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Art. 391-quater Codice di Procedura Civile

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72 provvedimenti

Revocazione sentenza Cassazione: quando è inammissibile
Un lavoratore ha richiesto la revocazione di una sentenza della Suprema Corte che aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso in materia di contributi previdenziali. La Corte ha rigettato la richiesta, stabilendo che i motivi addotti dal ricorrente non costituivano errori di fatto, bensì errori di giudizio. La decisione sottolinea la netta distinzione tra la percezione errata di un fatto processuale, unico presupposto per la revocazione, e la valutazione errata delle prove o l'interpretazione delle norme, che non giustificano questo rimedio straordinario. Di conseguenza, il ricorso per revocazione della sentenza della Cassazione è stato dichiarato inammissibile.
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Delega di firma: i limiti del giudizio di rinvio
Uno studio professionale ha contestato avvisi di accertamento per una presunta invalidità della delega di firma del funzionario. La Corte di Cassazione, analizzando la decisione del giudice di rinvio, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che nel giudizio di rinvio il giudice è strettamente vincolato al principio di diritto enunciato nella specifica ordinanza di cassazione che ha disposto il rinvio, non potendo considerare altre pronunce. Ha inoltre ribadito che i motivi di ricorso devono essere specifici e le eccezioni sollevate tempestivamente nei gradi di merito.
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Revocazione per errore di fatto: quando è inammissibile
Un cittadino ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, lamentando un errore di fatto nel rigetto della sua domanda di regolarizzazione contributiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza del ricorrente non verteva su un errore di fatto, bensì su un presunto errore di giudizio nell'interpretazione delle prove e delle norme, che non rientra tra i presupposti per la revocazione. Inoltre, l'errore lamentato era irrilevante poiché la decisione originale si fondava su un'altra autonoma motivazione di inammissibilità.
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Revocazione sentenza: errore di fatto o di giudizio?
Una lavoratrice chiede la revocazione di una sentenza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione del suo caso per la regolarizzazione dei contributi previdenziali. La Corte respinge l'istanza, specificando che una valutazione errata delle prove o degli atti processuali costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto, che è l'unico presupposto per una revocazione sentenza. Il ricorso viene quindi dichiarato inammissibile.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20566/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la netta distinzione tra errore di fatto e errore di giudizio. La Corte ha stabilito che un presunto errore del giudice su punti già discussi nel processo o sulla valutazione delle prove costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto idoneo a giustificare la revocazione della decisione.
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Errore di fatto: limiti della revocazione in Cassazione
Una lavoratrice ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione delle prove relative a un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che gli presunti errori su punti già decisi costituiscono errori di giudizio e non il specifico "errore di fatto" richiesto dalla legge per la revocazione.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di fatto ed errore di giudizio. Gli eredi di un lavoratore sostenevano un errore di fatto nella valutazione di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha stabilito che la cattiva valutazione delle prove costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto idoneo a fondare la revocazione.
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Indennità di espropriazione: i criteri di stima
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari terrieri, confermando la correttezza della decisione della Corte d'Appello sulla determinazione dell'indennità di espropriazione. La sentenza sottolinea che la stima deve basarsi su un'analisi equilibrata delle caratteristiche del terreno, del suo inserimento nel tessuto urbanistico e della destinazione delle aree circostanti, come precedentemente indicato dalla stessa Cassazione in una sentenza di rinvio. Le critiche alla consulenza tecnica d'ufficio (C.T.U.) sono state ritenute inammissibili in sede di legittimità.
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Indennità di esproprio: i criteri di valutazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello sulla corretta determinazione dell'indennità di esproprio per alcuni terreni destinati a parcheggio pubblico. La Corte ribadisce che la valutazione deve basarsi su tre criteri congiunti: le caratteristiche del terreno, il suo inserimento nel tessuto urbanistico e la destinazione delle aree circostanti. Le critiche alla consulenza tecnica d'ufficio (CTU) non possono essere motivo di ricorso in Cassazione, in quanto attengono a valutazioni di merito.
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Indennità di esproprio: i criteri di stima corretti
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla corretta determinazione dell'indennità di esproprio per un terreno destinato a parcheggio pubblico. Confermando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che la valutazione deve basarsi su un'analisi congiunta di tre criteri fondamentali: le caratteristiche intrinseche del bene, il suo inserimento nel tessuto urbanistico e la destinazione dei terreni circostanti. La Corte ha rigettato il ricorso dei proprietari, i quali sostenevano una valutazione errata, ribadendo che la stima del consulente tecnico, se recepita dal giudice di merito con motivazione adeguata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Errore di fatto: quando non si può revocare un’ordinanza
Una lavoratrice chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, lamentando un errore di fatto nella valutazione del suo rapporto di lavoro. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la cattiva valutazione delle prove costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto idoneo a fondare la revocazione.
