale), ribadendo che solo quest'ultimo può giustificare la revocazione di una sentenza.
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Responsabilità precontrattuale: quando si può confidare?
La Corte di Cassazione analizza un caso di presunta responsabilità precontrattuale di una banca. Dei clienti avevano avviato un'operazione immobiliare confidando in un finanziamento, poi concesso per un importo inferiore. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che la valutazione sul "ragionevole affidamento" spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in Cassazione se ben motivata. L'istruttoria in corso da parte della banca non è sufficiente a generare tale affidamento.
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Errore di fatto: quando revocare una sentenza Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13510/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguardava un motociclista che, dopo una prima pronuncia di inammissibilità, sosteneva che la Corte avesse travisato i suoi motivi di ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'errata interpretazione dei motivi d'appello costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto percettivo, e quindi non può giustificare la revocazione della sentenza. Il ricorrente è stato anche condannato per abuso del processo.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
Un'azienda ha chiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto revocatorio riguardo la decorrenza di un termine di decadenza in un caso di fusione societaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non si trattava di un errore percettivo, ma di una valutazione giuridica dei fatti, non sindacabile tramite revocazione.
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Risarcimento contratti a termine: no se non si supera il limite
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per contratti a termine a una dirigente medico del settore pubblico. La decisione si fonda sulla constatazione che la durata complessiva dei contratti non aveva superato il limite legale di 36 mesi, requisito fondamentale per poter configurare un'abusiva reiterazione e, di conseguenza, il diritto al risarcimento. Il ricorso della lavoratrice, assunta a tempo indeterminato in base a una legge poi dichiarata incostituzionale e successivamente licenziata, è stato respinto anche per vizi procedurali, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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