LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 393 Codice Penale — Anno 2025

Pagina 2 di 9

171 provvedimenti

Altri anni per Art. 393 Codice Penale

Atto abnorme GUP: la Cassazione sulla riqualificazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Giudice dell'Udienza Preliminare (G.U.P.) che, dopo aver riqualificato un reato in una fattispecie meno grave, aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero. Tale provvedimento è stato considerato un "atto abnorme GUP" in quanto ha determinato un'indebita regressione del procedimento, creando una situazione di stasi processuale non prevista dalla legge. La Corte ha ribadito che il giudice, pur potendo riqualificare il fatto, deve operare all'interno dei binari procedurali esistenti, senza far retrocedere il processo a una fase anteriore.
Continua »
Tentata estorsione: quando non è esercizio di un diritto
La Corte di Cassazione conferma la condanna per tentata estorsione a carico di due individui che, con violenza e minacce, avevano tentato di costringere un agente immobiliare a restituire una caparra non dovuta. La sentenza chiarisce che non si può parlare di esercizio arbitrario delle proprie ragioni quando il diritto preteso non è legalmente tutelabile e quando chi agisce ha un interesse economico personale distinto da quello del presunto creditore.
Continua »
Ricorso inammissibile: la conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato dalla parte civile contro una sentenza di assoluzione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera riproposizione di questioni di fatto già correttamente valutate nei gradi di merito, senza evidenziare vizi di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di estorsione: quando la vittima è credibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per usura, reato di estorsione e lesioni. La sentenza conferma che la testimonianza della persona offesa, se ritenuta attendibile e corroborata da altri elementi, è sufficiente per una condanna. Viene inoltre chiarito che l'estorsione si considera consumata anche se la consegna del denaro avviene sotto il controllo della polizia, poiché lo stato di costrizione della vittima permane.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso complesso di associazione di tipo mafioso operante nel Nord Italia come 'distaccamento' di un clan calabrese. La sentenza conferma l'esistenza del sodalizio e le condanne per la partecipazione, ma annulla l'aggravante mafiosa per un'estorsione, ravvisando un vizio logico nella motivazione della corte d'appello. Vengono chiariti i criteri per distinguere un'associazione mafiosa autonoma da una delocalizzata e le condizioni per il concorso tra il reato associativo mafioso e quello finalizzato al narcotraffico.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quelli già respinti in appello. La Corte ha confermato la condanna, sottolineando la validità della motivazione della sentenza precedente, basata su registrazioni che superavano le presunte contraddizioni della vittima.
Continua »
Vizio di motivazione: annullata custodia cautelare
Un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione viene annullata dalla Corte di Cassazione a causa di un grave vizio di motivazione. La Corte ha ritenuto che l'identificazione dell'indagato si basasse su elementi puramente congetturali e illogici, come un vago riferimento a un legame di parentela. Sebbene abbia rigettato la tesi difensiva sulla diversa qualificazione del reato, ha accolto il ricorso per la manifesta illogicità delle argomentazioni del Tribunale, rinviando per un nuovo giudizio.
Continua »
Remissione querela: reato estinto e sentenza annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per il reato ex art. 393 c.p. a seguito della remissione di querela presentata dalla persona offesa e accettata dall'imputato durante il giudizio di legittimità. La Corte ha dichiarato il reato estinto, ponendo fine al procedimento e condannando l'imputato al solo pagamento delle spese processuali.
Continua »
Ricorso inammissibile estorsione: la decisione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per estorsione. L'ordinanza conferma la condanna della Corte d'Appello, respingendo le tesi difensive sulla riqualificazione del reato e sull'ammissibilità del ricorso dopo un accordo in appello (art. 599-bis c.p.p.).
Continua »
Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da tre imputati condannati per rapina aggravata. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomenti già respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. È stato ribadito che la Cassazione non può riesaminare i fatti o le prove, ma solo la corretta applicazione della legge, confermando la condanna e il rigetto delle istanze difensive, inclusa quella su una nuova attenuante non sollevata nei gradi di merito.
Continua »
