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Art. 385 Codice Penale — Anno 2022

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619 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Particolare tenuità del fatto: negata a chi fugge dai domiciliari.
Un uomo, sottoposto agli arresti domiciliari con permesso di lavoro, è stato sorpreso a parlare al telefono e con estranei fuori casa e, alla vista della polizia, è fuggito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno evidenziato che la fuga e la sottrazione prolungata al controllo delle forze dell'ordine dimostrano un'elevata intensità del dolo. Di conseguenza, la condotta non può essere considerata di scarso rilievo offensivo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: arresti in ospedale ma seduto in cortile
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari presso una struttura ospedaliera è stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre si trovava seduto su una panchina nel cortile esterno dell'edificio. Accusato del reato di evasione, l'imputato ha presentato ricorso in Cassazione deducendo l'insussistenza del fatto, richiedendo l'applicazione dell'attenuante per il rientro spontaneo e sollevando l'eccezione di prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'uomo, evidenziando che l'allontanamento dal reparto configura il reato di evasione e che il rientro è avvenuto solo dopo il sollecito dei militari, escludendo così l'attenuante. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la fuga durante la rivolta non è mai lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per il reato di evasione. Il soggetto aveva sfruttato i disordini scoppiati nel carcere di Foggia, causati dalle restrizioni sui colloqui durante la pandemia da COVID-19, per fuggire, venendo poi prontamente catturato dalla polizia penitenziaria. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della gravità del contesto in cui è avvenuta la fuga. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché furto ed evasione non si sommano
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento del reato continuato tra un tentativo di furto, commesso pochi giorni prima, e successive evasioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che non vi è continuazione se manca la preventiva deliberazione delle evasioni al momento del furto. L'Imputato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la decisione della Corte di Appello. L'imputato contestava il diniego di un provvedimento favorevole, ma i giudici hanno ritenuto il ricorso generico e infondato. La Suprema Corte ha chiarito che, per negare una misura, il giudice può basarsi esclusivamente su elementi decisivi e rilevanti. Nel caso specifico, la gravità dei fatti legati a due episodi di evasione dai domiciliari e i numerosi precedenti penali allarmanti dell'uomo sono stati ritenuti motivi più che sufficienti per giustificare la decisione. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Reato di evasione: la fuga non è mai di lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. La difesa invocava l'applicazione della causa di non punibilità legata alla costituzione spontanea e il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi. La Suprema Corte ha escluso la particolare tenuità poiché il fatto presentava una gravità non minima e ha confermato l'insussistenza dei presupposti per la scriminante dell'evasione. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: no a scuse o tenuità
L'Imputata, sottoposta alla misura degli arresti domiciliari, si è allontanata dal luogo di detenzione senza alcuna autorizzazione. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse una semplice inosservanza dei provvedimenti dell'autorità e ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'allontanamento integra il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Per la sussistenza del reato è sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza di violare il divieto, a prescindere dai motivi personali. Inoltre, la prolungata assenza e la mancanza di valide giustificazioni escludono la particolare tenuità del fatto. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione dagli arresti domiciliari: basta uscire per la condanna
Un uomo, sottoposto a una misura restrittiva della libertà personale, si è allontanato dal luogo di esecuzione senza la necessaria autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico. Questo significa che basta la consapevolezza e la volontà di lasciare il domicilio senza permesso, a nulla rilevando i motivi personali che hanno spinto il soggetto ad allontanarsi o la mancanza di una volontà di fuggire per sempre. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione: negata la particolare tenuità del fatto per il fuggitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. Il ricorrente chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che la richiesta è infondata. Il giudice di merito ha infatti correttamente escluso il beneficio valutando negativamente la condotta del soggetto, compreso il suo comportamento successivo al reato (post factum). Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: uscire senza permesso costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione dai domiciliari. L'imputato si era allontanato dal luogo di esecuzione della misura cautelare senza la necessaria autorizzazione del giudice. La difesa sosteneva l'assenza di dolo, evidenziando i motivi personali del gesto e la mancanza di una reale volontà di fuggire definitivamente. I giudici di legittimità hanno rigettato la tesi, chiarendo che per l'evasione dai domiciliari è sufficiente il dolo generico. Questo consiste nella semplice e consapevole violazione del divieto di allontanarsi. Di conseguenza, i motivi personali del soggetto e l'assenza di una volontà di fuga definitiva non escludono la responsabilità penale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione dei giudici di secondo grado senza però fornire argomenti specifici o prove concrete a sua difesa. La Suprema Corte ha stabilito che una contestazione generica non è sufficiente per mettere in discussione una sentenza di condanna ben motivata. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: l’urgenza inventata non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la responsabilità penale evidenziando la durata significativa dell'allontanamento, le false dichiarazioni fornite e l'assenza di una reale situazione di urgenza legata alla convivenza con un parente. Inoltre, la gravità della condotta, l'intensità del dolo e i precedenti penali del soggetto precludono qualsiasi riduzione di pena. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione, contestando la propria identificazione e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto, delle attenuanti generiche e l'esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici, manifestamente infondati e ripetitivi di questioni già ampiamente e correttamente risolte nei precedenti gradi di giudizio. L'imputato era stato infatti fermato proprio sul luogo di ritrovamento della refurtiva, confermando la sua identità e la gravità del comportamento, incompatibile con benefici di legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e scuse inverosimili: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo, adducendo circostanze ritenute inverosimili e smentite dalle prove oggettive, e si opponeva all'applicazione della recidiva e al diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e meramente riproduttivi di censure già ampiamente esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la responsabilità penale del ricorrente, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva limitato il suo precedente appello esclusivamente al trattamento sanzionatorio, ossia alla misura della pena. Successivamente, ha tentato di contestare la propria responsabilità penale davanti alla Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile sollevare per la prima volta in Cassazione questioni di merito mai proposte in appello. Inoltre, i motivi di ricorso sono risultati del tutto generici e privi di specifiche contestazioni alla sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione fissa i limiti per la tenuità
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione, contestando la propria responsabilità, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e la contestazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi riproducevano semplicemente le difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno confermato la gravità del comportamento e l'esistenza di precedenti penali che escludono l'occasionalità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Continuazione fra reati: no allo sconto per evasioni ripetute
Il Ricorrente, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, ha impugnato la sentenza d'appello che escludeva la continuazione fra reati per una nuova evasione rispetto a una precedente. La difesa sosteneva che la vicinanza temporale delle condotte e lo stato di detenzione dimostrassero un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice prossimità di tempo e la restrizione domiciliare non bastano a giustificare l'applicazione del reato continuato. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto ed evasione: negata ai recidivi
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa del comportamento abituale del soggetto, dimostrato da due precedenti specifici e ravvicinati e da numerosi altri reati. Questa condotta evidenzia una pericolosità sociale e una ricaduta non occasionale nel reato, giustificando anche l'applicazione della recidiva. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato di evasione: contestare il dolo in Cassazione è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo, sostenendo di non aver voluto evadere. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che questa contestazione non era stata presentata durante il processo di appello, dove la difesa si era limitata a chiedere una riduzione della pena. Poiché non è possibile sollevare per la prima volta in Cassazione questioni non affrontate nel grado precedente, il ricorso è stato respinto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: stile di vita criminale o piano unitario?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per cinque evasioni dagli arresti domiciliari compiute in sei mesi. Il ricorrente sosteneva che i fatti fossero legati da un unico disegno criminoso. I giudici hanno chiarito che la scelta di vita improntata al crimine non equivale a una programmazione unitaria dei singoli reati. Le evasioni sono state giudicate come decisioni autonome ed estemporanee, prive di una pianificazione preventiva. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto della continuazione in sede esecutiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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