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Concessione amministrativa: estinzione per legge?
Una società, titolare di una concessione amministrativa perpetua per servizi di cremazione dal 1884, si è vista ingiungere da un Comune la cessazione delle attività a seguito di una legge del 2001 che ha qualificato la cremazione come servizio pubblico locale. Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione, ritenendo la concessione estinta per effetto del mutato quadro normativo. La società ha fatto ricorso in Cassazione per eccesso di potere giurisdizionale, sostenendo che i giudici avessero creato una nuova norma retroattiva. Le Sezioni Unite hanno rigettato il ricorso, stabilendo che il Consiglio di Stato ha correttamente esercitato la sua funzione interpretativa della legge, senza invadere la sfera del legislatore. L'interpretazione di una norma, anche se con effetti estintivi su un rapporto, non costituisce eccesso di potere, ma rientra nell'attività giurisdizionale.
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Errore di fatto: quando revocare una sentenza Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13510/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguardava un motociclista che, dopo una prima pronuncia di inammissibilità, sosteneva che la Corte avesse travisato i suoi motivi di ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'errata interpretazione dei motivi d'appello costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto percettivo, e quindi non può giustificare la revocazione della sentenza. Il ricorrente è stato anche condannato per abuso del processo.
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Errore di fatto: i limiti della revocazione in Cassazione
Una parte chiede la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto sulla data di notifica di un atto. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che non si configura un errore di fatto revocatorio quando la circostanza in questione era un punto controverso, già dibattuto tra le parti. La decisione sottolinea i rigidi presupposti per l'ammissione di questo rimedio straordinario.
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Canone aggiuntivo concessioni: la Cassazione decide
Una società energetica ha contestato il canone aggiuntivo imposto da un ente regionale per la prosecuzione dell'esercizio di impianti idroelettrici dopo la scadenza delle concessioni. La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha respinto il ricorso, confermando la piena legittimità del potere regionale di imporre tale corrispettivo. La decisione si fonda sul principio che l'operatore, continuando a utilizzare beni pubblici (le cosiddette 'opere bagnate') e a trarne profitto, deve versare un compenso all'ente pubblico. Il canone aggiuntivo è stato qualificato non come un tributo, ma come una controprestazione per l'uso di beni demaniali, rientrando così nelle competenze regionali in materia di energia.
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Errore di fatto e onere di allegazione: il caso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione. La parte ricorrente sosteneva un errore di fatto del giudice per non aver applicato la sospensione dei termini processuali dovuta al sisma del 2016. La Corte chiarisce che non si tratta di un errore di fatto, poiché la circostanza non era mai stata menzionata negli atti del giudizio precedente, gravando sulla parte l'onere di allegazione.
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Canone aggiuntivo: legittima la richiesta regionale
Una società energetica ha contestato la legittimità e il metodo di calcolo di un canone aggiuntivo richiesto da un ente regionale per la prosecuzione temporanea di una concessione idroelettrica scaduta. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha respinto il ricorso, confermando che l'imposizione del canone aggiuntivo rientra nei poteri della Regione. La Corte ha inoltre stabilito che il giudice amministrativo non può sostituire la propria valutazione a quella della Pubblica Amministrazione, ma deve limitarsi a un controllo di legittimità, verificando che la scelta non sia palesemente irragionevole o arbitraria, anche se fossero possibili soluzioni alternative.
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Improcedibilità del ricorso: errore e deposito tardivo
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso presentato da una società di costruzioni contro diverse amministrazioni pubbliche e un istituto bancario. La causa principale risiede nel mancato deposito della relata di notifica della sentenza impugnata entro il termine perentorio di 20 giorni. La Corte ha stabilito che un errore materiale sulla data di notifica indicato nel ricorso e la sua successiva correzione non possono sanare il vizio di improcedibilità, confermando la rigidità dei termini processuali.
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Scorrimento graduatoria: quando è un diritto? Cass.
Due dipendenti pubbliche, risultate idonee in una selezione per progressione di carriera, hanno richiesto l'assunzione tramite scorrimento graduatoria per posti resisi vacanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, stabilendo che la mera idoneità e l'intenzione dell'amministrazione di coprire i posti non sono sufficienti a creare un diritto all'assunzione. Lo scorrimento graduatoria, equiparato a una nuova assunzione, necessita sempre di una specifica e formale autorizzazione.
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Scorrimento graduatoria: nessun diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di dipendenti pubblici che chiedevano l'inquadramento in un'area superiore tramite lo scorrimento della graduatoria. La Corte ha stabilito che, in assenza di una completa autorizzazione governativa per tutti i posti banditi e a causa di una modifica normativa successiva (ius superveniens), i candidati idonei non avevano maturato un diritto quesito all'assunzione, rendendo legittimo il diniego dell'Amministrazione.
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