Rapina impropria: furto di ortaggi e violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria a un uomo che, sorpreso a rubare alcuni carciofi, ha aggredito verbalmente l'anziano proprietario del terreno per garantirsi la fuga. La sentenza stabilisce che la violenza usata per assicurarsi l'impunità, anche se non diretta contro il detentore dei beni ma contro chiunque sia presente, integra il più grave reato di rapina e non un semplice furto.
Continua »
Provvedimento abnorme: quando la regressione è lecita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che revocava la fissazione della discussione per integrare il contraddittorio con le parti offese. Non si tratta di un provvedimento abnorme se la regressione del processo è finalizzata a sanare una nullità, come l'omessa citazione della persona offesa, e a consentirle di costituirsi parte civile.
Continua »
Ricorso inammissibile: limiti al giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di tre imputati condannati per tentata estorsione pluriaggravata. La sentenza sottolinea che il ricorso è inammissibile quando mira a una nuova valutazione dei fatti, anziché a denunciare vizi di legittimità, ribadendo che la Corte non è un giudice di terzo grado. Vengono inoltre confermate le decisioni sulla pena e sul bilanciamento delle circostanze, in quanto frutto di una motivazione logica e non arbitraria del giudice di merito.
Continua »
Costituzione di parte civile: quando equivale a querela
Due individui ricorrono in Cassazione contro una condanna per furto, estorsione e altri reati. La Corte dichiara i ricorsi inammissibili, chiarendo un punto fondamentale introdotto dalla Riforma Cartabia: la costituzione di parte civile da parte della vittima è sufficiente a soddisfare il requisito della querela. La sentenza sottolinea che tale atto manifesta in modo inequivocabile la volontà di perseguire penalmente i colpevoli. Gli altri motivi di ricorso sono stati respinti in quanto tentativi di riesaminare il merito dei fatti, non consentiti in sede di legittimità.
Continua »
Ricorso in Cassazione: i limiti del giudizio di merito
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per tentata estorsione. Si ribadisce che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti, ma deve limitarsi a censure sulla legittimità della sentenza impugnata, come la mancanza o manifesta illogicità della motivazione.
Continua »
Estorsione e usura: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per estorsione, usura e lesioni, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La sentenza chiarisce principi fondamentali: il reato di estorsione si considera consumato, e non solo tentato, anche quando la vittima consegna il denaro sotto il controllo della polizia. Inoltre, il reato di usura sussiste anche se il patto per gli interessi illeciti viene stipulato in un momento successivo alla concessione del prestito iniziale. Infine, viene ribadita la responsabilità a titolo di concorso per chi, pur non essendo presente, coordina un'aggressione fisica.
Continua »
Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. I motivi del ricorso, relativi all'uso di una registrazione e alla sussistenza delle minacce per recuperare un credito, sono stati giudicati generici e privi di specificità, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
Continua »
Esercizio arbitrario: la querela tardiva in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La sentenza sottolinea che non si può sollevare per la prima volta in Cassazione la questione della tardività della querela, in quanto richiede un'analisi dei fatti riservata ai giudici di merito. Inoltre, la Corte ribadisce che il presunto comportamento scorretto della vittima non giustifica l'uso della violenza e che la valutazione delle prove non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione della corte d'appello è logica e completa.
Continua »
Tentata estorsione: quando non è esercizio di un diritto
Due individui vengono condannati per tentata estorsione per aver preteso una somma di denaro con minacce, sostenendo di agire per un presunto furto subito. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili, distinguendo nettamente la tentata estorsione dall'esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte sottolinea che, in assenza di prove del diritto vantato e quando la pretesa è sproporzionata, l'uso della minaccia per ottenere un profitto ingiusto configura il reato più grave.
Continua »
Esercizio arbitrario: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto, chiarendo la distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La sentenza sottolinea che per configurare il reato di esercizio arbitrario è indispensabile che la pretesa creditoria sia 'azionabile', ovvero legalmente esigibile in giudizio. Nel caso di specie, il credito era già stato insinuato nel passivo di una società fallita, rendendo la pretesa verso la persona fisica non più azionabile e qualificando quindi la condotta come estorsione.
Continua »