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Art. 385 Codice Penale — Anno 2023

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840 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Pena concordata e poi impugnata: ricorso inammissibile
Un imputato, condannato per evasione, presenta ricorso in Cassazione lamentando la pena ricevuta. Tuttavia, la stessa pena era stata precedentemente concordata da lui stesso in un accordo processuale. La Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione, affermando che non è possibile contestare una sanzione alla quale si è già prestato il proprio consenso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ulteriore somma a titolo di sanzione.
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Reato di Evasione: Campanello Rotto non Annulla la Condanna
Un uomo agli arresti domiciliari viene condannato per il reato di evasione perché assente durante un controllo delle forze dell'ordine. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che gli agenti non avessero verificato il funzionamento del citofono e chiedendo l'applicazione della non punibilità per la lieve entità del fatto. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la questione del citofono è una valutazione di fatto, non discutibile in sede di legittimità. La condanna per il reato di evasione diventa così definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali.
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Particolare Tenuità del Fatto: Negata per Evasione e Amicizie
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione di un uomo sorpreso a colloquio con un pregiudicato fuori dalla sua abitazione, dove era agli arresti domiciliari. I giudici hanno respinto la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa su due elementi chiave: la frequentazione di persone con precedenti penali e l'esistenza di un precedente specifico a carico dell'imputato. Questi fattori, secondo la Corte, dimostrano un'intensità del dolo e una gravità della condotta che impediscono di considerare il fatto come lieve, rendendo impossibile l'applicazione del beneficio della particolare tenuità del fatto.
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Evasione: condanna definitiva per inammissibilità del ricorso
Un uomo, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, presenta ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito per necessità e senza dolo. La Suprema Corte, tuttavia, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno ritenuto i motivi presentati troppo generici e volti a ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e tossicodipendenza: la dipendenza non cancella il reato
Un uomo condannato per evasione ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua dipendenza da alcol e droghe dovesse escludere la sua colpevolezza. La Corte ha respinto la tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: la condizione di dipendenza non è una giustificazione valida per il reato. La relazione tra evasione e tossicodipendenza non elimina la responsabilità penale. Di conseguenza, la condanna dell'uomo è diventata definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione economica.
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Evasione dagli arresti domiciliari: la scusa non regge in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione dagli arresti domiciliari di un uomo. L'imputato aveva tentato di giustificare la sua assenza invocando uno 'stato di necessità' e chiedendo l'applicazione della 'particolare tenuità del fatto'. I giudici hanno respinto entrambe le argomentazioni. Hanno ritenuto insussistente lo stato di necessità e hanno escluso la tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali specifici dell'uomo, che dimostravano un'abitualità nel commettere reati. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: appello ritirato, condanna ok
Una persona, già condannata per furto pluriaggravato ed evasione, presenta appello alla Corte di Cassazione. Successivamente, però, decide di ritirare l'impugnazione. La Corte Suprema, prendendo atto della volontà dell'imputata, dichiara il ricorso inammissibile. La conseguenza diretta di questa scelta è che la condanna precedente diventa definitiva. Inoltre, la rinuncia al ricorso per cassazione comporta per l'imputata la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma aggiuntiva a favore della Cassa delle ammende, quantificata in 500 euro.
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Furto aggravato in edificio pubblico: condanna valida, ricorso respinto
Un uomo è stato condannato per aver tentato un furto all'interno di una residenza universitaria, danneggiando beni e forzando le porte. La sua difesa ha contestato la validità dell'accusa, sostenendo che l'aggravante del luogo non fosse stata formalmente citata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: per contestare il furto aggravato in edificio pubblico è sufficiente descrivere chiaramente i fatti nel capo di imputazione, anche senza indicare il numero esatto dell'articolo di legge. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Evasione: niente particolare tenuità del fatto con dolo e precedenti
La Cassazione ha confermato la condanna per evasione di un imputato, negando l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La richiesta è stata respinta a causa dell'intensità del dolo, dimostrata dalle modalità dell'azione, e dei numerosi precedenti penali a carico della persona. Secondo i giudici, questi elementi sono sufficienti per escludere la lieve entità del reato, rendendo la condotta non meritevole del beneficio della non punibilità. L'imputato ha quindi perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di Evasione: Condanna Anche per una Breve Uscita
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dal luogo di detenzione. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: per questo tipo di reato, sono irrilevanti sia i motivi che hanno spinto la persona ad allontanarsi, sia la durata dell'assenza. La condotta penalmente rilevante si realizza con la semplice violazione consapevole del divieto di lasciare il luogo di detenzione (dolo generico), senza che sia necessaria l'intenzione di sottrarsi definitivamente alla misura. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile e l'imputato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Breve evasione, ma niente sconto di pena: ecco perché
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle attenuanti generiche per evasione a un imputato. I giudici hanno stabilito che, per negare uno sconto di pena, è sufficiente basarsi sui precedenti penali e su una valutazione negativa della personalità del soggetto, che indica un'alta probabilità di commettere altri reati. La Corte ha inoltre ribadito un principio fondamentale: la durata dell'allontanamento è irrilevante per la configurazione del reato di evasione. Anche un'assenza breve costituisce reato. L'appello dell'imputato è stato quindi respinto e la sua condanna confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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Violazione arresti domiciliari: va al lavoro invece che a scuola
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione arresti domiciliari a carico di una persona. Quest'ultima aveva ottenuto un permesso per allontanarsi da casa al solo fine di prelevare la figlia da scuola. Tuttavia, le forze dell'ordine hanno accertato che si era recata in un negozio, dove lavorava in precedenza, per servire dei clienti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'autorizzazione era strettamente limitata allo scopo concesso. Il tentativo di rimettere in discussione i fatti è stato respinto, poiché non consentito nel giudizio di legittimità. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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Concordato in Appello: Accordo Fatto, Ricorso Respinto
Un imputato, condannato per furto aggravato ed evasione, aveva raggiunto un accordo con la Procura per una riduzione di pena, noto come 'concordato in appello'. Nonostante l'accordo, ha tentato di impugnare la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, contestando la qualificazione giuridica dei reati. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: chi accetta il concordato in appello rinuncia alla possibilità di contestare i punti oggetto dell'accordo stesso. L'imputato ha quindi perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma di quattromila euro.
