Un uomo, accusato di maltrattamenti contro l'ex convivente, ha impugnato il divieto di avvicinamento. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le dichiarazioni della donna, considerata vittima vulnerabile, raccolte dalla polizia senza registrazione audiovisiva o fonografica, sono inutilizzabili. Inoltre, la Corte ha chiarito che, per i fatti commessi dopo la fine della convivenza (avvenuta nel 2022) e prima della riforma del 2025, non si può applicare retroattivamente il reato di maltrattamenti in famiglia, ma semmai quello di atti persecutori. L'ordinanza è stata annullata con rinvio al Tribunale di Roma per una nuova valutazione.
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