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Art. 385 Codice Penale

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2848 provvedimenti

Evasione e fuga: niente particolare tenuità del fatto se si scappa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione che richiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che la fuga repentina alla vista delle forze dell'ordine e la presentazione di giustificazioni inverosimili dimostrano un'elevata intensità del dolo. Tali elementi impediscono l'applicazione della causa di non punibilità prevista dall'articolo 131-bis del codice penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Il caso esamina la condotta di un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari che si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione domiciliare. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza percorsa o i motivi personali che hanno spinto il soggetto a violare la misura cautelare. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Stato di necessità putativo: niente scuse per l’evasione
Il Detenuto, sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, si allontanava dalla propria abitazione senza autorizzazione. Per giustificare l'allontanamento, la difesa invocava lo stato di necessità putativo, sostenendo che l'uomo avesse accusato un improvviso e grave malore fisico. Tuttavia, i giudici di merito escludevano tale tesi, evidenziando che il soggetto non aveva effettuato alcuna chiamata telefonica ai servizi di pronto soccorso per chiedere aiuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Detenuto, confermando che la versione del malore era del tutto inverosimile e priva di riscontri logici. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il solo allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, indipendentemente dalla durata dell'assenza, dalla distanza percorsa o dai motivi personali del soggetto. È stata inoltre esclusa l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la scusa della sordità non salva il condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato si era giustificato sostenendo di non aver sentito il campanello a causa della propria sordità. Tuttavia, le forze dell'ordine avevano accertato il corretto funzionamento del campanello, suonandolo ripetutamente per un tempo congruo. La Suprema Corte ha stabilito che l'accertamento del reato di evasione non richiede modalità rigide o predeterminate. Di conseguenza, la valutazione del giudice di merito, basata sulla prova del funzionamento del campanello e sulla non credibilità della sordità, è insindacabile se logicamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: l’amore paterno non cancella la condanna
Un genitore sottoposto a misura restrittiva si è allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione per incontrare il figlio. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha sostenuto che il diritto di visita del minore costituisse una causa di giustificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il diritto di vedere il proprio figlio non giustifica in alcun modo l'allontanamento arbitrario. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione e delle modalità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione dai domiciliari: l’illusione della fuga costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dai domiciliari. Il ricorrente contestava l'accertamento del dolo nell'allontanamento dalla propria abitazione e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte d'Appello ha fornito una motivazione logica e coerente sulla gravità della condotta e sull'intensità del dolo, elementi che precludono benefici sanzionatori. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la recidiva cancella la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la presenza dell'elemento soggettivo, ritenendo irrilevanti le giustificazioni fornite. Inoltre, la Cassazione ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa dell'abitualità del comportamento, dimostrata da due precedenti condanne definitive per lo stesso reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: farmaci per la moglie non evitano la condanna
Un uomo, agli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione per procurare dei farmaci alla moglie malata. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha invocato lo stato di necessità, sostenendo che l'allontanamento fosse indispensabile per la salute della coniuge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che la moglie era già assistita da altri familiari e che esistevano soluzioni alternative e lecite per reperire i medicinali, escludendo così il requisito dell'inevitabilità del pericolo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di evasione, escludendo anche la prevalenza delle attenuanti generiche a causa della recidiva e della pericolosità sociale del soggetto.
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Evasione e attenuanti generiche: no allo sconto di pena
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche nella loro massima estensione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Corte d'appello ha motivato correttamente il diniego, basandosi sulla gravità del fatto e sulla personalità negativa del soggetto. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: pochi minuti fuori casa costano 3.000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio, dove si trovava agli arresti domiciliari. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata, dalla distanza percorsa o dai motivi del gesto. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e della consapevolezza del soggetto, già gravato da precedenti recenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: la deviazione costa cara
Il caso riguarda un soggetto sottoposto a misura restrittiva che, autorizzato ad allontanarsi temporaneamente dal proprio domicilio per raggiungere una meta stabilita, ha accumulato un ritardo percorrendo una strada in direzione opposta rispetto alla destinazione. La Corte d'Appello ha ritenuto tale condotta non un semplice errore di percorso, ma una consapevole violazione dei limiti imposti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito. Di conseguenza, la condotta configura il reato di evasione dagli arresti domiciliari per via del dolo evidente nel percorso contrario. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: condanna ferma per chi evade
Il caso riguarda un uomo condannato per i reati di evasione e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la propria responsabilità, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata applicazione di una causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che le contestazioni sulla responsabilità erano generiche e che il diniego delle attenuanti era giustificato dai precedenti penali del soggetto. Inoltre, la richiesta sulla causa di non punibilità non poteva essere proposta per la prima volta in Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: bastano 10 minuti fuori casa per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio, rimanendo in strada per circa dieci minuti insieme a un minore. La difesa aveva sostenuto una versione dei fatti ritenuta non credibile dai giudici. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale, escludendo la concessione delle circostanze attenuanti generiche a causa dell'inconsistenza delle motivazioni addotte per l'allontanamento. È stata inoltre confermata la recidiva, giustificata dai numerosi precedenti penali per lo stesso reato e dalla spiccata pericolosità sociale del soggetto, che ha mostrato una condotta spregiudicata nel violare le prescrizioni imposte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Esclusione della recidiva: la Cassazione annulla la pena
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha impugnato la sentenza d'appello lamentando la mancata valutazione della richiesta di esclusione della recidiva, giustificata dal lungo tempo trascorso dall'ultimo precedente e dall'occasionalità del fatto. La Corte di Cassazione ha accolto questo motivo, rilevando che i giudici di secondo grado hanno totalmente omesso di motivare sulla richiesta di esclusione della recidiva. Al contrario, ha ritenuto corretto il diniego delle attenuanti generiche, non essendoci elementi positivi valutabili oltre alle disagiate condizioni di vita. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla recidiva, rinviando il caso per un nuovo giudizio sulla pena, mentre ha dichiarato definitiva la responsabilità penale per l'evasione.
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Delitto di evasione: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello di Cagliari, che lo aveva condannato per il delitto di evasione. L'imputato ha proposto un unico motivo di ricorso basato su questioni di fatto e di merito, che non possono essere esaminate in sede di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito la responsabilità penale dell'uomo, confermando che il ricorso era manifestamente infondato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la sosta al distributore costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto ammesso al lavoro esterno, sorpreso in un distributore di benzina durante l'orario lavorativo. Il distributore si trovava a circa cinquecento metri dal posto di lavoro e fuori dal percorso autorizzato tra l'abitazione e l'ufficio. La Suprema Corte ha confermato la configurabilità del reato di evasione, respingendo la tesi difensiva secondo cui la minima distanza escludesse il reato. Inoltre, i giudici hanno escluso l'applicazione della causa di non punibilità della costituzione spontanea, poiché il soggetto è stato rintracciato dalle forze dell'ordine e non si è consegnato di sua iniziativa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la difesa insiste ma la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e la mancata applicazione dell'esimente della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato la genericità dei motivi di ricorso, in quanto riproduttivi di censure già correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
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Trattamento sanzionatorio in Cassazione: sconti di pena negati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. L'imputato contestava il trattamento sanzionatorio in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento di circostanze attenuanti e l'applicazione della recidiva reiterata. La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della pena spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un soggetto condannato per il reato di evasione. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata esclusione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione, né presentare motivi che non si confrontano direttamente con la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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