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Notifica all’imputato errata ma valida: la Cassazione decide
Un imputato ricorre in Cassazione lamentando la nullità della notifica all'imputato del decreto di citazione per il giudizio d'appello. La notifica, dopo un tentativo fallito presso un vecchio indirizzo, era stata eseguita presso lo studio del suo avvocato difensore. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, sebbene irrituale, la notifica al difensore non impedisce la conoscenza dell'atto. Questo tipo di errore costituisce una 'nullità intermedia', che viene sanata (cioè 'guarita') se la difesa non la eccepisce tempestivamente. Poiché l'avvocato non ha sollevato il problema nelle sue conclusioni scritte, il vizio si è sanato e il motivo di ricorso è diventato infondato.
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Falso certificato e bugia al giudice: condanna per concorso di reati
Un uomo ai domiciliari presenta un certificato medico falso al giudice per ottenere un permesso. La Cassazione conferma la sua condanna per più reati, chiarendo il principio del concorso di reati. La Corte stabilisce che la creazione del documento falso (falso materiale) e la successiva dichiarazione menzognera al giudice (falso ideologico) sono due condotte distinte e autonome. Pertanto, non si applica il principio di specialità che avrebbe assorbito un reato nell'altro. L'imputato viene condannato per entrambi i crimini, poiché ha compiuto due azioni illecite separate.
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Evaso si arrende: pena ridotta anche se la ricerca è già iniziata
Un detenuto, ammesso al lavoro esterno, non rientra in carcere all'orario stabilito ma, poche ore dopo, si presenta spontaneamente alla polizia. I giudici di merito gli negano la riduzione di pena perché le forze dell'ordine avevano già avviato le ricerche. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando un principio fondamentale sulla 'costituzione spontanea dell'evaso'. L'attenuante spetta a chi si consegna volontariamente prima della condanna definitiva, a prescindere dal fatto che le ricerche siano già iniziate. L'unico requisito è la volontarietà della resa. Di conseguenza, la Corte annulla la precedente condanna e riduce la pena all'imputato.
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Errore di calcolo della pena: condanna per evasione ma sconto finale
Una persona condannata per evasione dagli arresti domiciliari ha presentato ricorso in Cassazione. I giudici hanno confermato la sua colpevolezza, ma hanno accolto il motivo relativo a un palese errore di calcolo della pena. Il tribunale precedente aveva dichiarato di voler applicare le attenuanti generiche nella massima misura (riduzione di un terzo), ma nei fatti aveva ridotto la pena solo di un quarto. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'evidente errore aritmetico, ha annullato la sentenza solo su questo punto e ha ricalcolato direttamente la sanzione, riducendola. La condanna per il reato resta quindi valida, ma la pena finale è più bassa.
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Pena errata per evasione? Il ricorso tardivo salva l’imputato
Un imputato, condannato per evasione a una pena di sei mesi, beneficia di un errore procedurale della Procura. Il Procuratore Generale aveva impugnato la sentenza, sostenendo che la pena fosse illegale perché inferiore al minimo di un anno previsto dalla legge. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta senza nemmeno entrare nel merito della questione. La ragione è la semplice constatazione dell'inammissibilità del ricorso per tardività, poiché presentato oltre il termine di 45 giorni. Di conseguenza, la sentenza di condanna a sei mesi, seppur potenzialmente errata, è diventata definitiva.
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Evasione arresti domiciliari: avvisare la Polizia non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione dagli arresti domiciliari di una persona che si era allontanata ripetutamente da casa per partecipare a manifestazioni, pur avendo comunicato preventivamente i suoi spostamenti alle forze dell'ordine. Secondo i giudici, informare la polizia non rende la condotta 'inoffensiva' e non esclude il reato. Il delitto di evasione si perfeziona con la semplice violazione dell'ordine del giudice di rimanere in un luogo prestabilito. L'autorità giudiziaria è l'unica a poter concedere permessi, e la comunicazione alla polizia non sostituisce questa autorizzazione.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condanna Definitiva per Errore
Un individuo, già condannato a otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La sua difesa ha tentato di introdurre un nuovo argomento, cioè la necessità di rivalutare la sua pericolosità sociale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio perché tale questione non era stata sollevata nel precedente grado di giudizio. Di conseguenza, la condanna per la violazione della sorveglianza speciale è diventata definitiva, con l'aggiunta per il condannato del pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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