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Art. 385 Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato di evasione: la consegna spontanea non ammette scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. La difesa chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante per la spontanea consegna. I giudici hanno respinto la prima richiesta a causa dell'abitualità del comportamento dell'imputato. Hanno inoltre negato l'attenuante poiché l'uomo non si è presentato spontaneamente in carcere né si è consegnato alle forze dell'ordine. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Reato di evasione: nessuna scusa evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione, giustificando il gesto con motivi personali. I giudici hanno ribadito che per la punibilità del reato è sufficiente il dolo generico, rendendo del tutto irrilevanti i motivi dell'allontanamento. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato l'applicazione della recidiva reiterata, evidenziando come i precedenti penali dell'uomo dimostrino una persistente pericolosità sociale e una spiccata capacità criminale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: no alla particolare tenuità del fatto
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione dopo essersi allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e della continuazione con altri reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi di ricorso erano generici e infondati, confermando che non vi era alcuna prova di un medesimo disegno criminoso che potesse giustificare l'allontanamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la fuga prolungata costa cara al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per il reato di evasione. Il ricorrente si era allontanato dal luogo di restrizione per quasi due mesi, da metà dicembre al 7 febbraio. La Suprema Corte ha confermato l'applicazione della recidiva, contestata dal ricorrente, evidenziando la sua elevata pericolosità sociale desumibile da cinque precedenti condanne definitive per rapina e dalla lunga durata della fuga. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: l’autodenuncia non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva che la propria autodenuncia avrebbe dovuto far sorgere un ragionevole dubbio sulla colpevolezza, portando all'assoluzione. Lamentava inoltre la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi del ricorso erano del tutto generici e privi di elementi concreti, limitandosi ad affermazioni astratte non verificabili in Cassazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ricorso generico costa caro all’imputato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione emessa dalla Corte d'Appello di Bari. La difesa ha contestato la decisione sollevando dubbi generici sulla colpevolezza e invocando l'applicazione della particolare tenuità del fatto alla luce della Riforma Cartabia, senza però specificarne i presupposti concreti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e assertivi, non consentiti in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la sua responsabilità penale.
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Reato di evasione: la condanna diventa definitiva per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello di Palermo, ma i motivi presentati davanti ai giudici di legittimità sono stati ritenuti del tutto generici e privi di un reale collegamento con la decisione precedente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese del procedimento, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione ribadisce la necessità di formulare contestazioni specifiche e dettagliate quando ci si rivolge alla Cassazione.
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Reato di evasione: il rientro tardivo non evita la condanna
Un uomo, precedentemente condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della massima riduzione di pena per le attenuanti generiche e l'esclusione dell'attenuante del rientro spontaneo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un rientro tardivo presso l'abitazione non dimostra una reale resipiscenza e non giustifica l'applicazione dell'attenuante speciale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la gravità concreta cancella la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta, rilevando che i motivi di ricorso erano generici e manifestamente infondati. La Cassazione ha sottolineato che le modalità concrete del comportamento impediscono di considerare l'illecito come lieve. Inoltre, l'imputato non ha contestato la materialità dell'allontanamento, limitandosi a proporre giustificazioni non dimostrate. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: niente sconti senza un disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. Il ricorrente chiedeva l'applicazione della continuazione tra i reati, sostenendo che l'allontanamento dal proprio domicilio fosse collegato a un unico disegno criminoso preesistente. I giudici di legittimità hanno invece ritenuto i motivi di ricorso del tutto generici e infondati. La Corte ha chiarito che non vi era alcuna prova di un piano unitario prefissato che collegasse l'evasione alle altre condotte contestate. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: nessun perdono se ci sono precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno confermato il diniego di tali benefici: la particolare tenuità è stata esclusa a causa delle concrete modalità della condotta, ritenute futili, mentre le attenuanti generiche sono state negate a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione dagli arresti domiciliari: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di evasione e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato era stato sorpreso fuori dalla propria abitazione al di fuori degli orari consentiti, configurando il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Inoltre, aveva rivolto minacce agli agenti di polizia per impedire un controllo. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo corretta l'esclusione delle circostanze attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del soggetto e della gravità della condotta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Autostop ed evasione: no alla particolare tenuità del fatto
Il Ricorrente, sottoposto a una misura restrittiva, si allontanava dalla propria abitazione per circa un chilometro con l'intenzione di fare l'autostop. I giudici di merito escludevano l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il Ricorrente proponeva ricorso in Cassazione contestando tale decisione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la distanza percorsa e la condotta attiva del fare l'autostop impediscono di considerare l'azione come un'offesa minima. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fuga dai domiciliari: niente attenuanti generiche per l’evaso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. L'uomo, dopo essersi allontanato dal luogo degli arresti domiciliari, era rimasto irreperibile per ben sette mesi. I giudici hanno confermato che una fuga così prolungata dimostra una particolare intensità del dolo, rendendo impossibile qualsiasi riduzione della pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: bastano pochi minuti fuori casa per la condanna
Un uomo sottoposto a misura restrittiva si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione per parlare con un soggetto in affidamento in prova ai servizi sociali. La Corte di Cassazione ha stabilito che anche un allontanamento di breve durata integra pienamente il reato di evasione. I giudici hanno respinto il ricorso del condannato, dichiarandolo inammissibile. La Suprema Corte ha confermato che la brevità del tempo trascorso fuori casa non esclude la punibilità, né è applicabile la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la non occasionalità della condotta del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: negata la particolare tenuità del fatto
Una donna, sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari, si è allontanata dalla propria abitazione per incontrare una coimputata dello stesso reato. Accusata di evasione, ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I giudici hanno chiarito che l'allontanamento dal domicilio non può essere considerato un fatto di minima offensività quando finalizzato a incontrare un complice, poiché tale condotta aggrava il pericolo per le indagini e la giustizia. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: condanna e multa per il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la decisione della Corte d'Appello, richiedendo l'applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno invece ritenuto il ricorso generico e manifestamente infondato. La sentenza impugnata aveva infatti motivato in modo logico e coerente sia la responsabilità penale dell'uomo, sia l'impossibilità di concedere il beneficio richiesto, data l'assenza di elementi positivi idonei a giustificarlo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: stop ai benefici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava la configurabilità del reato e lamentava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, motivo quest'ultimo mai proposto in appello. Con motivi aggiuntivi, chiedeva inoltre l'applicazione del lavoro sostitutivo introdotto dalla riforma Cartabia. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'inammissibilità originaria del ricorso principale preclude l'esame di qualsiasi motivo nuovo, anche se basato su norme sopravvenute più favorevoli. Tali benefici sanzionatori potranno essere richiesti esclusivamente davanti al giudice dell'esecuzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione se la sentenza d'appello è già supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la sua responsabilità penale.
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Evasione dagli arresti domiciliari: un breve incontro costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di evasione. I due individui, sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, si erano allontanati dalle rispettive abitazioni per incontrarsi. La difesa sosteneva la scarsa offensività del gesto a causa del limitato allontanamento temporale e spaziale. La Suprema Corte ha invece confermato la sussistenza del reato, ribadendo che anche un breve allontanamento configura l'evasione dagli arresti domiciliari, specialmente se finalizzato all'incontro tra i due coimputati. I ricorsi sono stati giudicati inammissibili poiché riproponevano questioni di fatto già ampiamente risolte nei gradi precedenti. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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